L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Perla noir, crime interprétatif

 di Valentina Anzani

Il Teatro Rossini di Lugo inaugura l’annuale Opera Festival primaverile con Crime passionnel di Astor Piazzolla e Pierre Philippe.

Lugo, 2 aprile 2015 – Un repertorio nato per un ridotto numero di interpreti sembra trovare un luogo ideale per la sua realizzazione scenica nell’intimità il teatro-gioiello di Lugo. Il Teatro Rossini è sede ogni anno di un Festival, per il quale la direzione artistica ha il pregio di saper selezionare testi e autori che raccontano storie intime e potenti, come ha fatto per la Cassandra di Philippe Jarrell nella scorsa edizione e con Crime Passionnel di Astor Piazzolla, in prima esecuzione italiana per l’inaugurazione odierna. “Opera per un uomo solo” risalente al 1982, completamente costruita sulla personalità artistica del suo primo interprete (il carismatico cantante Jean Guidoni) nasceva per voce e piccola ensemble di stumenti elettronici, sostituita a Lugo dalla rielaborazione al pianoforte di Alessandro Sironi.

Crime Passionnel si configura come una successione di brani, quasi canzoni per la loro struttura stofica e ritornellata, tutti uniti da temi melodici comuni, ma ognuno dotato di un carattere proprio. La giustapposizione dei brani si traduce nella narrazione delle pene di un’anima tormentata: gelosie, retaggi infantili e insicurezze portano il protagonista a uccidere l’oggetto delle proprie passioni, anche se il libretto (le parole sono di Pierre Philippe) è reticente sulla natura reale o fantastica di tale oggetto. All’attore Mario Cei va il merito di aver osato avvicinarsi a un testo musicale e letterario certo non facile per la sua forma monologica, che l’ha lasciato solo sul palco senza concedergli un respiro per tutta la durata della tragica vicenda. Gli si perdonano però a fatica alcune leggerezze interpretative: ogni brano avrebbe infatti necessitato di una caratterizzazione sonora ben più evidente, così come ogni passo mosso sulle tavole del palcoscenico avrebbe richiesto una gestione più consapevole, come quella di ogni performer che si assume la responsabilità di affrontare un dramma intenso e appassionato.

L’esibizione ha assunto toni più appropriati e personali solo nel brano Lames: complici gli accordi ribattuti del pianoforte, il ritmo serrato e il registro più grave in cui era inscritta la linea del canto, nella declamazione delle parole “Il mio cuore è pieno di lacrime, il mio cuore è pieno di lame” si è intravista quella tensione che un interprete più carismatico avrebbe conferito a tutta la rappresentazione.

Il regista Roberto Recchia non perde il vizio dell’abuso di facile retorica, né la tendenza a sprecare idee che, nate come valide, risultano poi all’atto pratico macchinose e sovrabbondanti: la limitata disponibilità di risorse dovrebbe essere stimolo per la realizzazione di sintesi efficaci e rispettabilissime, piuttosto che una scusante per pretestuose approssimazioni.

Indubbio resta l’interesse per l’opera di Piazzolla, pari alla gratitudine per aver avuto l’occasione di accedere a un titolo altrimenti ridotto al silenzio. Questa è la responsabilità di Festival come quello di Lugo – che emerge nel panorama locale per la sua capacità di inserirsi in una realtà teatrale satura di repertorio e in cui i fondi promessi alle attività culturali scarseggiano – : scoprire piccole perle (perle noir, in questo caso), proporre l’inaudito e instillare interessi. Il pubblico curioso non ne sarà insoddisfatto.

foto dello spettacolo lughese a cura di Roberto Recchia e foto dell'allestimento originale del 1982


 

 

 
 
 

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