L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Canto puro sul golfo

di Irina Sorokina

Lucia di Lammermoor incanta Vladivostok con la direzione di Valeri Gergiev e un cast giovane. Tutte italiane le firme per la messa in scena, con la regia di Andrea De Rosa.

Vladivostok, 12 settembre 2019 - Chi arriva a Vladivostok crede di arrivare alla fine del mondo e ha ragione. In questa città, unica nel suo genere, termina la ferrovia Transiberiana, come testimoniato da un palo. Novemiladuecentoottantadue kilometri dividono Vladivostok da Mosca, non è uno scherzo. Non somiglia per nulla ad una città russa la capitale della Regione del Litorale. Si affaccia al golfo di Pietro il Grande che, senza che nessuno se ne accorga, diventa l’oceano Pacifico. Da qui al Giappone ci sono soltanto 2 ore e mezza di volo.

Non somiglia per nulla a una città russa, ma è molto simile a una grande città portuale dove la maggior parte della gente vive grazie alle attività commerciali legate ai trasporti navali. Molti la chiamano San Francisco della Russia e Vladivostok ha davvero alcune somiglianze con la bellissima città americana. Ma noi vogliamo parlare di opera e balletto e ci aspettiamo una reazione di stupore dal lettore. Un ente lirico sulle rive dell’oceano, nella parte asiatica della Russia?

Ebbene si. Nell’Unione Sovietica vigeva una regola: appena una città raggiungeva un milione di abitanti, costruivano un teatro dell’opera, accademia di balletto e metropolitana. Così anche lungo la Transiberiana sorsero grandi teatri tra cui quello di Novosibirsk, una “creatura”, verrebbe a dire, che non ha uguali al mondo, con una superficie di quarantamila metri quadrati. La magica e magnifica Vladivostok non ha ancora raggiunto un milione di abitanti, ma la Regione del Litorale, ricca di bellezze e risorse naturali, ha pensato a dare la preziosa possibilità alla popolazione locale di ascoltare i capolavori dell’opera lirica e ammirare i più popolari titoli del balletto classico. Nel 2012 si svolse a Vladivostok il ventesimo summit dei leader dei paesi dell’area dell’Oceano Pacifico e nel 2013 sorse sulla riva della baia del Corno d’Oro un magnifico edificio, Teatro dell’Opera e Balletto della Regione del Litorale. La sua architettura prende spunto dal teatro di Goyand-si in Corea e vanta le tecnologie più avanzate che un edificio destinato alle performance musicali possa avere. Tre anni dopo ci mise lo zampino l’instancabile direttore artistico del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo Valery Gergiev e dal 2016 il teatro in questione diventò una filiale della celeberrima istituzione musicale della Venezia del Nord. Oggi vanta un vasto repertorio che va dai tradizionali e amati titoli nazionali quali Evgenij Onegin e Pikovaja Dama di Čajkovskij fino ai capolavori di Giuseppe Verdi e Richard Wagner. Dal 2015 la compagnia d’opera è diretta dal celebre mezzosoprano del Teatro Mariinsky Larissa Diadkova. Si difende benissimo anche la compagnia di balletto capitanata dall’ex solista del Mariinsky Eldar Aliev; i ballettomani più esigenti non saranno delusi assistendo alle sue versioni dello Schiaccianoci e La Corsaire o godendo Il cavallino gobbo dell'emergente coreografo Alexey Ratmansky, attualmente negli Stati Uniti.

E come trascurare la più bella e amata Signora dell’Opera, il melodramma italiano? C’è anche lei, ovviamente, e i “sospiri ardenti” di Lucia ed Edgardo volano sopra la baia del Corno d’Oro. Qualche anno fa una cosa non immaginabile: adesso è realtà.

Lucia di Lammermoor arriva a Vladivostok dal Teatro Mariinsky dove ha debuttato il 29 dicembre 2018 sotto la direzione di Valery Gergiev e con la partecipazione del noto soprano Albina Šagimuratova nel ruolo del titolo. Il titolo donizettiano non è per nulla estraneo al celebre teatro pietroburghese, come qualcuno potrebbe pensare. Nell’epoca sovietica, la cortina di ferro non permise a una splendida Galina Kovaleva di mostrarsi al mondo (ma negli archivi televisivi rimangono alcuni filmati) e nel 2009 l’allestimento proveniente dall’Opera Scozzese fu noleggiato per alcune recite con la star Anna Netrebko. Un anno fa la sposa di Lammermoor ha fatto la sua nuova apparizione sulle rive del Neva e a settembre dell’anno in corso è approdata a Vladivostok per solo poche recite e i giovani solisti hanno fatto davvero impossibile, lavorando, senza esagerazione, come matti, per imparare i difficilissimi ruoli. Il risultato non è stato perfetto, ma sotto alcuni aspetti godibile.

È stata tutta italiana, questa Lucia del Mariinsky: regia di Andrea De Rosa che aveva già lavorato con i complessi del teatro pietroburghese, scenografia di Simone Mannino e costumi di Alessandro Lai. Da questo sodalizio dei rappresentanti del Bel Paese non è uscito un capolavoro purtroppo: la loro Lucia ha fatto parte di una serie infinita degli allestimenti che cambiano l’epoca indicata nel libretto, ma non riescono a tracciare una chiara idea drammaturgica e creano qualcosa di poco definito dalle tinte decisamente grigie e a volte dark. Così questa Lucia, per volontà della squadra italiana trasferita negli anni Trenta del secolo scorso (lo dimostrano i cappotti militari del coro e del povero Edgardo di Ravenswood, creati da Lai, mentre Lucia stranamente indossa un abito bianco simile alla camicia da notte abbinato adì un cappotto nero e un abito nuziale chiuso dietro con dei nastri bianchi simile a una camicia di forza).

