L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Tra il bianco e il nero spunta il rosso

di Michele Olivieri

L’emergenza sanitaria ancora in atto ci ha imposto un nuovo comportamento. Per il momento on si può andare a teatro ma questo non significa sospendere ogni attività e non coltivare più gli interessi, bisogna solo fruirne in maniera differente. Grazie al web e alla televisione importanti proposte arrivano direttamente a casa dando una mano alla cultura. Sulle pagine Facebook e Youtube di Polunin in onore del “World Ballet Day 2020” è stata trasmessa la creazione Rasputin di Yuka Oishi dal Palladium Theatre di Londra.

Può sembrare singolare la scelta della scacchiera come fulcro scenico, ma in effetti Bobby Fischer diceva che “Il gioco degli scacchi è la vita”. Yuka Oishi svolge la drammaturgia coreografica al pari di una partita, come fosse il principio dell’esistenza, quando la creazione -in abbozzo- prende vita è racchiusa in un libro o nei ritagli di un articolo, le pagine sono bianche e l’inchiostro le macchia con un’ombra in agguato, quella della Storia! Rasputin lotta per la vita, per arrivare, è artefice delle sue fortune e sfortune, i danzatori diventano pedine nelle mani di qualcun altro senza mai venir meno al ritmo descrittivo. Le sessantaquattro caselle non sono altro che il mondo in miniatura, la danza qui diventa a tratti contemplativa ed esteticamente meditativa, gli esecutori si muovono liberati con eleganza e raffinato temperamento, lo stile è quello tipico dell’artista giapponese Yuka Oishi, già membro dell’Hamburg Ballet i cui riferimenti a Neumeir sono evidenti, la cui scrittura è intrisa di sincerità, a tratti perfino di candore. Polunin con i suoi slanci di entusiasmo alternati a sottili sfumature e a lievi malinconie è il magma pulsante della sua anima, irrequieta e nobilmente virile, capace di compenetrare quella di Rasputin con convincente trasporto, intensità attoriale di prim’ordine e una naturalezza che lo rende persuasivo. Lo spettacolo, in quasi un’ora di danza, è breve ma denso, alterna la descrizione degli accadimenti, sottolinea le peculiarità che li hanno caratterizzati. E quando il sipario si chiude, la vita finisce, il protagonista della storia rimane per sempre su quella suggestiva scacchiera, cui cui altri vivranno la sua storia, le sue vittorie e le sue sconfitte.

La musica di Kirill Richter è esemplare, ogni accento, ogni timbro, ogni colore e ogni melodia supporta la simbologia nello slancio del potere, la paziente astuzia e quel meraviglioso gioco del teatro che il passato ci restituisce vivido più che mai nella vicenda narrata. Le scene di Otto Bubenick nella loro essenzialità si intersecano con signorilità nel dramma legandosi ai ricercati costumi di Ulyana Sergeenko e alle luci di Konstantin Binkin. Yuka Oishi è apparsa più ordinata del solito e questo viaggio a ritroso nella vita e nel passato di Rasputin, a metà tra il santone guaritore e il manipolatore malvagio, pone in evidenza con rigore teatrale tutta l'influenza (non solo politica) esercitata sugli eventi storici russi e i rappresentanti la famiglia imperiale. Polunin è carezzevole e delinea chiaramente ll’agile alternarsi dei passi, ci restituisce l’enigmatico personaggio, inquietante e misterioso,; la sua rassicurante presenza fa da raccordo e da collante con gli altri interpreti, che, a turno, si affacciano in scena. La zarina Alexandra Federovna, lo zarevic Aleksej, il principe Felix Yusupov, lo zar Nicola II, rispettivamente impersonati dall’atletica Elena Ilinykh, dal giovanissimo e promettente Dore Kalenic, dall’intenso e tenebroso Johan Kobborg, dal primo ballerino Alexey Lyubimov, regale al di là del ruolo. La danza è ben presente ed è la vera protagonista con la sua capacità di equilibrio e di traslazione del corpo da un equilibrio a un altro (non solo metaforico) dimostrando ancora una volta che tale capacità fondamentale nel ballerino la si può ottenere solamente attraverso uno studio raffinato e corretto, alimentato e nutrito dall’allenamento nonché dall’allineamento. La coreografa, i tecnici, i professionisti e addetti scenici, gli esecutori (Polunin in testa) hanno mostrato equilibrio e misura: questa è la chiave di volta dello spettacolo sul corpo danzante, cioè il raggiungimento e la conoscenza di ciò che si sta ballando (e il perché). La tecnica accademica con la giusta trasformazione ed evoluzione stilistica dell’arte del balletto giunge a ritmo serrato nella notte d’inverno del 1916 in quel di San Pietroburgo, la scena è notturna e il buio avvolge i palazzi, nel luogo in cui Rasputin viene assassinato fra significativi dettagli venati di colore rosso simbolo di sangue. Nelle ultime battute si risvegliano i fantasmi con i loro misteri ormai sepolti. Uno spettacolo da vedere, che ritrova il lusso dell’essenza.

 


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