L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Super Sciarrino

 di Giuseppe Guggino

In occasione del settantesimo compleanno di Salvatore Sciarrino il Massimo di Palermo a lui dedica la quasi totalità della propria rassegna annuale sulla musica contemporanea, con l’opera per flauto, le trascrizioni per sassofoni e – spettacolo di punta – l’ultimo (ancora per pochi giorni) lavoro teatrale Superflumina, riflessione penetrante sul tema dei senza fissa dimora.

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Palermo, 4 novembre 2017 - Come «Super flumina Babylonis / Sui fiumi di Babilonia – recita il Salmo 137 – sedevamo piangendo al ricordo di Sion», così sulle fiumane umane che giornalmente attraversano distrattamente e freneticamente le stazioni ferroviarie piangono i senza casa le loro disgrazie. Questa è la similitudine che s’annida dietro il titolo enigmatico dell’ultimo lavoro teatrale – ancora per pochi giorni, in attesa di Ti vedo, ti sento, mi perdo in scena in prima assoluta al Teatro alla Scala dal 14 novembre – di Salvatore Sciarrino su libretto proprio, da un romanzo di Elizabeth Smart: uno guardo impegnato ma mai retorico sulla solitudine di una clocharde, tra l’ultimo treno notturno in arrivo e il primo treno in partenza all’alba.

L’ora e mezza del tempo reale, popolata da suggestioni sonore onomatopeiche di strumenti aerofoni (bel banco di prova per i legni dell’Orchestra del Massimo, superato a pieni voti), da nervosissime strisciate degli archi, da annunci agli altoparlanti di arrivi, partenze e ritardi, si dilata teatralmente in un’interminabile notte d’angoscia nella quale La donna (una bravissima Valentina Coladonato, dalla tenuta strepitosa in una parte massacrante per lunghezza, difficoltà di mnemonizzazione e impegno teatrale, per la continua alternanza di stati d’animo, prima ancora che di registi musicali) incrocia un passante, un poliziotto (impersonati da Salvatore Grigoli) e un giovane (a cui dà voce Riccardo Angelo Strano); è nella solitudine notturna che il discorso musicale della donna – fatto di glissati in cui il passaggio dal discreto al continuo delle frequenze autorizza a parlare di microtonalità – sempre frammentario, disarticolato in parole e intonazioni polverizzate, enuclea tre canzoni sul cibo di risulta, sulle bottiglie di vetro (con la fedele riproduzione in Orchestra dell’odioso rumore dello svuotamento delle campane della raccolta differenziata), l’ultima delle quali, dedicata a pulci e pidocchi, si erge quasi a vero e proprio inno su un tappeto musicale pop, rimpolpato da un Coro che, a differenza della compagine orchestrale, risulta meno duttile nell’adattarsi ad un tipo di scrittura marcatamente distante dal repertorio abitualmente frequentato; e ciò nonostante sul podio, con l’usuale precisione e dedizione, Tito Ceccherini (già direttore nelle recite della prima assoluta dell’opera a Mannheim nel 2011) sia timoniere saldissimo e ispiratissimo.

La riapertura della stazione, circolarmente, riporta la donna alla sua nuova giornata identica alla precedente. Circolarità che si ritrova nello spazio dello spettacolo semiscenico di Rafael R. Villalobos costruito sull’idea – perdente sia sulla carta che alla prova dei fatti – di identificare la stazione ferroviaria con la platea del Teatro Massimo, anestetizzando così l’esigenza di squallore che il testo e il lavoro musicale che il compositore palermitano riesce ad evocare. Sono poche le idee che il giovane regista spagnolo dichiara con le note nel programma di sala a trovare una tangibile traduzione scenica, se non quella di rafforzare visivamente la polverizzazione del testo nelle tre canzoni con l’affastellamento di parole in video (a cura di Davide Vigliotti), seppur con un fastidioso noise provocato dagli apparecchi proiettori.

Ma la forza politica della riflessione sociale di Sciarrino pare comunque trasmettersi senza troppi filtri al pubblico presente nei palchetti, marcatamente più giovane della media, grazie all’attività promozionale dell’Associazione Giovani per il Teatro Massimo. Un pubblico che pare seguire con attenzione e riflette sulla sollecitazione, almeno a giudicare dai commenti che si captano all’uscita per le scale. Segno che lo spettacolo di punta di questo omaggio super Sciarrino ha colpito nel segno; e che, forse, a un risultato così centrato nulla avrebbe aggiunto l’annunciata (poi annullata) lectio magistralis del compositore, evidentemente a 70 anni ancora ben concentrato sulla ricerca e troppo poco incline all’autocelebrazione negli incipriati salotti imborghesiti di provincia: superSciarrino!

foto Rosellina Garbo