L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Zarzuela di qualità

di Fernando Peregrín Gutiérrez

Una ripresa del bell'allestimento di Emilio Sagi (nipote del primo interprete) di La del manojo de rosas con un cast eccellente capeggiato da Ruth Iniesta e Carlos Alvarez, Guillermo Garcia Calvo sul podio, ribadisce il valore della zarzuela, un genere da conoscere anche fuori dai confini iberici.

Madrid 12 novembre 2020 - Ancora una volta, il Teatro de la Zarzuela - come tanti altri teatri spagnoli negli ultimi tre decenni - ospita la spettacolare produzione di La del manojo de rosas che Emilio Sagi ha ideato nel 1990: si celebrano così anche i quarant'anni di attività del regista con la ripresa di questo sainete (genere teatrale spagnolo di carattere comico e popolare in un atto) ampliato e amplificato di Pablo Sorozábal su testi di Anselmo C. Carreño e Francisco Ramos de Castro, una partitura di grande ispirazione, con approcci vocali e strumentali di alta qualità e con un uso di melodie alla moda dell'epoca in cui si svolge in azione, 1934.

Tutto funziona in modo fluido, sincronizzato e ben misurato, con un'aria di commedia musicale. I ballabili sono particolarmente brillanti (con il sigillo di Goyo Montero). Un esempio è il chotis che confronta l'aviatore Ricardo e il meccanico Joaquín, circondati di viandanti divisi in due classi sociali. Da questo punto di vista sono benvenute le libertà paesaggistiche, non rappresentative del tempo o del luogo. Il lusso che invade la scena ci allontana dal cuore tradizionalista di un'opera che, senza cadere nello squallido, ha cercato di riflettere, in modo non del tutto originale, una realtà sociale attraverso un testo discutibile, seppur denso di riuscite scoperte. Il risultato è quello che siamo abituati a vedere nella messa in scena di Emilio Sagi: uno spettacolo grazioso, dettagliato e molto illuminato.

Gerardo Trotti crea una scenografia realistica di notevole bellezza. La Piazza Delquevenga (da-cui-vengano, secondo il libretto) diventa una strada, piena di passanti attivi, vicini di casa, biciclette etc. che lasciano il loro ruolo di comparse e incarnano personaggi muti alla cui vita assistiamo. In questo modo si ottiene un bellissimo affresco umano idealizzato e poetico della Madrid di quel tempo.

Il disegno e la confezione dei costumi conferiscono un colore e un'eleganza - forse eccessiva per gli operai e altri personaggi delle classi popolari del Madrid degli anni Trenta - che contribuiscono al buon gusto generale che caratterizza questo stupendo allestimento scenico.

Nella compagnia di canto avevamo una coppia di protagonisti di lusso: Ruth Iniesta come Ascensión e Carlos Álvarez come Joaquín (parte creata da Luis Sagi Vela, zio di Emilio). Oggi il soprano di Saragozza è più lirico che leggero. La sua voce è più voluminosa e più ampia rispetto agli inizi. È molto vicina all'ideale  sia quando canta sia quando parla con espressioni e accenti tipici delle donne madrilene di quegli anni. La sua romanza era straordinaria, così come i suoi due duetti con Joaquín (soprattutto il secondo, sotto forma di habanera). È anche avvantaggiata dalle sue esperienze nella zarzuela e la sua abilità nel ballo si adatta perfettamente a questa parte, una delle più riuscite di Sorozábal.

Ma forse il grande vincitore della serata è stato il baritono Carlos Álvarez, che ha ricevuto una grande ovazione dopo la sua romanza “Madrileña bonita”, eseguita con grande precisione e con una potenza vocale raramente ascoltata al Teatro de la Zarzuela. La presenza fisica, la dizione e la capacità di recitazione gli consentono una caratterizzazione del suo personaggio che è molto difficile da superare. La sua voce difficilmente risente degli anni di professione, tranne un po' nelle note più acute, in cui perde un po' el suo timbro bello e sonoro.

Il resto del cast non ha demeritato rispetto ai due protagonisti. Si è distinta la coppia comica Sylvia Parejo (Clarita), un soprano leggero che canta con buona tecnica e che è una buona attrice, e David Pérez Bayona (Capó), un tenore leggero di colore a volte troppo chiaro.

Più robusta e molto piacevole la voce e l'interpretazione di Vicenç Esteve (Ricardo), il rivale di Joaquín e giovane e simpatico aviatore. Milagros Martín (Doña Mariana), era all'altezza di questo ruolo minore. Ángel Ruíz ha interpretato il personaggio di Espasa (il nome di una famosa enciclopedia spagnola per decenni) principalmente recitando, con piccole parti cantate, usando un linguaggio culterano e pieno di parole bizzarre e folli. Sebbene il suo intervento sia stato uno dei più applauditi, ha avuto momenti di recitazione eccessiva.

L'orchestra, ridotta per la situazione in cui viviamo a ventidue elementi, suonava molto ben diretta, senza bacchetta, con stile, chiarezza e sensibilità, con abilità ed espressione appropriate, da Guillermo García Calvo. Grande e giusto successo finale con ovazioni speciali per Ruth Iniesta e Carlos Álvarez.

Un esempio, insomma, che la zarzuela quando proposta in versioni di alta qualità è un genere che merita maggiore attenzione in Europa, anche in Italia.


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