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Il balletto per eccellenza di Nureyev

 di Michele Olivieri

A dodici anni dalle precedenti recite torna in scena al Piermarini La bella addormentata di Rudolf Nureyev che alla Scala è strettamente legata: tra le letture dei classici di Nureyev che la Scala ha in repertorio, fu proprio la Bella a vedere su questo palcoscenico la sua prima assoluta, nel 1966. Nello sfarzoso décor e con i preziosi costumi del premio Oscar Franca Squarciapino, vedrà in scena anche Polina Semionova, in un ruolo mai presentato alla Scala prima d’ora e il ritorno nel ruolo di Aurora dell’étoile scaligera Svetlana Zakharova.

Il balletto più sontuoso e sognante: della coreografia originale di Petipa,Nureyev seppe mantenere la straordinaria purezza, così come l’aveva appresa al Kirov, ma con un respiro teatrale e drammatico nuovo, una motivazione interiore e notevoli variazioni, una coreografia articolata e composita tale da rivelare tutte le sfumature psicologiche dei personaggi.

Proprio alla Scala Nureyev affidò, nel 1966, il debutto della “sua” Bella, e a dodici anni dalle precedenti rappresentazioni torna in scena nello sfarzoso allestimento del premio Oscar Franca Squarciapino creato per la Scala nel 1993. A dirigere la straordinaria partitura di Čajkovskij sarà Felix Korobov.

IL SOGGETTO

Prologo / Al di là dei cancelli, si apre la reggia di re Florestano XXIV. Il salone dei ricevimenti è pronto per la cerimonia della presentazione alla corte della principessa Aurora. Scende dalla scalea il corteo reale: i cortigiani, il re, la regina, e finalmente la neonata recata in braccio dalle bambinaie. Catalabutte, maestro delle cerimonie, dà inizio ai festeggiamenti. Entrano le sette Fate, accompagnate dai loro cavalieri, a portare ciascuna un dono e una benedizione. Ma, all’improvviso, appare la perfida maga Carabosse con i suoi accoliti e, indignata per non essere stata invitata alla festa, lancia sulla neonata una maledizione: a sedici anni – proprio come nella visione che ella evoca – la principessa morirà dopo essersi punta un dito. Ma ecco la buona Fata dei Lillà a rassicurare i genitori disperati: Aurora non morirà, ma cadrà in un sonno profondo da cui la sveglierà un bacio d’amore.

Atto primo / Davanti ai cancelli del giardino reale, tre donne lavorano ai ferri. Il maestro delle cerimonie le scopre, tra la costernazione degli astanti: ogni tipo di ferro o di fuso è stato bandito dal paese per paura dell’avverarsi della maledizione. Arrivano i reali che preferiscono adottare la massima clemenza: oggi è il sedicesimo compleanno della principessa Aurora. Hanno inizio le danze. Aurora giunge con le amiche e danza l’Adagio della Rosa con i quattro prìncipi che aspirano alla sua mano. Carabosse, travestita da vecchia, si avvicina ad Aurora e fa sì che ella, senza accorgersene, si punga con un ago nascosto nel mazzo di fiori che le offre. La maga, trionfante, scompare. Aurora cade nel suo sonno profondo ed è trasportata tristemente nelle sue stanze dai cortigiani. In breve, l’intera corte si addormenta. Ritorna la Fata dei Lillà, che magicamente fa avvolgere l’intero castello da una fitta foresta.

Atto secondo / Cento anni dopo, giungono in una radura del bosco tre carrozze. Ne escono i cortigiani del principe Désiré e iniziano i loro giochi e le loro danze. Compare il principe, che si unisce ai loro passatempi e organizza una “mosca cieca”.Chiede poi di restare solo. È malinconico e inquieto, finché non gli si fa incontro la Fata dei lillà, che gli racconta la storia di Aurora e ne suscita la visione in mezzo a un gruppo di silfidi. Il principe se ne invaghisce ed è condotto dalla Fata dei Lillà verso il castello della Bella addormentata. Qui sta Carabosse che svolge il suo filo di perfidia. Quando arriva la Fata dei Lillà, il filo si spezza e Carabosse è trascinata via svenuta. Désiré avanza incredulo nella corte addormentata. Accostatosi al letto di Aurora, contempla rapito la fanciulla e la bacia. Subito Aurora si ridesta,e con lei l’intera corte. La principessa conduce Désiré dai genitori, che benedicono la giovane coppia.