Le scene di Simone Mannino non sarebbero state male, ma non hanno avuto un’impronta davvero originale. Nel primo quadro si è vista una foresta con uno schieramento di alberi, nel secondo lo studio di Enrico, piuttosto elegante e generico, nella scena delle nozze una sala qualunque. La scelta della gamma dei colori bianco-nero-grigio ha reso la componente visuale dell’allestimento un tantino povera, se non noiosa. Mannino ha diviso lo spazio scenico in due parti dove sulla parte innalzata (nella forma del merlo tipico degli edifici medievali compreso il Cremlino di Mosca; tra due parti del merlo è inserita una scala) in profondità del palcoscenico si svolgeva l’azione, mentre dal lato sinistro del “merlo” ha fatto la sua apparizione la bara dove durante la cavatina di sortita di Lucia del primo atto veniva adagiato il cadavere della povera madre della giovane e durante l’aria finale di Edgardo il cadavere di Lucia stessa, una trovata (che tale non è) non proprio originale. Hanno ravvivato il grigiore dell’allestimento le luci di Pasquale Mari.

Non proprio originale è apparsa anche la regia di Andrea De Rosa che non ha tentato di aggiungere dei sensi non presenti nell’opera donizettiana. Ha narrato la storia nel modo piuttosto prevedibile, è intervenuto poco e ha disposto i cantanti quasi sempre con il volto verso il pubblico. Qualcuno, forse, ha emesso un sospiro: nel caso di buon canto nulla impediva di ascoltarlo! L’unica cosa davvero strana è stata la decisione di coprire le teste degli artisti del coro oon cappucci e le mani con guanti nel secondo atto. Il pubblico, ascoltando la scena della follia, è stato costretto assistere ai movimenti dei presenti che sporcavano l’abito nuziale di Lucia con sangue (???). Il senso di tale gesto scellerato è rimasto incomprensibile.

Quel che ha reso questa Lucia emozionante, e forse indimenticabile, è stata la partecipazione del giovane soprano Olga Zharikova nel ruolo del titolo. Dotata di fisico slanciato, volto espressivo e capacità di gestire i movimenti scenici, è riuscita a coinvolgere il pubblico nelle tragiche vicende della sposa di Lammermoor. Dapprima ha disegnato Lucia come un essere esageratamente fragile, già per via della follia, una bambola di pezza nelle mani di uomini senza cuore. La voce, pura e connotata da una sfumatura leggermente aspra, ha volato liberamente e man mano ha acquistato la solidità. La cantante di soli 28 anni ha conquistato il pubblico per l’emissione morbida, la linea incantevole del canto, la solida tecnica d’agilità, ma soprattutto l’espressività. Pochissime sbavature non hanno potuto influenzare il risultato brillante della sua prestazione, e la scena della follia giustamente ha suscitato un’ovazione.

Al suo fianco, Alexey Kostyk, nei panni del Sir Edgardo, non ha sfigurato e ha dato il suo meglio, sfoggiando voce gradevole, armoniosa e ben educata. Ha dimostrato un’ottima padronanza dello stile e soprattutto un giusto e vigoroso accento. Simile alla sua Lucia, qualche difetto d’intonazione e un paio di note incerte in “Tu che a Dio spiegasti l’ali” non hanno potuto rovinare una buona impressione.

Un po’ da meno sono stati il baritono e il basso. Vyacheslav Vasil’ev nel ruolo di Enrico ha sfoggiato voce calda e virile, in grado di affascinare l’ascoltatore, ma poco morbida e piuttosto graffiante; l’accento necessita di un ulteriore studio, come la tecnica vocale in generale. L’acuto della cabaletta è risultato piuttosto infelice. Yevgenij Plekhanov nei panni di Raimondo, dotato di un volto interessante e di una figura perfetta, potrebbe coprire i ruoli principali del repertorio di basso: purtroppo, ha cantato nel modo poco incisivo e svelato voce opaca.

Il’ya Astafurov quale Normanno ha rivelato una voce salda e di buono squillo, avrebbe da lavorare sulla morbidezza della linea di canto e precisione musicale. Corretti sono stati Alexey Smirnov e Irina Kolodyazhnaya rispettivamente nelle parti di Arturo ed Alisa.

Un merito speciale va a Valery Gergiev che ha aperto parecchi tagli; sia nelle riprese sia per quanto riguarda l’aria di Raimondo “Deh, t’arrendi, o più sciagure” e il duetto tra Edgardo ed Enrico “Qui del padre ancor s’aggira”. È stata una grande gioia ascoltare questi brani sia a San Pietroburgo sia a Vladivostok. Sul podio Pavel Smelkov ha diretto con grinta e sensibilità l’orchestra del Primorsky stage del Teatro Mariinsky, non senza qualche lieve pecca, come l’esagerata valorizzazione degli ottoni e qualche imprecisione ritmica. Efficiente e partecipe è stato il coro preparato da Larissa Šveykovskaya.

Una volta poteva sembrare strano, se non impossibile, un canto puro sopra le acque della baia del Corno d’Oro, golfo di Pietro il Grande e oceano Pacifico. Ma non lo è più da quanto la città di Vladivostok, San Francisco della Russia, possiede il proprio teatro lirico. Benvenuto il melodramma italiano, benvenuto il belcanto romantico, benvenuta Lucia di Lammermoor.

 


 

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