L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Il gioco delle coppie in crisi

 di Federica Fanizza

La crisi di coppia nei due atti unici di Leonard Bernstein e Samuel Barber dà inizio alla rassegna lirica di tradizione del Teatro Comunale di Bolzano, a cura della Fondazione Orchestra Haydn di Bolzano e Trento.

BOLZANOm 4 dicembre 2015 - Due atti unici uniti cuciti assieme per l'occasione - Trouble in Tahiti di Leonard Bernstein (1951/52) e A hand of bridge di Samuel Barber (1959) - hanno dato l'avvio alla rassegna lirica presso il Comunale di Bolzano, organizzata dalla Fondazione Orchestra Haydn di Bolzano e Trento. Opera 20.21. è stata denominato questo percorso sul melodramma che, con l'eccezione del mozartiano Così fan tutte messo in scena a Trento lo scorso novembre, è dedicato alle composizioni dell'ultimo secolo, con titoli che, come Lulu di Alban Berg (1935) e Naso di Šostakovič (1928) appartengono a un repertorio già consolidato (o che almeno di dovrebbe auspicare tale), mentre altri, come Whatever Works dell’altoatesina Manuela Kerer e del messicano Arturo Fuentes presentata nel novembre scorso per la rassegna Wien Modern al Rabenhof Theater di Vienna, costituiscono vere e proprie novità.

Alla conferenza di presentazione dei titoli della rassegna, il direttore artistico Matthias Losek, con esperienze di gestione al Festival di Bregenz, aveva così esordito: ”Saranno opere per un pubblico in jeans e in pelliccia. Vi farò ascoltare delle opere, soprattutto dello scorso secolo, che piaceranno a un pubblico decisamente variegato. Per molti sarà una scoperta. Si renderanno conto una volta di più che l'opera è uno spettacolo quanto mai attuale e entusiasmante, cercando in questa modo di far leva su un pubblico giovanile che ha dei preconcetti nei confronti dell'opera, che invece può essere molto eccitante e decisamente più moderna di Mozart.”

Bisognerà capire se questo intento sarà raggiunto a fine rassegna: certo è che la proposta della combinata Bernstein/ Barber poteva attrarre più pubblico giovanile di quanto fosse presente alla prima bolzanina, che ha visto un pubblico più di over 60 che di under 26. In ogni caso, più giacconi e cappotti che pellicce (per rimanere nell'ambito della citazione di Losek) come è nello stile sobrio di Bolzano, abituato anche alla contemporaneità con gli appuntamenti della rassegna di danza moderna Bolzano Bozen Danza.

Eppure i contenuti della proposta, sia per i compositori scelti, che rassicuravano gli ascoltatori più tradizionalisti pur uscendo dai binari battuti del “solito noto”, sia per la cura dell'allestimento, che collocava il pubblico direttamente sul vasto palcoscenico del teatro, potevano costituire motivi di richiamo per chi cercava nell'esperienza teatrale una contiguità con l’attualità. Ma come ascrivere queste partiture nell’ambito della musica contemporanea? Gli autori sono entrambi americani, ma con forti legami con la tradizione teatrale europea; lo stesso Barber, è stato definito “neoromantico” per lo sviluppo di melodie di ampio respiro in tessuto armonico per lo più consonante e A hand of bridge è giocata su strutture classiche, con arie di presentazione e un numero d'assieme che, nello spazio di soli dieci minuti, attingono a uno stile jazz anni '50 molto tradizionale. La sua formazione musicale lo porta negli anni '30 in Italia come vincitore di composizione del “Premio Roma” e come membro del consiglio direttivo dell'Accademia Americana in Roma per poi essere invitato, primo autore americano, al Festival di Salisburgo nel 1937. Al temine del conflitto mondiale si dedicò, insieme a Gian Carlo Menotti, interamente alla composizione (è di Menotti il testo del breve atto unico presentata in prima assoluta al Festival dei Due Mondi di Spoleto)

Di Leonard Bernstein (1918 – 1990) si conosce la grandezza come direttore d'orchestra, uno dei pochi a tener testa tra gli anni '60 e '70 a Herbert von Karajan nella lotta tra Decca / EMI e Deutsche Grammophon, per imporsi nella produzione discografica mondiale di ambito classico. Ma non meno nota fu la sua attività come compositore (su tutti West Side Story, mentre, con la parziale eccezione di Candide il resto del catalogo teatrale è meno frequentato) e, critico, divulgatore e fermo sostenitore, nella musica contemporanea, della tonalità, cercando di operare nei suoi lavori una commistione di stili, colti, popolari e tradizionali. E proprio il teatro lirico è per Bernstein il luogo più adatto per lasciare spazio al sincretismo musicale in un ingranaggio perfetto, come nel caso di Trouble in Tahiti dove alla coppia di protagonisti si affianca un trio vocale che si interpone all'azione scenica con coretti di stile jingle.

La crisi di coppia unisce idealmente i due atti unici e la brevità della composizione di Samuel Barber su libretto di Gian Carlo Menotti costituisce un ideale preludio al lavoro di Bernstein, mettendo in scena due coppie di marito e moglie che, durante una partita a carte. si rinfacciano le loro delusioni. E così Geraldine (Jennifer Porto), Sally (Sandra Maxheimer), David (Toby Girling) e Bill (Patrick Vogel) dal gioco di carte passano al gioco della coppia allestito da Bernstein, dove in questo caso Toby Girling e Jennifher Porto (Dinah) davano voce alla ormai sfilacciata relazione dei due protagonisti. Ai cantanti, grazie alle loro capacità vocali e interpretative, spetta il merito di aver saputo dare corpo a sogni sfumati di ormai compromessa armonia e al ricordo felice di un film visto assieme Trouble in Tahiti

La regia di Patrick Bialdyga, responsabile della produzione artistica dell'Opera di Lipsia (partner della produzione), faceva agire gli artisti su una piattaforma centrale e rotante che per tre lati era prospiciente il pubblico sistemato in gradinate, con il restante a fungere da quinta, spazio per il trio e fondale per proiezioni video a mo' di intermezzi, interviste a varie tipi di coppie che raccontavano, in brevi sequenze, le loro esperienze di vita comune, passata, presente e futura, forse troppo lunghe. Un'inserzione che, però, appesantiva l'andamento di uno spettacolo che la musica d Bernstein avrebbe, invece, scandito alla perfezione, con gli interventi dei tre vocalisti che abilmente lasciava trasparire icone di riferimento della cultura americana anni '50: Marilyn Monroe (a Girl, Sandra Maxheimer), James Dean (Patrick Vogel, a Boy), Clark Gable (Felix Tilman Groth, a Boy).

Nell'allestimento creato a Bolzano, la direzione musicale era affidata ad Anthony Bramall, inglese di origine ma operativo in vari teatri in Germania tra Dresda e Monaco e con i complessi sinfonici delle maggiori radio tedesche. Da “dietro le quinte” ha sapientemente gestito il suono dell'Orchestra Haydn, che ha raccolto il suo personale riconoscimento a fine spettacolo. Un monitor in bianco e nero puntato solo sul direttore riportava in palcoscenico l'esistenza dell'elemento orchestrale.

Alla fine il pubblico over 65 ha tributato un caloroso successo alla proposta, forse consapevole che erano musiche della loro infanzia e dei loro genitori.

foto Tom Schulze


 

 

 
 
 

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