L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Azione e risultato del rivisitare

di Michele Olivieri

Eccellente la scelta di proporre nello storico Teatro Ponchielli a Cremona, patria di Monteverdi e del rinomato Festival a lui dedicato, produzioni e progetti realizzati appositamente sul pensiero artistico del “divin Claudio”, come nel caso di questo Terza Prattica. Monteverdi revisited.

CREMONA, 29 maggio 2019 – La rielaborazione di Tero Saarinen per l’omaggio a Claudio Monteverdi è apprezzabile. Il coreografo-regista, con abilità, porta gli artisti della Tero Saarinen Company & Helsinki Baroque Orchestra ad esprimersi con un linguaggio che non presenta sbalzi o dislivelli di tecnica e di stile, ma, al contrario, è comune a tutti o a quasi tutti in fusione tra danza, musica, design, voce e arti visive. Durante lo spettacolo si avverte, qua e là, qualche momento di cedimento e qualche lacerazione – soprattutto di natura ritmica e di successione – ma l’esecuzione nel suo complesso risulta di buon livello storico-filologico e rimanda alla giusta atmosfera. Il tenore Topi Lehtipuu in termini puramente vocali è risultato ottimo, canta bene e possiede un timbro succoso, un mordente e un falsetto che lasciano decantare la melodia senza tralasciare la gestualità nello spazio rappresentativo. Il soprano Núria Rial, riprodotto con un sapiente uso della videoproiezione in ogni luogo del palcoscenico, fin sopra i corpi dei danzatori (a cura di Thomas Freundlich), possiede una espressione vocale (in questo caso meglio dire una voce virtuale) trasognata, con brio e vigore nel fraseggio e nell’articolazione. La danza è morbida e accorata, ma incline ad esprimersi a senso unico, giocata maggiormente sulle capacità di bilanciamento che a loro volta richiedono un controllo tra mente e corpo, giungendo a tratti all’estremità opposta dove si trova un ballare fuori equilibrio tra sospensioni e ripetizioni il che porta ad un’esagerazione, sottovalutando quelle dinamiche necessarie ad un apparire meno forzato. I danzatori maschili e femminili (Jenna Broas, Natasha Lommi, Annika Hyvärinen, David Scarantino, Eero Vesterinen, Won Won-Myeong) eseguono con garbo e melodiosa semplicità; a tratti la tessitura coreografica sposata alla partitura musicale appare esile e svanita ma pur sempre all’altezza delle aspettative per delicatezza, mostrando la fluidità e la levità richieste dallo stile dell’epoca, trasposte oggi nella disciplina contemporanea occidentale. Tero Saarinen nello sforzo di ricreare l’immaginario di Monteverdi denota una cura che ha ragguardevoli punte nella ricerca cromatica e in quella estetica dei costumi firmati da Erika Turunen e in alcune trovate registiche, a tratti suggestive, le quali accompagnano l’azione scenica in settanta minuti senza pausa. La messa in opera della Helsinki Baroque Orchestra (Julien Martin flauto dolce, Tuomo Suni, violino, Aira Maria Lehtipuu, violino, Mikko Perkola, viola da gamba, Eero Palviainen, tiorba, Aapo Häkkinen, clavicembalo) è nitida, palpitante nei momenti gioiosi, languida in quelli tristi. Da porre in rilievo lo sforzo compiuto per cercare di rendere l’allestimento omogeneo, consentendo a quasi tutti gli artisti in scena una attuazione leggera, morbida, quasi ovattata sulla tessitura centrale dei Madrigali. Pregevole alla direzione Aapo Häkkinen, arieggiante secondo la concezione che il compositore cremonese ha nutrito nel passaggio tra rinascimento e barocco. In Terza Prattica. Monteverdi revisited (assistenti coreografi Henrikki Heikkilä, Satu Halttunen emerge una tendenza all’analisi e alla rappresentazione di particolari esteriori o superficiali, riproducenti una natura accesa con la tendenza a creare una danza d’accompagnamento, una sorta di dipinto figurativo-musicale (sound design Marco Melchior, luci Eero Auvinen) che si affaccia e scompare agli occhi dello spettatore. Un omaggio che pone Claudio Monteverdi nel ruolo di protagonista assoluto, un innovatore capace di mutare l’intenerimento in musica e al contempo a far destare sentimenti di appassionata adesione agli spettatori più attenti, grazie ad armonie compositive espresse tra letteratura, filosofia, arte, musica e in questo caso, ora più ora meno, in danza odierna.


 

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