L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Sacro teatro d'ombre

 di Roberta Pedrotti

L. Leo

Responsoria

prima incisione assoluta

Nova Ars Cantandi

Giovanni Acciai, direttore

registrato a Mantova, Basilica di Santa Barbara, dal 19 al 21 novembre 2016

CD Archiv production, 2018, 481 7351

Le origini del teatro affondano le radici nel sacro, nella rappresentazione di riti, miti, leggende. Allo stesso modo, la celebrazione religiosa è spesso spettacolare, in ogni caso scandita da una sua precisa drammaturgia, con l'allestimento di paramenti e oggetti rituali.

Non fa naturalmente eccezione il cristianesimo, che nella liturgia e nella preghiera rievoca episodi vetero e neotestamentari; non fa eccezione il cristianesimo cattolico, soprattutto, che in contrapposizione all'austerità riformata (e pur tuttavia madre feconda di passioni e oratori) si mostra trionfante anche nell'apparato teatrale, persino nell'antica tradizione dei riti della Settimana Santa, che si evolvono dall'impegnativa scansione delle preghiere monastiche per raggiungere una forma essenziale, condensata, ma non inaridita: tutt'altro. L'Ufficio delle tenebre nel triduo pasquale (giovedì, venerdì e sabato santo) comprendeva l'intonazione di salmi preceduti e seguiti da antifone e di Lezioni tratte nelle prime due giornate dal Libro di Geremia e alternate con responsori. La struttura, perfettamente scandita fra cantus planus e pagine polifoniche di registro più elevato, procedeva con rigore ternario, ma soprattutto si accompagnava a una vera e propria rappresentazione scenica, con il progressivo spegnimento delle candele poste sulla cosiddetta saetta, supporto triangolare per quindici ceri rappresentanti gli undici apostoli fedeli, le tre Marie e Cristo stesso. Nessun'altra fonte di luce illumina la celebrazione del Triduum Sacrum e al momento della morte in croce del Redentore l'assemblea è avvolta nelle tenebre nel fragore che evoca lo sconvolgimento della Natura narrato nei vangeli. Quindi, con impareggiabile effetto spettacolare, la candela al vertice della saetta, quella che rappresenta il Cristo e che era stata celata dall'officiante, viene nuovamente mostrata ai fedeli. Puro teatro di suono e luce e, per chi abbia avuto la fortuna di assistere al rito nella sua interezza, una notevole suggestione anche a prescindere dalla fede.

Ovviamente, per un compositore chiamato a intonare i Responsori dell'Officium Tenebrae, l'occasione è succulenta, l'impegno notevole. Ne abbiamo una significativa dimostrazione in questa registrazione, diretta da Giovanni Acciai con il suo ensemble Nova Ars Cantandi, che propone per la prima volta la versione di Leonardo Leo, risalenti al 1744, vale a dire agli ultimi mesi di vita del musicista pugliese, Maestro di cappella alla corte reale partenopea.

La piena maturità del compositore, la sua esperienza teatrale, la profonda conoscenza della dottrina di scuola napoletana e degli stili operistici e sacri gli consentono di giostrare con elegantissima, intensa plasticità nel testo dell'Officium Tenebrae. La polifonia si ammorbidisce in architetture meno fitte, che lasciano spazio alla melodia e alla spazialità del suono, isolando anche ampi episodi solistici. Si delinea così un vero e proprio teatro sonoro, una sacra rappresentazione rappresa unicamente nella corrispondenza fra la parola cantata e il rito delle candele, dell'oscurità progressiva e della riapparizione della luce. Peccato davvero che all'ascolto manchi la completezza della celebrazione, sia dal punto di vista visivo, sia nell'alternanza dei Responsoria con i salmi e le lezioni, che contribuiscono a rendere tutta l'ampiezza e la profondità della concezione musicale. Ma, si sa, lo spazio del CD è tiranno, e lo sarebbe anche la ragionevole durata di un normale concerto. Ci accontentiamo volentieri, anche perché l'ascolto consecutivo permette di apprezzare l'arcata dell'intera Passione dal monte degli ulivi fino al sepolcro e di ammirare i chiaroscuri espressivi di scuola napoletana, la finezza ancora madrigalistica di una polifonia che si fa teatro e delinea personaggi, cori, scene, luci, gesti. Tutto nel riserbo che si addice a una celebrazione religiosa, alla solennità del rito e della sacra rappresentazione.

La cura stilistica ed espressiva dell'esecuzione fa il paio con la bella resa sonora e con le dettagliate note di copertina dello stesso Acciai (curioso solo che anche nel testo italiano originale le tonalità siano indicate alla maniera alfabetica anglosassone).

 


 

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