L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Così lontani, così vicini

di Roberta Pedrotti

L'opera torna a Bologna, seppur trasferita dal Comunale al Paladozza, con L'elisir d'amore affidato a due agguerrite compagnie di giovani, con la direzione di Jonathan Brandani e la regia di Pablo Maritano.

Bologna, 30 settembre e 1 ottobre - Se il caro vecchio Comunale risulta ancora troppo angusto per il distanziamento sociale, se il gioiello del Bibiena era stato pensato in tempi in cui il pubblico si accalcava in barba a ogni moderna logica di sicurezza (non parliamo nemmeno di misure straordinarie come quelle attuali), per fortuna alle porte del centro storico si può contare sull'ospitalità del palazzetto dello sport, il Paladozza. Ci saranno mille problemi tecnici e acustici da risolvere, senza palco, senza buca, con quella cupola altissima a disperdere il suono e crear riverberi, ma intanto è una soluzione, intanto l'opera e i concerti si continuano a dare a Bologna, gli artisti e tutte le maestranze lavorano, il pubblico può assistere in numero ragionevole. Non è la prima e non sarà l'ultima vola che, in assenza o inagibilità o inadeguatezza dello spazio teatrale tradizionale, si ricorre a soluzioni del genere, senza arrendersi.

Per i concerti sinfonici e in genere per la musica strumentale, tutto sembra più semplice, mentre per l'opera, è ovvio, le cose si complicano: bisogna dar spazio alla scena, collocare coro e orchestra, predisporre monitor, curare un sostegno acustico più complesso per l'equilibrio delle voci. Ma - senza far troppo gli schizzinosi, ché oggi non sarebbe proprio il caso - la determinazione a non sospendere le attività o circoscriverle a poche decine di eletti è premiata. Anzi, acquisisce anche un valore simbolico se il primo titolo a debuttare al Paladozza, e dunque a riaprire la stagione lirica bolognese dopo le recite interrotte della Madama Butterfly, è un Elisir d'amore interpretato da giovani, per il progetto OperaNext in collaborazione con Tenerife e Tblisi. Non solo si ridà spazio alla formazione, al futuro, al lavoro delle nuove generazioni, ma lo si fa con uno dei titoli più versatili dell'intero repertorio, un'opera popolarissima e dalla drammaturgia talmente solida e archetipica da funzionare in qualunque contesto (o quasi). Dove possiamo trovare una giovane donna indipendente sul piano economico e sentimentale, un innamorato impacciato in posizione subalterna, un rivale spaccone e sicuro di sé, un ciarlatano capace di farla sempre franca, ecco che avremo L'elisir d'amore, sia fra le balle di fieno, in una cittadina, su una spiaggia o su un set cinematografico. È proprio quest'ultima l'opzione scelta dal regista Pablo Maritano, con un'Adina diva, regina del gossip da Golden Hollywood, che prima accarezza l'idea di un matrimonio lampo con un ranger di passaggio, poi lo manda all'aria per convolare con l'assistente di produzione. L'ambientazione si adatta anche al contesto, perché l'orchestra posta dietro il palco/set e il coro pure posizionato a lato (complimenti per la partecipazione scenica dimostrata nonostante l'isolamento!) fanno pensare a registrazioni in studi distinti ricombinate, Jonathan Brandani con l'orchestra, un po' in penombra, incastonata nella camera acustica risveglia il ricordo di un Franco Ferrara costretto dai problemi nervosi e di salute a dirigere quasi solo nel chiuso delle sale di registrazione. E pazienza se qualche nodo drammaturgico è un po' semplificato, tutto fila liscio, i ragazzi sono motivati e spigliati, con qualche gag garbata sugli abbracci da evitare, sulle strette di mano rifiutate, sul notaro fantasma cui si può al massimo dar di gomito. Le divise, gli abiti sofisticati o le tenute da lavoro giustificano anche con naturalezza l'uso dei guanti per tutti i personaggi, mentre quattro attori sono spalle efficientissime (Giuseppe Monastra e Andrea Rodi tecnici, registi o commilitoni di Belcore, Alice Luterotti e Federica Rini, tecnici en travestì o ironiche soubrette piumate da rivista scalcinata).

Nella compagnia, la distinzione fra primo (ascoltato l'1 ottobre) e secondo cast (30 settembre) perde ogni valenza gerarchica per una sostanziale omogeneità di risultati. Maria Rita Combattelli (ottobre) e Sofía Esparza Jàuretegui (settembre) si alternano come Adina. Caschetto tutto ricci alla Zelda Fitzgerald, Combattelli vanta una bella vocalità morbida e luminosa e una più spiccata propensione per questo repertorio, mentre Jàuretegui, chioma lunga ispirata più a Lauren Bacall, mostra determinazione, bel temperamento ma anche meno disinvoltura nell'agilità e nel canto brillante. Klodjan Kaçani (1 ottobre) può contare un solido assetto tecnico per costruire un Nemorino alla Clark Kent (ci perdoni Maritano, che invece scomodava Woody Allen), anche se purtroppo - fors'anche per la tensione del debutto accresciuta dalla pausa forzata degli ultimi mesi - sembra patire un po' troppo l'emotività. Viceversa, David Astorga (30 settembre) è simpaticamente estroverso, tenero d'una tenerezza diversa rispetto al più timido collega; la voce è davvero di bellezza rara, baciata dalla natura, ma non dovrebbe affidarsi solo alla sua generosità, come talora sembrerebbe. Sarebbe un delitto sciupare e non affinare al meglio uno strumento tanto prezioso.

Alberto Bonifazio (ottobre) e Jacobo Ochoa Pedraita (settembre) offrono entrambi un convincente ritratto di Belcore, con buona gestione di accenti, gesti e sguardi. Cambia, invece, molto la figura di Dulcamara se a interpretarlo è Matteo Andrea Mollica (settembre) con la sua allure da ladro gentiluomo, divo dal baffetto sofisticato a celare traffici e vizi, o Givi Gigineishvili (ottobre), più piccolo e tondetto, dalla pronuncia esotica che sembra quasi una parodia della sua pretesa ciarlatanesca d'esser "nato nel paese". In tutte le serate, invece, l'inflessibile - tranne di fronte alla proposta nuziale di Belcore, palese ripiego che sembra renderla felice sul serio - segretaria di produzione Giannetta è la sempre ben presente Leonora Tess. 

Brandani, con solerte spirito pratico, più che alle finezze dinamiche, punta alla compattezza e alla vivacità agogica, conferendo ritmo alla rappresentazione e buona fluidità di tempi appropriati, un pizzico di estroversione che, soprattutto in questo contesto, non guasta.

E il pubblico, difatti, approva. Gli applausi sono ben distribuiti, festosi seppur distanziati. Dopotutto, se anche ci si trova tutti sparpagliati, la collocazione del palco davanti all'orchestra avvicina come non mai l'azione alla platea e chi sta nelle prime file si sente quasi parte dello spettacolo, non perde nemmeno uno sguardo o una nota. Magari, arriverà a notare anche qualche piccolo tentennamento, ma soprattutto passa la gioia e l'emozione di essere tornati a far musica e teatro. E anche lontani ci sentiamo tutti più vicini.

foto primo cast (ascoltato il primo ottobre) 

foto secondo cast (ascoltato il 30 settembre)


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