L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Equilibrio di sonate

 di Anna Costalonga

Alexander Lonquich e Christan Tetzlaff offrono un affascinante percorso dedicato alla forma sonata con un'interpretazione perfettamente equilibrata che entusiasma il pubblico della Pierre Boulez Saal.

BERLINO, 16 novembre 2019 - Alla Pierre Boulez Saal di Berlino si è svolto sabato il concerto di Alexander Lonquich e Christian Tetzlaff, con un programma importante e ricercato a cominciare da una vera perla: la Sonata per violino e pianoforte in la maggiore op.100 di Johannes Brahms.

Qui, l’amabile dell’allegro iniziale, il tranquillo dell’andante e il grazioso dell’allegretto finale sono resi con l’eleganza di una nostalgia accennata, con un pathos equilibrato, con un’interpretazione mai sovraccarica. Sia Tetzlaff che Lonquich scelgono, quindi, una cifra improntata all’equilibrio,nel vero spirito del termine “grazioso”, qui sinonimo di raffinato e non di lezioso. Un’interpretazione squisita, dunque: amabile, senza essere zuccherosa, piena di sentimento, senza essere sentimentale.

La stessa eleganza equilibrata è stata riproposta nel secondo brano, la Sonata per violino e pianoforte op.6 di George Enescu, forse il brano più interessante della serata. Con questa pagina, composta da un Enescu appena diciottenne nel 1899, siamo in un territorio nuovo,  cuspide tra elementi della tradizione popolare, fluire tardoromantico e un’incipiente frammentazione espressionista. È l’incedere del nuovo secolo, delle sue ansie, delle sue paure, di nuove sensibilità che obbligano a ripensare forme e suoni, un altro pianeta, per usare le parole di Le Désert, di Jules Lemaître, musicato da George Enescu nella prima delle Trois mélodies, antecedenti di solo un anno alla sonata op.6:

Si loin des ruisseaux clairs, des champs, des fleurs fragiles,

Et des feuillages frais où murmure le vent,

Que je me crois perdu dans une autre planète

Où, sans que rien se meuve et sans que rien végète,

Seul flambe tristement le monde minéral;

Ed eccoci, lontani dai fiori fragili, lontani dall’idillio della sonata brahmsiana, di fronte ad un paesaggio sonoro dove nella malinconia compiaciuta si insinuano, come novità inquietanti - o come le onde di quel deserto della prima pièce delle Mélodies - le flessuose battute iniziali della sonata op.6, che il duo Tetzlaff e Lonquich delinea senza enfasi, ma con grande intensità e inquietudine.

Senza enfasi, appunto: come una interpretazione dovrebbe essere, una lettura sentita e sensibile che non forza alla semplificazione tramite una effettistica convenzionale. Di questo Tetzlaff e il maestro Lonquich sono stati grandi esempi.

A seguire, la serata sembra concentrarsi sull’evoluzione della forma sonata, come sviluppo di nuove sensibilità con i Quattro pezzi per violino e pianoforte op.7 di Anton Webern. Dai fragili idilli brahmsiani, Lonquich e Tetzlaff ci portano ora con quest’opera ai granelli di sabbia del deserto tratteggiato da Enescu. Ovvero al suono - e alla forma - nella sua essenzialità e frammentazione, interpretato con vigore cristallino. Una scelta sofisticata per un programma già superiore alla media delle offerte musicali della stessa Pierre Boulez Saal.

Fra l’altro, in un concerto dedicato sulla forma sonata, che è esso stesso a forma sonata, non poteva mancare una ripresa. Dopo il viaggio verso il deserto dell’essenzialità, da Brahms a Webern, si ritorna, cioè, alla pienezza del sentire tardo-romantico, con un’altra perla cameristica, la Sonata in La maggiore per violino e pianoforte di César Franck. Qui è il sentimento nel suo fluire, in un pathos che Tetzlaff finalmente può esprimere “ a piene corde” e che Alexander Lonquich interpreta con un tocco raffinato e di grande espressività. 

L’intensità che abbiamo ascoltato nella parte pianistica di questa splendida sonata è certo atmosferica, ma soprattutto è potenza di concetti e di idee, quale sola può trasparire dall’interpretazione meditativa e vigorosa del maestro Alexander Lonquich.  Un vero piacere per l’orecchio della mente.

Un concerto di altissimo livello, sia per il programma scelto sia per l’interpretazione superba. L’equilibrio interpretativo che ha caratterizzato tutta la serata è stato soprattutto equilibrio di un duo affiatatissimo, che suona davvero come un’unica voce ben calibrata.

il pubblico attento e molto generoso della Pierre Boulez Saal ha tributato un’ovazione lunga e meritata, sommergendo Alexander Lonquich e Christian Tetzlaff di applausi e chiamate entusiastiche.


 

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