L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Oh dischiuso è il firmamento

 di Antonino Trotta

La serie YOUNG dell’Unione Musicale ospita due giovani talenti, Gennaro Cardaropoli e Alberto Ferro che, nella raccolta cornice del Teatro Vittoria, propongono un interessante concerto con opere di Brahms, Stravinskij e Saint-Saëns.

Torino, 02 Febbraio 2019 – Quanti corpi celesti popolano lo sconfinato firmamento musicale: stelle inesauribili che riscaldano l’anima e guidano il cammino, buchi neri generati dalla scomparsa di supernove, meteore passeggere che illudono e disilludono. L’universo, tuttavia, nella sua apparente staticità, non è una dimensione che può essere solo vagheggiata. Occorre scrutarne gli anfratti più inesplorati, varcarne i confini remoti e spingersi oltre il campo visivo di lenti e telescopi perché contemplare le stelle è bello, scoprirne nuove di più. Così il cartellone dell’Unione Musicale, volta celeste del concertismo subalpino, non si limita ad accogliere esclusivamente nomi prestigiosissimi e rassicuranti ma si impegna, con encomiabile costanza, nella ricerca, nella promozione e nella valorizzazione di giovani talenti.

Talenti che, nel caso di Gennaro Cardaropoli (violino) e Alberto Ferro (pianoforte), non temono il confronto con scogli contro cui anche le navi più illustri corrono il rischio di infrangersi. Il concerto si apre infatti con la Sonata no.3 in re minore op. 108, splendida testimonianza del raffinato camerismo del tardo Brahms. Al di là del fraseggio velatamente accademico dell’Allegro iniziale, la sonata è affrontata con mano autorevole e accattivante sicurezza tecnica, egregiamente supportata dalla perspicace musicalità posta in risalto nei lunghi periodi melodici dell’Adagio o nelle sezioni frammentarie e ironiche del terzo movimento. Nel Presto Agitato conclusivo l’impetuosità giovanile del duo rende giustizia alla maestosità delle strutture armoniche e narrative brahmsiane: l’esecuzione è viva, appassionate, febbrile, così come il successivo, celeberrimo, Scherzo tratto dalla F.A.E. Sonata.

L’estro interpretativo si fa decisamente più intrigante nella Suite Italienne (d’après Pergolèse) in cui Igor Stravinskij stabilisce un rapporto di fertile scambio tra avanguardia e tradizione. Cardaropoli sfoggia ora una cantabilità lucente, incisiva, e Ferro, di par suo, asseconda ogni esigenza del compagno di viaggio, intavolando un tessuto pianistico cangiante e ancillare. L’intesa tra i due musicisti è eccellente, puntuale in ogni sfumatura dinamica e agogica, magnetica nelle inflessioni che impreziosiscono il dettagliato disegno musicale.

Arriva quindi l’Introduzione e Rondò Capriccioso Op. 28: il virtuosismo è estremo, soprattutto per il violino, che affronta di pancia l’insidiosa scrittura di Saint-Saëns. Qualche incertezza è normale, e in questo frangente si trascura, ma la spregiudicatezza del violino è assolutamente ammirevole, e di gran valore. E il valore paga, come i due bis offerti al pubblico entusiasta: Syncopation di Fritz Kreisler e Conte passionné di Franz von Vecsey.

Applausi meritatissimi per questi due giovani artisti. Il sentiero che conduce ai bagliori della via lattea è ancora in salita ma per loro, sicuramente, s’è già dischiuso il firmamento.