L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Affetti e passioni

 di Andrea R. G. Pedrotti

 Fra Mozart e Haydn, Omer Meir Wellber e la violinista Hilary Hahn dipanano lo spettro dei sentimenti umani, cangianti, mutevoli, ricorrenti.

VIENNA 13 novembre 2015 - Vienna è una città che, da sempre, raccoglie turisti da ogni parte del mondo. La città simbolo della cultura mitteleuropea fu fulgido esempio dello sviluppo delle scienze e delle arti e, fra queste ultime, non possiamo scordare quella probabilmente più trascendente: la musica. I visitatori accorrono, perché questo luogo raccoglie, da tempo immemore, i migliori esecutori e compositori viventi. È logico che chi vive quest'arte quotidianamente abbia l'opportunità di formare la propria sensibilità con una competenza fuori dal comune. Alla Wiener Konzerthaus non ci sono molti forestieri, quello dell'elegante sala da concerto che ci ha accolti nella serata di venerdì 13 novembre, è un pubblico di abbonati con il pentagramma scolpito indelebilmente nel proprio acido desossiribonucleico.

Il livello qualitativo della platea era pari a quello degli artisti impegnati: orchestra, violinista e direttore, ovvero l'ottima Camerata Salzburg, Hilary Hahn e Omer Meir Wellber.

Il programma offerto è stato di gran levatura, così come la qualità di tutti gli artisti impegnati, forse stimolati dall'opportunità di esibirsi innanzi a un pubblico tanto competente e preparato. Un filo conduttore a legare le note che andava oltre la nazionalità e l'epoca comune dei compositori (Haydn e Mozart).

Circa un'ora e mezza di musica, bis compreso, che avrebbe potuto prendere titolo dal primo brano eseguito, ossia La Passione, sinfonia in Fa minore n. 49 di Joseph Haydn. Circa venti giorni fa abbiamo avuto la buona sorte di ascoltare a Monaco di Baviera un'opera lirica (Werther, leggi la recensione) i cui temi hanno saputo figurare al meglio il, da noi tanto apprezzato, movimento culturale dello Sturm und Drang. Questa sinfonia ne è bella rappresentazione per i contenuti emotivi intrinsechi. Il trasporto e la passione della partitura vengono ben sublimati dalla Camerata Salzuburg, con i professori impegnati con encomiabile tecnica e concentrazione in tutti e quattro i movimenti. Nell'immaginario generale la sinfonia si vuole scritta il Venerdì Santo e permeata dal patimento della condanna e della fine inevitabile. Il tutto è espresso al meglio dal fraseggio e dalle belle sonorità degli archi. La padronanza dell'atto comunicativo è una dei principali pregi del m° Wellber, il quale può comandare con ineccepibile pertinenza e precisione ragionata, ma mai fredda, il senso di struggimento contenuto nella sinfonia di Haydn. Nel secondo movimento non muta la tonalità (fa minore), ma il ritmo più accelerato e impetuoso conferiscono alla scrittura il giusto proseguimento narrativo. Molto importante, in questa parte, la partecipazione dell'orchestra e la precisione tecnica dei professori, che qui risultano encomiabili. La breve euforia della passione traspare dal passaggio dalla tonalità minore alla maggiore del terzo movimento, per poi tornare al patimento della fine nel minuetto conclusivo, anch'esso in fa maggiore. Il brio della fine, che ha in sé un sottinteso di tragedia in alcuni temi ribattuti dagli archi. Ineccepibili, ancora una volta, Wellber e la Camerata Salzburg in questo passaggio.

Terminata la sinfonia, interviene l'artista solista. Hilary Hahn è eccellente interprete del Concerto per violino n. 5 "Türkish" in la maggiore K 219 di Wolfgang Amadeus Mozart. La scelta del pezzo è ottima, perché funge quasi da “tempo di mezzo” della serata viennese. La violinista statunitense forma eccellente tutt'uno con direttore e orchestra, negli eleganti movimenti dell'archetto sul suo Vuillaume del 1864. Ottima la padronanza di uno strumento, dotato d'una straordinaria ricchezza di armonici in tutta l'estensione del pentagramma. Specialmente le note centrali hanno una pienezza del suono di livello altissimo, così come di altissimo livello è l'abilità dell'artista nel coniugare precisione e passionalità. L'interpretazione è serenità e i passaggi virtuosistici sono affrontati con altissimo magistero esecutivo. Bella anche la gamma di colori e sfumature, regalate dalla Hahn al pubblico della Wiener Konzerthaus. La scelta di un brano che non fosse direttamente collegato allo struggimento funge da ottimo passaggio fra le due sinfonie di Haydn perché figura al meglio tre fasi dell'umano sentire. Oltretutto si è passati da un Presto dell'ultimo movimento di Haydn, all'Allegro aperto del primo di Mozart, per avere un'ulteriore discesa in un sentimento riflessivo con il bell'adagio successivo, sino al minuetto conclusivo, il quale ci conduce a una chiusura, che si lega alla perfezione al terzo e ultimo brano. Questo legame ci appare ancor più efficace se intervallato da uno splendido bis (con il m° Wellber ad ascoltare la Hahn a un lato del palco), eseguito con la medesima perizia di ciò che lo aveva preceduto. Straordinario anche l'accompagnamento orchestrale, di pari livello musicale a quello espresso dalla violinista, per puntualità, rigore ed espressione.

Dopo una breve pausa negli elegantissimi spazi della Wiener Konzerthaus, assistiamo al brano conclusivo: la Sinfonia n. 103 in mi bemolle maggiore “Mit dem Paukenwirbel” (col rullo di timpani), o Sinfonia n. 8 di Londra. È conclusione ideale e ci riporta in un clima semantico più lieto e vitale. Il direttore si avvicina al podio con un cenno al timpanista, che esegue impeccabilemente il rullo prescritto dal compositore. Tonalità principalmente maggiore, tranne l'Allegretto del secondo movimento in do minore, che ci guida dallo struggimento al senso della vita, grazie alla sequenza che va dall'allegro con spirito iniziale, sino sino alla medesima indicazione, indicata per il finale. Bellissima la conclusione che regala quel clima di leggera sospensione, capace di chiamare l'applauso del pubblico. Ancora una volta si evidenzia l'abilità di Omer Meir Wellber nel gestire le sezioni orchestrali, unite in amalgama encomiabile. Eccellente l'unisono e la pasta del suono degli archi, che si fa espressione di straordinario fraseggio.

Al termine meritato trionfo per tutti, violinista, direttore e professori d'orchestra.

I nostri complimenti vanno anche alla cortese organizzazione dimostrata dai responsabili della Wiener Konzerthaus, capaci di rasentare la perfezione nell'unire precisione e squisita gentilezza.