L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Sempre e ovunque bellezza

di Michele Olivieri

L’emergenza sanitaria ci ha imposto un nuovo comportamento. Non si può andare a teatro ma questo non significa sospendere ogni attività e non coltivare più gli interessi, bisogna solo fruirne in maniera differente. Grazie al web importanti proposte arrivano direttamente a casa dando una mano alla cultura e un senso di aiuto per ciascuno di noi. Sul canale web dell’English National Ballet dal Bristol Hippodrome è stato visibile Romeo e Giulietta nella coreografia di Rudolf Nureyev.

BRISTOL maggio 2020 – Protagonisti della celebre versione firmata dal ‘ballerino dei ballerini’, nel 1977, in onore del Giubileo d’argento della Regina Elisabetta II, nei ruoli degli afflitti amanti di Verona Alina Cojocaru e Isaac Hernández (Principals dell’English National Ballet). Accanto a loro Cesar Corrales (Mercuzio), Alison McWhinney (Rosalina), James Forbat (Benvolio), James Streeter (Tebaldo), Jane Haworth (Lady Capuleti), Fabian Reimair (Lord Capuleti), Désirée Ballantyne (Lady Montecchi), Dominic Hickie (Lord Montecchi), Tamarin Stott (nutrice), Michael Coleman (frate Lorenzo), Max Westwell (Paride), Michel Coleman (Escalus, principe di Verona), Grant Rae (father John), con il prestigioso Corpo di ballo dell’English National Ballet, la partecipazione straordinaria degli allievi della English National Ballet School e la English National Ballet Philharmonic diretta dal M° Gavin Sutherland.

Le scene magistralmente ideate da Ezio Frigerio, ambientano l’azione in una Verona rinascimentale rimandando con forza a una nuova civiltà culturale ed artistica, ben rappresentata dalla città ideale. La rilettura di Nureyev ha come Leitmotiv la perfezione delle linee con una drammaturgia narrativa chiara nel ballato – che a distanza di anni mantiene intatta la sua freschezza avvincente dall’inizio alla fine. L’allestimento è ricco e vibrante, gli ensemble sono pieni di colore e di movimento - anche grazie all’esempio rigoroso di Cojocaru e Hernández, credibili nei ruoli - rivelandosi un must per ogni appassionato di balletto. La musica di Sergei Prokof'ev si percepisce nuovamente come un chiaro segno dell’anima. Gli esecutori del Corpo di ballo sono attenti alle intenzioni coreografiche quanto i protagonisti, e Gavin Sutherland dirige l’Orchestra con esatto pathos tra luci ed ombre. Romeo e Giulietta in scena si muovono all’unisono, danzano con leggiadre fisicità e gli assoli rendono bene cosa sia l’arte della danza. La fusione di passione mista a toni drammatici rende la produzione scolpita da un puro lirismo, i gesti ampi e convincenti trasmettono significato drammatico anche nei momenti di non danza, superando i tecnicismi a favore di un’espressività che mai viene meno, onorando l’eredità letteraria di Shakespeare, pur essendo a piene mani ritoccata da Nureyev e ben distante dalle precedenti opere coreografiche messe in scena da altri.

Perdita, atmosfera, sensualità e dolore sono gli ingredienti di successo che connotano con efficacia l’allestimento, il quale mantiene intatti i simbolici rimandi all’attualità odierna; la più famosa storia d’amore mai scritta porta con sé la poesia malinconica dell’impossibile, il sentimento e i sogni della prima gioventù, il desiderio di un mondo differente ben superiore agli ostacoli di qualsiasi natura. Nureyev era un coreografo esteta ed innovatore che amava la grandeur, con l’assillo per i dettagli, le maestosità a sottolineare sempre e ovunque la bellezza artistica, in ogni suo linguaggio.

Il Corpo di Ballo inglese, oggi diretto da Tamara Rojo, si muove ora con grazia e distinzione, ora con forza e solennità, anche se comprensibilmente con accenti differenti nella padronanza tecnica e carismatica. Funzionali e pittoriche le luci di Tharon Musser a corona degli sfarzosi costumi firmati da Franca Squarciapino.

L’immortalità della creazione cambia di continuo a ogni visione, anche per l’uso di un vocabolario stilistico tra il contemporaneo e il classico, rifacendosi a un passato che si rinnova in automatico per mezzo delle cesellature realistiche volute da Nureyev, come fossero pene d’amore perdute che rifioriscono a ogni alzata di sipario “Non desidero una rosa a Natale più di quanto possa desiderar la neve a maggio: d’ogni cosa mi piace che maturi quand’è la sua stagione”.

 


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