Atto terzo / Nel salone da ballo si svolge la festa per le nozze di Aurora e Désiré. Il re, la regina e i cortigiani danzano una sarabanda. Quindi arrivano i doni e alcuni personaggi delle favole di Perrault: Diamanti, Oro, Argento, Zaffiro, il Gatto con gli stivali e la Gatta Bianca, l’Uccello Azzurro e Fiorina. Chiudono le danze i due sposi promessi, i quali poi si avviano verso la cerimonia e la felicità.

La versione di Rudolf Nureyev

“La Bella addormentata” è un lavoro-chiave nella carriera di Nureyev: grande successo di Marius Petipa (il coreografo che Nureyev ammirava di più) ed espressione ultima dello stile classico di San Pietroburgo (fondamento di tutta la sua arte coreutica). Proprio in questo balletto il giovane Nureyev elettrizzò il pubblico parigino dopo la sua defezione dalla troupe del Kirov di Leningrado nel 1961 (17 giugno) e la sua richiesta di asilo politico alla Francia: subito ingaggiato nell’International Ballet du Marquis de Cuevas, Nureyev si esibisce nella parte del Principe della “Bella addormentata” il 23 giugno, accanto a Nina Vyrubova (produzione di Raymondo de Larrain, al Théâtre des Champs-Elysées). Danzerà anche l’Uccello Azzurro il 30 giugno.

Ciò che colpì il pubblico quando vide Nureyev per la prima volta nella parte del Principe della Bella, non fu solo la rinnovata freschezza di quella parte che trasformava l’eroe convenzionale in un aristocratico raggiante di giovinezza che univa una elegante altezzosità a uno charme arrogante e quasi sardonico, bensì il “registro” e la qualità della sua danza. Era un inebriante mélange di qualità in apparenza contraddittorie: nei grandi passaggi Nureyev dispiegava uno stile aereo e ampio che evocava tutta la panoplia d’una Corte barocca, mentre negli assolo virtuosistici metteva il dinamismo esuberante dei suoi “salti di tigre” o delle sue possenti pirouettes. (Alexander Bland)

Quando metterà in scena la sua prima Bella (a partire dal 1966 alla Scala di Milano) Nureyev - pur rispettando l’originale di Petipa - introduce alcune notazioni personali. Il regno di Florestano non è una fantasia di bravi fanciulli, ma una Corte con la sua etichetta e i suoi rituali, dove si avverte il peso del potere. La tenera féerie del racconto cede il posto ad una favola realistica dove forze antagoniste (Carabosse e la Fata dei Lillà) si contendono il destino dei due giovinetti. Carabosse appare addirittura sotto le sembianze di una sofisticata ereditiera (che estrae la sua arma - lo spillone fatale per Aurora - dallo chignon della sua parrucca) mentre la Fata dei Lillà recita la parte d’una giovane aristocratica liberale. In mezzo a cortigiani inamidati nelle loro sorpassate tradizioni, Aurora e Désiré - con la loro gioventù e il loro modo di essere - preannunciano un nuovo mondo.

Questa versione (danzata da Carla Fracci e dallo stesso Nureyev) sarà poi ripresa al Balletto Nazionale del Canada nel 1972 (con Veronica Tennant), sempre con le scene e i costumi di Nicholas Georgiadis. Nureyev affida specificamente una parte più elaborata al Principe (dotandolo nel secondo atto di tre variazioni: la seconda, di particolare importanza, è basata sull’assolo di violino dell’Intermezzo musicale). Nureyev conserva però la coreografia di Petipa per le variazioni destinate alle ballerine.

