L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Ex Terra Omnia

di Roberta Pedrotti

Le celebrazioni del duecentoventiduesimo compleanno di Rossini sono l'occasione per scoprire il suo legame con l'entroterra romagnolo e un progetto, in collaborazione fra Fondazione Rossini di Pesaro e Comune di Budrio, che unisce in un circolo virtuoso la cultura musicale e quella del territorio, fra agricoltura etica e sostenibile, formazione e ricerca.

BUDRIO, 28 febbraio e 1 marzo 2014 - Ex Terra Omnia. Ogni cosa proviene dalla terra, dal lavoro, anche le idee, anche l'arte. Sembrano saperlo bene i budriesi, che la loro terra dichiarano di amarla al punto di suonarla, con riferimento all'invenzione dell'Ocarina, il flauto globulare in terracotta perfezionatosi dall'intuizione di Giuseppe Donati nel 1853 proprio nella cittadina romagnola. Un vanto locale ormai esportato in tutto il mondo, dove lo strumento ha trovato una folta schiera di artigiani produttori, musicisti ed estimatori pronti ad accogliere con entusiasmo le tournée internazionali dell'ottimo Gruppo Ocarinistico Budriese, il cui repertorio spazia da un ampio e raffinato panorama di trascrizioni operistiche all'opera più recente di compositori che si sono interessati a questo strumento, come György Ligeti.

Proprio con il suono suggestivo delle ocarine, connubio di tradizione popolare e colto virtuosismo, con quel loro suono peculiare e inafferrabile, sospeso fra passato e futuro, fra l'astrazione e l'atavica imitazione del canto e degli uccelli, dà inizio alle celebrazioni per l'anniversario della nascita di Rossini (29 febbraio 1792), che in anno bisestile cadono a cavallo fra la fine di febbraio e il primo marzo. Non siamo a Pesaro, ma, appunto, a Budrio, per celebrare anche il protocollo d'intesa firmato nell'autunno fra l'amministrazione comunale romagnola, retta dal giovane Giulio Pierini, e la Fondazione Rossini di Pesaro per la gestione delle terre che la stessa istituzione marchigiana ha ereditato nel budriese dal lascito testamentario dell'autore del Guillaume Tell, che designò come erede la sua città natale con la clausola della fondazione di un liceo musicale (l'attuale Conservatorio) e dell'impegno per tutelare e tramandare la sua opera. Dei vasti possedimenti di Rossini, che fin da giovanissimo fu abile imprenditore di se stesso e seppe ben amministrare e investire già i primi guadagni, restano ora 88 ettari, che secondo il protocollo d'intesa sono stati affittati ad aziende agricole selezionate con precisi criteri etici. Si tratta infatti di imprese che favoriscano l'occupazione giovanile e di categorie sociali svantaggiate, con un chiaro impegno civile, e le colture dovranno essere gestite in maniera sostenibile, privilegiando i prodotti locali ed escludendo Ogm e finalità non alimentari (per esempio i bio-gas).

Il circolo virtuoso di una cultura che comprende l'arte, la sua storia e il suo futuro, ma anche la materialità del lavoro, della tradizione, del cibo (quasi un'ironica nobilitazione e di una rivincita sui tanti luoghi comuni sul Rossini gourmet*) farà sì che la Fondazione Rossini possa finanziare parte delle attività proprie e del Conservatorio di Pesaro con i proventi ricavati dall'affitto delle terre di Budrio. Un bellissimo legame simbolico in cui la musica e la ricerca vanno a braccetto con un'economia sostenibile, con l'impegno sociale e la tutela della biodiversità. I prodotti delle terre rossiniane verranno commercializzate con un marchio che evidenzi il rapporto con la Fondazione e con la memoria del grande compositore, la cui attività di attento amministratore fondiario continua dunque a opera dei suoi eredi con moderna sensibilità etica e culturale.

Le celebrazioni rossiniane 2014 si sono dunque aperte la sera del 28 febbraio nello spazio suggestivo delle Torri dell'acqua (antica cisterna convertita in spazio espositivo e auditorium) con il settimino delle Ocarine di Budrio e il quartetto pesarese Les Flûtes Joyeuses ad alternarsi in trascrizioni operistiche, per lo più rossiniane, con l'eccezione della sinfonia di Nabucco. Il giorno seguente, nella sala consiliare del municipio, si è svolto l'incontro ufficiale presieduto dal sindaco Pierini con Ilaria Narici e Oriano Giovanelli, rispettivamente direttore editoriale e presidente della Fondazione Rossini, con il musicologo Daniele Carnini (curatore anche di Demetrio e Polibio e di Ciro in Babilonia), Francesca Matacena, membro del CdA della Fondazione pesarese, e Maurizio Cesari, presidente della Coldiretti di Budrio.

A consacrare l'evento, il dono inestimabile dell'intera produzione editoriale (e in prospettiva di tutti i futuri aggiornamenti) della Fondazione Rossini al Comune, omaggio che in passato era stato riservato solo alla Camera dei Deputati. Budrio, terra rossiniana oggi d'elezione, a pochi chilometri da Castenaso (dove Gioachino sposò Isabella Colbran e fu proprietario di una villa andata distrutta nell'ultimo conflitto mondiale) e da Lugo (terra d'origine del padre e cornice dell'infanzia del piccolo genio), risponde con la calorosa ospitalità propria della be radicata passione per la musica e il teatro: in poche ore la visita al teatro Consorziale si alterna all'orgogliosa e sorprendente raccolta del Museo dell'Ocarina, alle passeggiate fra l'erba e la terra umida, sotto un cielo magnifico e mutevole, nei possedimenti rossiniani di Budrio (dove due bei gattoni sembrano spiarci ammiccando al duetto pseudorossiniano) e nelle campagne di Castenaso.

* L'aneddotica rossiniana è certo satura di bozzetti dedicati alla presunta superficiale (ma raffinata nei gusti) ghiottoneria del Pesarese e senza dubbio anch'egli giocò su questi luoghi comuni. Inutile negare l'apprezzamento di Rossini per la buona tavola, non dobbiamo dimenticare nemmeno il precario equilibrio nervoso e alcuni ricorrenti problemi di salute che ne fanno una figura sfuggente, ricca di ombre dal punto di vista psicologico, oltre che soggetto perfino a episodi d'inappetenza prossimi all'anoressia.


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