L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Un cadeau per entrare nel 2021

di Michele Olivieri

L’emergenza sanitaria ancora in atto ci ha imposto un nuovo comportamento. Non si può andare a teatro ma questo non significa sospendere ogni attività e non coltivare più gli interessi, per ora bisogna solo fruirne in maniera differente. Grazie al web e alla televisione importanti proposte arrivano direttamente a casa dando una mano alla cultura. Sulle pagine Facebook e Youtube del Théâtre du Capitole de Toulouse è stata trasmessa la serata di gala Dans les pas de Nureyev diretto da Kader Belarbi.

TOULOUSE – Nureyev trascina la bellezza della danza attraverso il mezzo televisivo, fornendo così un servizio alla nobile arte che si rende importante perché appartiene a quel mondo classico, coronato dal fondamento della civiltà e della cultura, capace di donare al grande pubblico una cultura di tipo umanistico, basata essenzialmente sullo studio puro della coreutica per estensione perfetta. Così risulta eccellente modello di genere, di gusto, di maniera, che forma e salvaguardia una consuetudine artistica basata sulle migliori norme del balletto, godendo di quella purezza di linee che malgrado il passare del tempo permangono moderne, nonostante i cambiamenti e le stravaganze della moda, riuscendo a essere sostenitrice di una fedeltà alle regole e ai modelli che qualificano la danza in senso stretto quale espressione raffinata, fiorendo su codici estetici immutabili nel tempo e nello spazio, perché congeniti alla storia, senza voler unire ciò che attualmente non è più distinguibile per troppa auto glorificazione. Tutta questa bellezza vista da Toulouse la dobbiamo a Kader Belarbi, direttore del Corpo di Ballo del Théâtre du Capitole, ed eccezionalmente alla supervisione di due nomi leggendari quali Monique Loudières e Charles Jude, già ballerini étoiles de l’Opéra di Parigi, per gentile concessione della Fondazione Rudolf Nureyev.

Il programma, eseguito ben appunto dal Ballet du Capitole con maître Stéphane Dalle, oltre a risultare quale encomiabile legame tra il teatro e lo spettatore da casa, è un omaggio al tartaro voltante che ci lasciava il 6 gennaio del 1993. Sono trascorsi quasi trent’anni e l’istituzione francese ha voluto rendere tributo al sublime artista portando sul proprio palcoscenico un’antologia tratta dal suo repertorio. Ha offerto inoltre l’opportunità a étoile, primi ballerini, solisti e Corpo di Ballo di confrontarsi e misurarsi con una tecnica di notevole difficoltà nonché con virtuosismi supportati da uno stile sofisticato ed elegante, su cui capeggiano gli entusiasmanti fouetté con piroette doppie alternate alle singole, ai salti possenti ed infiniti giri con le ruote di tour en l’air, e per tutti un irreprensibile equilibrio. Cinque brillanti variazioni che sono veri monumenti del balletto novecentesco. Scenografie essenziali nella loro identità lussuosa, luci in campo lungo e abili inquadrature video: tutti i gusti sono stati accontentati, solide conferme e interessanti scoperte esecutive. A partire da Raymonda nel classico grand pas del III atto sulla musica di Alexandre Glazounov con la coppia formata dall’étoile Natalia de Froberville e dall’étoile Davit Galstyan con la demi-soliste Tiphaine Prévost, ai quali  è toccato rompere il ghiaccio sostenuti da invidiabile sicurezza, accompagnati dai danzatori Kayo Nakazato, Marie Varlet, Kaho Kato, Philippe Solano, Matteo Manzoni, Simon Catonnet, Baptiste Claudon, Rafael Fernández Ramos, Alexandre De Oliveira Ferreira, Sofia Caminiti, Saki Isonaga, Kayo Nakazato, Solène Monnereau, Lian Sánchez Castro, Penelope Scarian, Joana Torello, Eneko Amoros Zaragoza, Martin Arroyos, Amaury Barreras Lapinet. A seguire l’intramontabile e romantico pas de deux dalla scena del balcone del primo atto di Romeo e Giulietta interpretato dalla solista Alexandra Surodeeva e dal solista Rouslan Savdenov, capaci di restituire quella tecnica sopraffina che fa rivivere il pathos degli amanti veronesi con i costumi di Ezio Frigerio e Mauro Pagano. Una serata ben legata da un “fil rouge” che ha contribuito a valorizzare al meglio i ballerini, riservando così al momento centrale del Gala la vigorosa coppia nel pas de deux della Bella Addormentata dal III atto con i costumi di Franca Squarciapino per la demi-soliste Tiphaine Prévost e il solista Philippe Solano, idonei nel far rivivere quella apoteosi che vide in scena per la prima volta tale coreografia nureyeviana a cura del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano, il 22 settembre del 1966. Immancabile la Cenerentola nel pas de deux dal II atto, creata da Nureyev per il Balletto dell’Opéra di Parigi il 25 ottobre del 1986 al Palais Garnier, evidenziata dalla musica di Sergej Prokof'ev e dai costumi di Hanae Mori, conquistando una esecuzione rigorosa da parte di Solène Monnereau e Timofiy Bykovets. A chiudere la serata Il lago dei cigni con il pas de trois del cigno nero, dal III atto, sul capolavoro monumentale di Pëtr Il’ič Čajkovskij: nei ruoli principali (con florida intesa e affiatamento) Natalia de Froberville e Rouslan Savdenov insieme a Simon Catonnet.

Come sottolinea con gratitudine e riconoscenza il Maestro Charles Jude nel libretto di sala “(...) le regole e i principi appresi da Nureyev, a mia volta cerco di trasmetterli agli allievi e ai danzatori dell’oggi. Rudolf è nella mia mente ogni volta che correggo un ballerino. Sento ancora la sua voce, probabilmente anche lui sentiva tuttavia le parole del suo insegnante mentre correggeva noi”. Ciò a significare l’importanza del tramandare attraverso il patrimonio della tradizione in un rinnovo continuo: dal latino ‘tradere’ vuol dire ‘consegnare’, e questo è ciò che conta nell’atto di donare alle nuove generazioni quanto imparato e allo stesso tempo salvaguardato. La libertà artistica individuale si esprime nella volontà di ritagliare dettagli tramite i quali ricondursi allespressività più consona, affinché sopravviva un senso di nostalgia per ciò da cui siamo partiti, ognuno con la propria storia e il proprio vissuto. Tutti noi rimaniamo incantati davanti a un’opera d’arte, ma pochi sono in grado di comprendere che spesso, dietro a queste splendide coreografie, si cela una continua ricerca e un permanente studio da parte dell’artista che li ha creati. E Nureyev attraverso i suoi pezzi ci racconta ancora oggi le emozioni di una vita vissuta in funzione dell’arte e passate poi a numerosi ballerini. Il suo talento non si fermò mai, il suo estro fu rivoluzionario e lo portò a innovazioni richiamando grandi folle al suo cospetto. Il valore di questa serata vista in streaming è quello di far scoprire la voglia di avvicinare alla danza anche i più giovani e quella fetta di pubblico abituata ad altri lidi, sperando che la dirigenza televisiva ne tragga esempio e nutrimento sempre in maggior misura, in un periodo storico in cui il digitale ha preso il sopravvento, tali iniziative hanno lo scopo non solo di stimolare la fantasia e di allargare gli orizzonti, ma anche di reintegrare l’artista ‘artigiano’ come figura professionale di totale pregio, nonché di estremo rispetto. “Quelle légèreté! Quelle grâce... dans chacun des pas!”

 


 

 

 
 
 

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