L’ape musicale

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E Rossini avrebbe applaudito

di Giuliana dal Piaz

La direzione carismatica, rigorosa e coinvolgente di Speranza Scappucci, un bel cast capitanato da Vito Priante (Figaro) ed Emily D'Angelo (Rosina) e un variopinto allestimento rinnovato per l'occasione garantiscono un grande successo al capolavoro rossiniano.

TORONTO, 19 gennaio 2020 - Per la prima volta da quando assisto alle produzioni della Canadian Opera Company, sono uscita da quest’opera sentendomi veramente soddisfatta: oso dire che sarebbe piaciuta anche a Rossini.

Mi ero chiesta perché la C.O.C. riproponesse Il barbiere dopo solo 5 anni dalla precedente messa in scena di Els Comediants, buona ma non travolgente, soprattutto dal punto di vista vocale. Ne conserva di fatto la squadra creativa (regia, coreografia, costumi, disegno luci), lo schema generale e gli elementi scenografici: la tavolozza variopinta di oggetti e vestuario, il finestrone di fondo e l’esile alberello del giardino, che cambiano luce e colore secondo l’atmosfera da creare; la grande chitarra su cui si arrampica il Conte di Almaviva per la serenata; lo stilizzato ambiente stradale dell’inizio, che poi gira su se stesso per dar luogo all’interno della casa di Don Bartolo, che resta uguale fino alla fine; l’immenso pianoforte rosa a coda che funge via via da strumento, da soppalco per Figaro e la problematica rasatura di Don Bartolo, da pedana di esibizione e da tavola imbandita; perfino il candelabro su cui si arrampica uno degli inservienti-acrobati, faticosamente issato sul soffitto e poi lasciato scendere di colpo, quasi addosso ai personaggi raccolti sul pianoforte (particolare, questo del lampadario, che appare superfluo e del tutto privo di significato).

La produzione risulta tuttavia molto differente, ed è tutta una questione di musica e di ritmo, a cominciare dalla miglior coordinazione dei movimenti in scena, con mini-balletti farseschi dei personaggi sulla base delle reiterazioni musicali, che sono tanta parte della comicità rossiniana. E poi, soprattutto, un’orchestra in forma smagliante, galvanizzata dalla concertazione di Speranza Scappucci, le ottime voci di tutti gli interpreti, anche teatralmente molto efficaci, l’impeccabile pronuncia italiana (con l’eccezione purtroppo notevole del, peraltro bravo, basso-baritono statunitense Brandon Cedel): tutto ha contribuito a fare dello spettacolo un autentico successo.

D'impatto la direzione della Scappucci, che si presenta per la prima volta a Toronto malgrado la sua lunga frequentazione di orchestre negli Stati Uniti: il pubblico del Four Seasons Centre ne è stato subito conquistato, applaudendo entusiasticamente l’eccellente esecuzione dell’Ouverture a sipario chiuso. 

Assistente di Riccardo Muti per otto anni, mostra palese l’influenza del maestro sul suo stile di concertazione: la sua bacchetta e le dita della sua sinistra sono così espressive che, a fissarle e a sentirne l’effetto su strumenti e voci, possono distrarre da quel che accade in scena. Leggendo delle sue esibizioni e del programma dell’Opéra Royal de Wallonie, di cui è da due stagioni “direttore principale”, viene voglia di ascoltarle tutte per scoprire un Puccini, un Donizetti, un Bellini, diversi da quelli a cui siamo abituati, così come Toronto ha scoperto un Rossini che non conosceva, certamente il più autentico che abbia ascoltato finora.

Sia il mezzosoprano canadese Emily D’Angelo (Rosina) – voce ricca e forte ed una disinvolta e piacevole presenza in scena– sia  il baritono italiano Vito Priante (Figaro) – voce sicura e pastosa, ottime doti d’ironia recitativa– sono i mattatori di questa produzione. Accanto a loro, anche il baritono Renato Girolami (Don Bartolo), unico che “ripete” dall’edizione 2015, sembra aver compiuto un salto di qualità, interpretando il suo ruolo con vigore e convinzione. Quanto al Conte d’Almaviva, spesso l’anello più debole nell’opera rossiniana, il tenore italo-argentino Santiago Ballerini, dotato di buona voce e buon commediante, mostra qua e là qualche esitazione, ma in linea di massima sostiene bene la parte, e affronta con spirito la scarsità di physique du rôle. Il baritono canadese Joel Allison (Fiorello) è per ora ancora relegato a un ruolo di comprimario, come il mezzosoprano italocanadese Simona Genga (Berta), ma le loro voci e buone capacità teatrali fanno sperare in ruoli più importanti.

Un bellissimo inizio d’anno per la lirica a Toronto, in una Stagione che può apparire a prima vista un po’ troppo eterogenea per riconoscervi un particolare filo conduttore.

Foto di scena: Michael Cooper

 

Il Barbiere di Siviglia Stagione 2019-20 della Canadian Opera Company. Four Seasons Centre for the Performing Arts (19 gennaio-7 febbraio). Coproduzione con la Houston Grand Opera, l’Opéra National de Bordeaux ed Opera Australia.

Musica:Gioacchino Rossini. Libretto: Cesare Sterbini. Direzione: Speranza Scappucci. Regia: Joan Font. Coregia e coregrafie: Xavi Dorca. Scenografia e costumi: Joan Guillén. Luci: Albert Faura. Orchestra e Coro: Canadian Opera Company. Direzione del Coro: Sandra Horst.

Personaggi e interpreti:

Figaro: Vito Priante

Conte di Almaviva: Santiago Ballerini

Rosina: Emily D’Angelo

Don Bartolo: Renato Girolami

Don Basilio: Brandon Cedel

Berta: Simona Genga

Fiorello: Joel Allison

Ufficiale: Vartan Gabrielian


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