Rudolf Nureyev riprenderà ancora la Bella al “London Festival Ballet” nel 1975 (con - a vicenda - Eva Evdokimova e Patricia Rouanne), per l’Opera di Vienna nel 1980 e, nel 1989, per l’Opéra di Parigi (Rolf Liebermann aveva già sollecitato Rudolf Nureyev perché realizzasse la “integrale” della Bella all’Opéra di Parigi, riprendendo scene e costumi di Bakst, ma il progetto non andò in porto. Così spetta alla versione di Alicia Alonso entrare per prima (1974) nel repertoiro del Ballet de l’Opéra).

Dal programma di sala del Teatro alla Scala, Stagione d’Opera e Balletto 2006-2007:

Dichiarazioni di Rudolf Nureyev raccolte da Josseline Le Bourlins nel marzo 1989 e tratte dal programma di sala per “La Belle au bois dormant”, Opéra National de Paris, stagione 1999-2000:

“Quando muovevo i miei primi passi a Ufa, il mio maître a danser - che era stato al Kirov - mi diceva sempre che la Bella era “il balletto dei balletti”. Ed io ne ero ghiotto per la mia parte. Il Kirov, piu avanti, mi ha fatto scoprire lo splendore del Festin. Infatti, la Bella di Čajkovskij e Petipa rappresenta l’apogeo del balletto classico: la danza vi si afferma come arte maggiore. Il che rappresenta un evento storico: dopo la Bella, il balletto è riuscito a sedurre i più grandi compositori che non hanno più esitato a lavorare con i coreografi. Credo che ogni ballerino dovrebbe pregare al mattino davanti a tre icone: Čajkovskij - Dio Padre, Prokof’ev - il Figlio, Stravinskij - lo Spirito Santo. Sono i tre musicisti che hanno creato i lavori più importanti e più audaci nel repertorio del balletto. Oggi, la Bella rappresenta per me il compimento perfetto del balletto sinfonico. Esige che il coreografo ritrovi l’armonia con la partitura di Čajkovskij. Con la Bella non si tratta di “creare” un evento senza domani, ma di produrre uno spettacolo duraturo che garantisca l’eccellenza d’una compagnia”.

Teatro alla Scala

26, 27, 29 giugno; 2, 3, 5, 9 luglio 2019

Pëtr Il’ič Čajkovskij

La Bella addormentata nel bosco

Balletto in un prologo e tre atti dalla fiaba “La Belle au bois dormant” di Charles Perrault

Libretto di M. Petipa e I.A. Vsevoložskij

Coreografia e regia

Rudolf Nureyev

Ripresa da Florence Clerc

Scene e costumi

Franca Squarciapino

Polina Semionova

(26, 29 giugno)

Svetlana Zakharova

(5, 9 luglio)

Direttore

Felix Korobov

Corpo di Ballo e Orchestra del Teatro alla Scala

Produzione Teatro alla Scala

Date

Mercoledì 26 giugno 2019 - ore 20 - Prima rappresentazione – Turno Prime Balletto

Giovedì 27 giugno 2019 - ore 20 - Turno H – Balletto Under30

Sabato 29 giugno 2019 - ore 20 - Fuori abbonamento

Martedì 2 luglio 2019 - ore 20 – Fuori abbonamento

Mercoledì 3 luglio 2019 - ore 20 - ScalAperta

Venerdì 5 luglio 2019 - ore 20 - Turno P

Martedì 9 luglio 2019 - ore 20 - Turno R

Prezzi

da € 11 a € 180 (inclusa prevendita)

Recita ScalAperta (3 luglio) da € 6 a € 82,50 (inclusa prevendita)

www.teatroallascala.org

Prima delle prime – Balletto

Teatro alla Scala con Amici della Scala

Giovedì 20 giugno 2019, ore 18

Ridotto dei Palchi “A.Toscanini”

Elisa Guzzo Vaccarino: “Il culmine della bellezza”.

Ingresso libero sino a esaurimento posti

 


 

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