L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

 

 

 

 

Giovanna Casolla

Diecimila anni alla nostra principessa!

 di Giovanni Andrea Sechi

Il titolo incompiuto di Puccini (abbinato al finale di Franco Alfano) chiude la stagione lirica 2016/2017 del Teatro Carlo Felice. La presenza di cantanti di spicco nella seconda compagnia garantisce l’esito felice dello spettacolo: su tutti si distinguono Giovanna Casolla nella parte eponima, Maria Teresa Leva in quella di Liù. Resiste al tempo l’allestimento firmato da Giuliano Montaldo.

Leggi la recensione del cast alternativo (Fantini, Gamberoni, Park): Genova, Turandot, 21/06/2017

GENOVA, 17 giugno 2017 ‑ Assente dal teatro ligure dalla stagione 2012/2013, Turandot ritorna in scena con l’allestimento, consolidatissimo, di Giuliano Montaldo. Creato nel 1993, questa è la sua quinta ripresa in loco: uno spettacolo di impianto tradizionale che si mantiene funzionale e che, soprattutto, regge allo scorrere del tempo (la ripresa della regia è curata da Fausto Cosentino). Le scene ideate da Luciano Ricceri evocano l’ambientazione orientale con semplicità di mezzi. Campeggia la scena la reggia di Pekino, articolata su tre livelli e in questa sede viene arricchita da proiezioni video che ne aumentano la gradevolezza. Lo spettatore che conservi memoria avrà notato anche qualche novità anche nei bei costumi di Elisabetta Montaldo, nelle coreografie di Giovanni di Cicco e nelle luci di Luciano Novelli.

Ampiamente soddisfacente è la prova dell’Orchestra e del Coro del Teatro Carlo Felice di Genova, cui si aggiunge il Coro di voci bianche, istruito da Gino Tanasini. A guidare il nutrito comparto strumentale e vocale troviamo Giuseppe Acquaviva, direttore artistico del teatro genovese: la sua concertazione è appassionata, energica, e non perde mai di vista la coesione tra buca e palcoscenico. Dispiace che in questa occasione si sia scelto di tagliare l’aria «Del primo pianto» (contrariamente a quanto avvenne nella ripresa dell’aprile 2012, sempre con Giovanna Casolla nei panni di Turandot, link video).

Convincono le voci maschili: in Mario Malagnini (Calaf) si apprezzano l’emissione vocale nitida, il fraseggio curato, una finezza non scontata in una parte così onerosa, e la sicurezza in acuto. La parte del Principe ignoto non sarebbe l’ideale per la sua vocalità (ci si aspetterebbe maggiore spessore vocale, specie quando l’orchestrazione si fa più concitata), tuttavia l’interprete ne esce a testa alta. Presenza vocale notevole è quella di Mihailo Šljivić (Timur), benché l’esecuzione musicale sia talvolta approssimativa. Su tutti si distingue Vincenzo Taormina (Ping): la presenza scenica spiritosa e la vocalità duttile lo rendono un interprete di riferimento in queste parti. Convincente è la prova di Blagoj Nacoski (Pang) e Marcello Nardis (Pong), che completano dignitosamente il terzetto dei buffi. Professionalità e precisione caratterizza le parti di fianco: è un lusso la presenza di un veterano come Max René Cosotti (Altoum); commisurato all’onere della propria parte è l’impegno di Alessio Cacciamanni (Un mandarino).

Maggiori soddisfazioni arrivano dalle voci femminili. Si distingue con merito Maria Teresa Leva (Liù): dotata di volume notevole e di un’ottima gestione del fiato, dispensa senza sforzo belle messe di voce e filati eterei. Talvolta si riscontra qualche suono intubato ma, nel complesso, ciò non inficia una prova degna di lode, che fa sperare in esiti ancor più maturi.

Dulcis in fundo, Giovanna Casolla: è un piacere ritrovarla in un anno così fortunato. Dopo un Don Carlo trionfale (leggi la recensione), una coraggiosa sostituzione all’Opera di Firenze (leggi la recensione), eccola in Turandot e si conferma interprete di assoluto riferimento nella parte del titolo. Non perde d’interesse la sua Principessa: il passare del tempo non scalfisce né la vocalista, né l’interprete. Quando si parla del soprano partenopeo se ne loda la longevità vocale, la scelta oculata del repertorio, ma non si apprezza abbastanza il senso della misura dell’interprete, una dote che, unita al tonnellaggio vocale, rende esemplare la sua Turandot e le vale ancora il meritato tributo del pubblico.