L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

A proposito delle Conversazioni con Chomsky 2.0

Riceviamo con richiesta di pubblicazione, cui volentieri acconsentiamo, questo messaggio dal Maestro Emanuele Casale, autore dell'opera Conversazioni con Chomsky 2.0, in risposta alla recensione da noi pubblicata [leggi].

Poiché il Maestro Casale, nella lettera d'accompagnamento, richiede perentoriamente alcune condizioni di pubblicazione, teniamo a precisare che contrariamente a quanto affermato  L'ape musicale non è un blog (spazio in cui uno o più autori pubblicano una sorta di diario virtuale con la possibilità di commento da parte degli utenti e senza una registrazione o la necessità di un direttoreiscritto all'Ordine), bensì una testata giornalistica regolarmente registrata presso il tribunale di Brescia (Registrazione n. 1/2015 del 26/01/2015).

Pertanto L'ape musicale fa rifermento rigoroso alle norme legali e deontologiche indicate dall'Ordine dei Giornalisti [http://www.odg.it/content/etica-le-regole]: pubblichiamo volentieri il punto di vista dell'autore, ma riteniamo che la recensione dell'opera in questione rispetti pienamente il diritto di critica e di espressione sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana (art. 21) e legge professionale 69/1963. Il dovere di pubblicare una rettifica (e la massima evidenza da conferirle) persiste solo nei casi in cui la notizia si rivelasse inesatta, cosa che non può essere riferita al giudizio su uno spettacolo. La scelta di pubblicare lo scritto del Maestro Casale è pertanto determinata unicamente dalla volontà di offrire uno spazio anche al punto di vista dell'autore.

Gentile Roberta Pedrotti, 

Sono lieto che nel suo articolo lei parli assai bene della mia musica. Sul rapporto tra suono e immagine, tuttavia, il suo scritto contiene delle non-verità che mi obbligano a scrivere la presente replica. Lei mi costringe a uscire dal politically correct e a essere polemico, anche per sostenere l’operato del videomaker e del Teatro Comunale di Bologna grazie ai quali l’opera è stata realizzata. 

1. È falso scrivere che si tratta di “teatro”.

Lei descrive Conversazioni con Chomsky come un’opera di “teatro”. Ma non ci sono attori che vi partecipano, nemmeno uno. Non c’è recitazione. Lei ha studiato Drammaturgia, dovrebbe sapere bene che cos’è il teatro. Nelle mie note d’ascolto è chiaramente riportato che il teatro musicale è stato lo spunto di partenza ma il lavoro ha poi preso tutt’altra direzione. Se scrive che “il teatro deve reinventare una sua specifica drammaturgia” non sta parlando di Conversazioni con Chomsky.  

2. È falso che il suono è “subordinato e sottoposto” al video. 

La musica, al contrario, è continuamente attiva e partecipe allo svolgimento delle immagini. La parte musicale di Conversazioni con Chomsky è chiaramente distinguibile rispetto a quella di un film o di qualsiasi altro lavoro in cui la musica è subordinata. Ciò è chiarissimo sin dall’inizio del lavoro. 

3. È falso che il sonoro del video prevalga sulla musica. 

C’è un bilanciamento paritario tra le due parti. Solo per pochissimi istanti a fronte di un’ora di lavoro il volume del video è più alto di quello degli strumenti musicali. Parlare di pochi attimi come se fossero un’ora è inaccettabile, significa storpiare la verità.  

4. È falso parlare di assenza di “spunti di riflessione e stimoli critici”. 

L’opera è interamente costruita su spunti di riflessione. Tutti coloro che a Bologna mi hanno manifestato il loro parere positivo sull’opera hanno trovato spunti di riflessione e solo questo basta a smentirla. Friedman e Chomsky raccontano certe loro idee politiche attraverso la musica, da quelle idee si parte per ragionare su altro. Dato che lei parla di cosa dovrebbe fare un teatro che non esiste, giudichi lei se suscita più spunti di riflessione Conversazioni con Chomsky o il Matrimonio segreto di Cimarosa. Molta gente non conosce il significato della parola “neoliberismo”. Ancora oggi Margaret Thatcher è stimata dalla metà degli Inglesi. Il dibattito sul liberismo è tuttora aperto. Il pubblico può essere colto e allo stesso tempo non conoscere il pensiero di Friedman. 

5. È falso che si è assistito a un “bombardamento di slogan”.

Pochissimi slogan più addensati si trovano soltanto in un brano che dura circa cinque minuti a fronte di un’ora di lavoro. Leggendo il suo articolo si pensa soltanto a slogan che piovono a raffica sull’ascoltatore dall’inizio alla fine dell’opera, ciò è l’esatto contrario della verità. È decisamente falso.

6. È falso che ha lasciato perplessi. 

In quelle due sere diverse persone, tra cui eccellenti musicisti, non erano affatto perplessi ma anzi entusiasti. Lunghi applausi hanno accompagnato la fine del lavoro in entrambe le repliche. Sarebbe corretto dire “mi ha lasciato perplessa” o forse “ha lasciato perplessi alcuni” cosa che potrebbe essere del tutto normale per una nuova opera. Lei non ha alcun diritto di oggettivare le sue personalissime opinioni e di storpiare la verità.

Cordiali saluti

Emanuele Casale

 

La risposta di Roberta Pedrotti

Gentile Maestro,

non avrei avuto problemi a risponderle fin da subito e sono stata io stessa a invitarla, dopo il suo messaggio facebook, a scrivere in redazione se desiderava rispondere ed esporre le sue ragioni: quindi non v'era nessuna necessità di ventilare un'azione legale in caso di mancata pubblicazione entro determinati tempi e secondo le sue indicazioni. Sono sempre disponibile al dialogo, ma in questo caso si tratta semplicemente delle intenzioni e delle idee dell'autore e delle impressioni che il critico ha ricavato dal suo lavoro: punti di vista diversi ed entrambi legittimi, senza verità oggettive da difendere.

1) Lo spettacolo, per quanto dichiaratamente non afferibile a una drammaturgia tradizionale, era comunque inserito in una stagione lirica (e lato sensu di teatro musicale), era rappresentato (o eseguito, o il verbo che ritiene più idoneo) in un teatro. Nel XXI secolo sappiamo bene che i concetti di arti performative e teatrali hanno abbracciato modalità espressive che non sono più quelle delle unità pseudoaristoteliche. Peraltro l'etimo di Teatro è legato proprio all'atto del guardare, dell'osservare, e una partitura così strettamente legata a delle immagini è indubbiamente musica "da guardare" dal vivo.

2) Sicuramente la sua intenzione era quella di non subordinare la musica al video. All'ascolto questa è stata la mia opinione.

3) Sicuramente la sua intenzione era quella di non subordinare la musica al video. All'ascolto questa è stata la mia opinione.

4) Sicuramente la sua intenzione era quella di fornire spunti critici e di riflessione. Io non ne ho ravvisati.

5) Sicuramente la sua intenzione era quella di non bombardare di slogan. Io mi sono sentita bombardata da frammenti di discorsi che facevano esattamente questo effetto.

6) Sicuramente la sua intenzione era quella di non destare perplessità e avrà avuto commenti positivi. Io sono rimasta perplessa (e, confrontandomi con amici e colleghi presenti, non ero nemmeno la sola, anzi, sono stata fra i più benevoli).

Cordialmente

Roberta Pedrotti


 

 

 
 
 

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