L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Il Barbiere destrutturato

  di Alberto Ponti

Il capolavoro di Rossini chiude il Festival di Primavera 2018 in un'originale versione curata da Francesco Micheli

TORINO, 29 giugno 2018 - Il Barbiere di Siviglia è una delle poche opere su cui si è convinti di sapere tutto, ma proprio tutto. Codificato musicalmente nella memoria nella sua forma quasi immutabile, con passeggere concessioni all'estro di qualche divinità belcantistica, ogni nuova rappresentazione del lavoro finisce di norma per attrarre l'attenzione, come spesso oggi accade, su allestimento, scenografia e regia, dando per scontati i valori del meccanismo drammaturgico ideato dal libretto di Cesare Sterbini, moltiplicati all'infinito dalla geniale scrittura ed inventiva rossiniana.

La versione semiscenica proposta giovedì 28 giugno in chiusura del Festival Rossini e dintorni si è avvalsa della narrazione in palcoscenico di Francesco Micheli, abile nel presentare un'ampia selezione di brani del lavoro inserendoli nel contesto culturale del primo Ottocento, potentemente influenzato da Illuminismo e Rivoluzione Francese ma dominato dalla Restaurazione, in cui il Barbiere vide la luce. Tra citazioni di voci dall'Encyclopedie curate da Diderot (esemplare e curiosa la piccola dissertazione sul 'tutore', impersonato dalla figura di Don Bartolo) e aneddoti sulle raffinate metafore del potere e dell'ordine sociale del tempo, occultate tra le righe del libretto per non dar troppo fastidio all'inevitabile censura dell'epoca, abbiamo apprezzato singoli momenti, avulsi dal continuum narrativo dell'intera opera ma allo stesso tempo proiettati nella loro attualità senza tempo, in un caleidoscopio di scomposizioni e ingrandimenti, dall'ambigua Roma papalina del 1816 all'Italia del 2018, traballante agli esordi di una Terza Repubblica più immaginaria che reale.

Un'operazione certo arbitraria di destrutturazione di una pietra miliare del repertorio, guidata da sensibilità e gusto personali ma in fin dei conti encomiabile, oltre che per il coraggio, per la competenza e la cura del dettaglio messa in campo da tutti i partecipanti e percepita dal pubblico numeroso ed eterogeneo attirato dall'evento. Nei confronti dei parecchi volti nuovi in platea, mescolati agli abituali frequentatori dell'auditorium 'Toscanini', l'augurio, in un periodo di sconsolante deserto culturale rapportato all'industria dell'intrattenimento, è di essersi avvicinati o riavvicinati al mondo unico e intrigante del teatro musicale per la cui sopravvivenza molto giovano anche iniziative come questa.

Guidata per l'occasione da Pietro Mianiti, l'Orchestra Sinfonica Nazionale sfodera un suono morbido e avvolgente, fornendo un'ottima esecuzione per la cantabilità del fraseggio, il controllo delle dinamiche, la chiarezza e la vivacità del timbro, oltre che nella Sinfonia introduttiva, in tutti i passi di maggior concitazione a cominciare dal concertato finale del primo atto "Mi par d'essere con la testa". Una prova generale per il Barbiere che vedrà impegnata a Pesaro la stessa orchestra nel Rossini Opera Festival del prossimo agosto.

I cantanti, tutti allievi dell'Accademia del Teatro alla Scala, sono assai giovani ed evidenziano talvolta inesperienze e acerbità, pur avendo nel complesso potenzialità evidenti. A convincere sono soprattutto il Conte d'Almaviva del cinese tenore Chuan Wang, dotato di voce cristallina, capace di ascendere con leggerezza al registro più acuto, e innata facilità nello stare in scena, insieme con il Don Bartolo di Rocco Cavalluzzi, basso di temperamento esuberante e intonazione precisa, curata nelle sfumature. Più convenzionali, a tratti ingessati in un ruolo che paiono non dominare ancora a 360 gradi, appaiono il Figaro del baritono Paolo Ingrasciotta, gradevole nella linea del canto ma poco graffiante nella sua funzione di motore della vicenda, e l'altro basso Eugenio di Lieto, un Don Basilio di impeccabile spessore attoriale ma spesso soverchiato dagli strumenti. Sul versante femminile Rosina, interpretata da Anna-Doris Capitelli, è un mezzosoprano già maturo, agile anche nelle fioriture più virtuosistiche, destinata a mietere ulteriori successi se saprà limare certe asperità dell'emissione mentre Enkeleda Kamani in veste di Berta colpisce per la sobrietà nella sua aria del secondo atto. Completa il cast il corretto Lasha Sesitashvili, nel duplice ruolo baritonale di Fiorello e di un ufficiale.

Il coro torinese 'Ruggero Maghini' diretto da Claudio Chiavazza si conferma una garanzia in una serata premiata dal caloroso applauso, sovente dopo i singoli numeri, per tutti i protagonisti.

foto Maria Vernetti