L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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L'ultimo applauso

Il 20 agosto 2016 Daniela Dessì ci ha lasciati. La notizia, diffusasi a macchia d'olio nella notte fra sabato e domenica è esplosa nell'incredulità generale. Anche a distanza di una settimana è difficile abituarsi all'idea di dover parlare di lei al passato.

L'Ape musicale le dedica un doveroso omaggio. 

Ricordo di Daniela Dessì: Marta Mari

Ricordo di Daniela Dessì: Mihaela Marcu

Il momento dell'addio

di Roberta Pedrotti

BRESCIA 23 agosto 2016 - La cattedrale di Brescia è sobria e disadorna: il gonfalone della Leonessa d'Italia e quello di Viareggio (a testimoniare, grato, la straordinaria militanza pucciniana), alcuni omaggi floreali, le candele accese nel presbiterio, niente di più, in un cordoglio composto e dignitoso. Intorno il dolore e l'affetto di familiari, colleghi, amici, ammiratori.

Ma in questo addio c'è qualcosa di sbagliato, profondamente sbagliato e ce lo diciamo in silenzio, con le lacrime, gli sguardi, gli abbracci: non doveva essere oggi. Non avremmo dovuto trovarci lì, per Daniela Dessì, il 23 agosto del 2016, non così presto.

Fa caldo, là fuori, il cielo è limpido, il sole arroventa l'aria; già due ore prima della cerimonia in Duomo qualcuno prega, pian piano i banchi e le sedie aggiunte si riempiono, alla fine qualcuno rimarrà in piedi.

Siamo in tanti, e percepiamo il calore di chi, costretto alla distanza fisica, è sinceramente vicino con il cuore. Fare nomi potrebbe esser superfluo, indelicato verso chi non viene citato, ma non può non stringersi il cuore nel vedere l'ottantaseienne Pierluigi Pizzi varcare tutto solo la soglia e prender posto, commosso, per dare l'ultimo addio alla sua Duchessa Elena. È impossibile non percepire la profondità del dolore di un attonito Alfonso Antoniozzi, di Francesco Meli e Serena Gamberoni, quasi senza fiato, di un pallidissimo Michele Pertusi, e di Marco Tutino, in Duomo già due ore prima della cerimonia, e Leo Nucci, Cecilia Gasdia, Luciana D'Intino, agenti, direttori artistici, una nutrita rappresentanza del Club dei 27 di Parma, melomani, amici. C'è, sconvolto, Francesco Renga, c'è il sindaco di Brescia Emilio Del Bono con l'assessore alla cultura Laura Castelletti.

C'è, soprattutto, un pensiero incredulo che sembra rimbalzare condiviso da tutti: non potremo più ascoltarla cantare, non potrà più insegnare, non le potremo più parlare, non potrà più ridere, amare, non c'è più. E non era il suo momento, non può essere successo così, all'improvviso, dopo una malattia rapidissima e devastante, nota solo a pochissimi intimi.

Gli affetti più profondi e privati si manifestano nella musica: da tempo, ormai, Daniela svolgeva volontariato presso la comunità di recupero Shalom, con lezioni di musica e canto, preparando il coro dei ragazzi che ha aperto e chiuso la cerimonia con Amazing Grace e Nessuno ti ama come me, canto religioso moderno nel quale spiccava come solista il figlio Jacopo, bella voce e ben educata, nonostante l'emozione, tanto che per un istante è balenato il dubbio che non fosse in realtà proprio Renga ad aver preso posto accanto all'organo. A dirigere il coro c'è il padre di Jacopo, Giuseppe Sabbatini, che si prodiga con forza incredibile nell'organizzazione e nel sostegno al figlio e a Fabio Armiliato, compagno inseparabile di Daniela da sedici anni. Tutto l'amore che lei ha saputo ispirare si legge nei volti e nella solidarietà dei “suoi” tre uomini. E, davvero, ci si chiede quale ispirazione sovrumana, se non il desiderio di dedicare l'ultimo canto per la donna adorata e a lui sempre unita nella musica, possa aver permesso a Fabio di intonare Panis Angelicus durante l'Eucarestia. Marta Mari, giovanissima allieva di Daniela, canta con lui e gli stringe la mano, in un reciproco gesto di conforto. La sua voce sopranile, poco prima, aveva levato la preghiera dell'Ave Maria composta, con qualche reminescenza dall'Aida, proprio da Armiliato, e già cantata dalla stessa Daniela.

Non ci sono parole per quanto è avvenuto, ma Fabio Armiliato ha saputo ugualmente raccoglierle nel più bel saluto che un uomo innamorato potesse esprimere, fra tenerezza, nostalgia, ammirazione. “Ciao, amore mio”, già queste sue prime parole stringono il cuore e la gola, si imprimono, fra le lacrime e i singhiozzi nella memoria di questo giorno, sintetizzando tutto il dolore e l'amore che Daniela Dessì ha ispirato, fra chi era più vicino, fra chi, in un modo o nell'altro, ha avuto modo di incrociarla, fra chi non la conosceva che dalla sua voce.

A quella voce che non c'è più si tributa l'ultimo applauso, ma, no, non doveva essere qui, non doveva essere così, non doveva essere ora. Ora, nel 2016 avremmo dovuto applaudire Daniela Dessì solo sulle scene, avremmo dovuto solo congratularci con lei dopo aver applaudito i suoi allievi.

 In sua memoria è costituita una Fondazione a scopo benefico, per la lotta ai tumori. Chi volesse contribuire può scrivere all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.