L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Come afferma la tradizione

di Michele Olivieri

L’emergenza sanitaria ancora in atto ci ha imposto un nuovo comportamento. Per il momento non si può andare a teatro ma questo non significa sospendere ogni attività e non coltivare più gli interessi, bisogna solo fruirne in maniera differente. Grazie al web e alla televisione importanti proposte arrivano direttamente a casa dando una mano alla cultura. Sui canali del Teatro Bolshoi in onore del World Ballet Day 2020 è stata ritrasmessa la creazione Il lago dei cigni di Yurij Grigorovich dal massimo moscovita.

Mosso da uno spirito di appoggio e ausilio in un momento doloroso per la chiusura dei teatri, il Bolshoiha deciso di trasmettere in streaming Il lago dei cigni realizzato da Yurij Grigorovich, che, oggi novantatreenne, ideò il presente allestimento nel 2001 avvalendosi delle scene coreografate da Marius Petipa, Lev Ivanov e Alexander Gorsky. In scena troviamo l’étoile Svetlana Zakharova (Odette e Odile), il primo ballerino Denis Rodkin (il principe Siegfried) e Artem Belyakov (il Mago malvagio). La disciplina relativa alla ricostruzione e alla corretta interpretazione del passato in questa produzione si trasforma in tutto un mondo di poesia e di fantasie cortesi, alle quali si sposa l’arte del balletto e della danza. Nel silenzio della scena, nel rituale del teatro, davanti al sacro palcoscenico (in questo caso del Bolshoi), scorrono come miniature in fine porcellana le danzatrici e i danzatori coronati da quella magia che possiamo ritrovare nei carillon portagioie in legno di antica memoria. Passano e danzano, celebrando il balletto per eccellenza (evento riportato in scena e già in streaming nel 2017 per celebrare l’anniversario del titolo di Čajkovskij a centoquarant’anni dalla sua prima rappresentazione avvenuta proprio al Bolshoi nel 1877), l’innocenza dell’arte coreutica, l’azzurro che fa da contraltare al niveo del ballet blanc, terso e disteso come un immenso velo di tulle.

Le fanciulle danzano e i maschi innalzano i loro corpi verso il cielo, quasi a confondersi col culto e il metodo, un sentore spirituale si fa largo per opera di figure e movimenti misurati, il corso misterioso della musica di Pëtr Il'ič Čajkovskij sposa la coreografia.

L’azione del ballerino e coreografo sovietico che ha dominato il balletto russo per più di trent’anni, da molti chiamato “zar Grigorovich”, brilla di uno splendore che difficilmente è visibile nella recente storia della danza: la sua apoteosi è il teatro inteso come linguaggio espressivo corporeo, reso significativo dalla musica, su cui trionfa la ballerina leggera che si abbandona languidamente tra le braccia dell’innamorato. La danza afferma il suo impero nei quadri e nei disegni degli esecutori (e dei tecnici nonché degli artigiani dietro le quinte): è quella danza che tra le arti risulta la più attraente per incisività della bellezza plastica. Guardando Il lago dei cigni ritroviamo pure la storia della civiltà e dei costumi, più durevole della pietra nei monumenti, quel balletto diafano che ha saputo attraversare tutti i popoli, i costumi, le religioni e sarà ancora ben presente nei secoli a venire, come uno tra i migliori elementi per cristallizzare la nostra educazione e il nostro progresso.

Grigorovich ha voluto dai suoi interpreti la massima interiorizzazione emotiva, la severità della forma e un rigore metodico per cui nelle sue coreografie è quasi impossibile assistere a due passi di fila eseguiti con la stessa posizione del corpo, a beneficio dell’armonia. Svetlana Zakharova e Denis Rodkin hanno forza, potenza, sicurezza su una base tecnica solida che consente loro la naturalezza di un'interpretazione altamente virtuosistica nei passi. Nel duplice ruolo di Odette/Odile (alter ego del cigno bianco e del cigno nero) l’étoile filtra vulnerabilità e acume con superiorità attuativa; al suo fianco il coinvolgente Siegfried, Denis Rodkin, per abbracciare tutto ciò che concerne la favola, la poesia e la storia, quella forza muta che fa sì che la danza già dagli antichi risultasse una rilevante arte. Le scenografie mozzafiato, così ben riempite dal Corpo di ballo, appaiono di una finezza singolare (congiuntamente ai costumi), capaci di innalzare e nobilitare la rappresentazione del vero. Il libretto, scritto da Vladimir Petrovic Begičev, è basato su un’antica fiaba tedesca, Il velo rubato (leggenda di Johann Musäus risalente alla fine del 1700), e in parte alla Fiaba dello zar Saltan e della bellissima principessa cigno (datata all’inizio del 1800, per la penna di Aleksandr Puškin). La prima racconta della principessa d’Arcadia greca Kalliste – personaggio della mitologia, ninfa e ancella di Artemide – e della sua facoltà di assumere le sembianze di un cigno, mentre la seconda si basa sulla figura dello zarevic Gvidon, difensore di un cigno minacciato il quale si rivela essere una fanciulla trasformata da un mago. Per celebrare il World Ballet Day 2020 il Bolshoi ha così regalato la giustezza di visione, necessaria al Lago dei Cigni, nell’onore di ritrovare la verità nella rappresentazione del movimento, quasi fosse una scultura moderna.


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