L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Rossini domani

 di Roberta Pedrotti

Antipasto rossiniano a Pesaro, in vista del quarantesimo ROF, con i giovani dell'Accademia "Alberto Zedda" in concerto. Buono il livello complessivo con alcune punte di diamante.

PESARO 22 luglio 2019 - In attesa del debutto del quarantesimo Rossini Opera Festival con l'attesissima nuova produzione di Semiramide, è già tempo di anteprime e iniziative collaterali. Un'Italiana in Algeri con le marionette della famiglia Colla (e le voci registrate di Horne, Ramey, Palacio, Trimarchi), i concerti dal balcone di Casa Rossini e, particolarmente ghiotta, la carrellata delle voci del Festival Giovane con il concerto finale dei corsi dell'Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”. Un'anteprima del Rof, un'anteprima delle voci rossiniane di domani, che risentiremo fra meno di un mese nel Viaggio a Reims e ora spaziano in un programma che va dalla Cambiale di matrimonio a Le comte Ory passando per Semiramide e Matilde di Shabran.

È subito chiaro che Ernesto Palacio, che è succeduto ad Alberto Zedda anche alla direzione dell'Accademia, punti a una specializzazione d'eccellenza per cantanti giovani, sì, ma già professionalmente formati, pronti, se non subito per la ribalta maggiore, per entrare a testa alta nel cartellone del Festival. In effetti, abbiamo ascoltato prove di rilievo, con alcune punte d'eccellenza nel contesto confortante di una generazione di cantanti che ha metabolizzato il belcanto, lo stile e la scrittura rossiniana.

Le primedonne della serata si spartiscono equamente il campo della commedia e della tragedia. Da un lato, Paola Leoci colpisce nel segno con un colore di voce particolare e una personalità teatralissima nel duetto con Geronio dal Turco in Italia per poi sfoderare lucenti colorature in “Vorrei spiegarvi il giubilo”; dall'altro Giuliana Gianfaldoni lascia a bocca aperta per la maturità con cui affronta, fra filati e accenti tragici, la scena di catene di Amenaide, per poi ribadire la bellezza del timbro, fresco e rotondo, e del legato nel duettino amoroso dalla Donna del lago. La sua voce si fonde a meraviglia con quella del suo Malcom, Chiara Tirotta, che già nel rondò di Cenerentola aveva fatto capire di essere un mezzosoprano belcantista di rango, musicale, espressivo, dotato di un registro acuto facile e lucente. Per contro, l'altro mezzosoprano, Ulyana Biryukova, pare versato a tessiture più contraltili e affronta con spirito il duettino fra Isabella e Mustafà con Jenisbek Piyazov, timbro scuro ed esotico simpaticamente prestati al Bey, mentre nell'aria di Assur appare ancora un po' rigido.

Sul versante femminile abbiamo ancora il canto leggiadro di Claudia Urru come Giulia nella Scala di seta (in duetto con il Germano corretto ma non troppo espressivo di Dmitry Cheblykov) e Fanny nella Cambiale di matrimonio, questa volta con Matteo Roma, che abbiamo ascoltato sicuro nell'aria di Don Ramiro dalla Cenerentola. Abbiamo il bello smalto aristocratico di Olga Dyadiv nel duetto dal Comte Ory “Ah! quel respect, Madame”, le sfumature più brunite di Francesca Longari come Matilde di Shabran nel duettino con Aliprando, l'emozione palpabile di Maria Chabounia come Ninetta della Gazza ladra.

I tenori, tutti tecnicamente ben strutturati, chiari nella dizione e nella resa musicale, sono il citato Matteo Roma (Don Ramiro ed Edoardo Milfort), Diego Godoy (Comte Ory nel duetto con Adèle), Daniel Umbelino (Almaviva in duetto con Figaro) e João Terleira (Lindoro di bello smalto in duetto con Mustafà).

Fra le voci gravi piace molto il buffo Diego Savini, impegnato nell'aria di Taddeo e nel duetto con Paola Leoci, ma desta anche attenzione e aspettative Jan Antem nell'ardua cavatina di Dandini, mentre a Dean Murphy, baritono brillante disinvolto e sicuro, manca solo una maggior confidenza con la lingua italiana per imporre il suo Figaro (“Largo al factotum”) e il suo Aliprando (nel duettino da Matilde di Shabran). Oltre ai già citati Piyazov e Cheblykov, citiamo infine la bella voce di basso di Kyeongwook Jang (“La calunnia” e “Se inclinassi a prender moglie” con Terleira) e il buon Figaro (“All'idea di quel metallo” con Umbelino) di Andrei Maksimov.

Al pianoforte si alternano Ruben Sancho-Vieco ed Elisa Cerri, mentre per il gran finale si alza dalla prima fila il maestro Nikolas Nägele, che dirigerà Il viaggio a Reims durante il Rof, per guidare tutta la schiera dei giovani dell'Accademia nel gran pezzo concertato a quattordici voci. Una bellezza che commuove sempre, per di più con il brivido entusiasta di tanti ragazzi di belle speranze: il miglior auspicio in attesa del Rof numero quaranta.

foto Amati Bacciardi


 

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