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La cosa più bella

 di Roberta Pedrotti

La Festa dell'Opera di Brescia torna anche quest'anno come una splendida e coinvolgente dichiarazione d'amore per il melodramma diffusa nella città, anche nei suoi gioielli più segreti, in un programma fitto di eventi dall'alba a mezzanotte.

BRESCIA, 8 giugno 2019 - In un assolato pomeriggio di giugno senti, nel corso, in centro, serpeggiare le note della sinfonia del Barbiere di Siviglia e capisci che quello di cui ti occupi è la cosa più bella del mondo. Che siamo fortunati, e un po' ci si commuove per quei quattro di ragazzi con sassofono, allievi del Conservatorio, che inanellano trascrizioni e sinfonie operistiche circondati da una piccola folla attenta, fra cui due bimbetti piccoli piccoli che sulle note della Danza di Rossini si lanciano in balli scatenati. Poi, basta voltarsi, e un'altra musica richiama l'attenzione dalla facciata del Teatro Grande: tutti con il naso in su per un Nemorino o una Regina della Notte che si affacciano dal terrazzo del Massimo cittadino, mentre un'altra frotta di curiosi s'infila nel portone aperto, per curiosare nel foyer, nel caffé, magari fra i palchi.

Questa è la Festa dell'Opera di Brescia, la giornata in cui la musica invade la città, sorprende chi non se l'aspetta, gioca con chi si è presentato puntuale e consapevole all'appuntamento, e sta in agguato. Per strada, en plein air, ma anche in angolini segreti che la città svela per l'occasione (quest'anno, per esempio, il gioiellino del salotto cinese nella Rotary House di Palazzo Averoldi). Il flash mob si evolve, con mini concerti che germogliano per le strade, nei centri commerciali, in metropolitana, ma ci sono anche tavole rotonde, incontri più o meno seri, spettacoli dedicati ai più piccoli, appuntamenti raffinati o rielaborazioni jazz o commissioni a compositori contemporanei (lo scorso anno in omaggio a Pelléas et Mélisande di Debussy, quest'anno al Macbeth verdiano), recital classici che spaziano dal barocco all'Ottocento e oltre. Poi, naturalmente, le danze si chiudono in grande stile, il fitto programma di eventi gratuiti sparsi per Brescia si concentra in due grandi concerti, sempre gratuiti, nelle meraviglie del Teatro Grande, la vera casa dell'opera pronta ad accogliere tutti dopo le follie festose, e del Tempio Capitolino.

Dal 2012 a oggi la Festa si è rinnovata ed è rimasta fedele a sé stessa. Una folle journée di musica libera da ogni confine e freno inibitorio, a muoversi fresca e spensierata, ma non banale, in mezzo alla gente. Qualcosa non sarà perfetto? Può darsi, ma lo spirito non è certo quello del Beckmesser in una Festa, e anche a volerlo fare, i rilievi sarebbero davvero minimi. Lo spazio per un pizzico di serietà - speriamo non di pesantezza - peraltro non manca, quest'anno nella tavola rotonda condotta da Angelo Foletto con la sottoscritta, Paolo Locatelli e Luca De Zan a parlare di Opera e critica musicale nell'epoca di internet e dei social network.

“Chi dice che l'opera è noiosa non ne ha mai vista una” sentenzia Pippo nella bella storia Topolino e il codice armonico (Artibani/Mottura, Topolino 3028, 4 dicembre 2013) e non gli si può dar torto. Basta conoscere, esplorare, e, se il Teatro mette magari un po' di soggezione, nell'opera ci si può anche imbattere per strada, stringere la mano, scambiare quattro chiacchiere... e forse decidere di rivedersi, al Grande, alla Scala, al Regio o alla Fenice! Un giorno così, per incontrare l'opera, è davvero un evento speciale, atteso nella sua gioiosa unicità (semel in anno licet insanire, mentre folleggiare oltre misura stucca), ma anche nella sua qualità, nella varietà di eventi che coinvolgono le forze del Conservatorio, della Banda Cittadina, di pianisti, ensemble strumentali e di schiere di cantanti giovanissimi (e che splendida esperienza e palestra può essere cantare per una volta così, senza rete, in mezzo alla gente!) e più affermati. Per non far torto a nessuno dei validissimi più o meno noti interpreti di questa festa, citiamo per tutti una gloria locale, il mezzosoprano Annalisa Stroppa, fra gli interpreti del galà conclusivo diretto da un maestro del calibro di Valerio Galli.

Dall'alba al tramonto, di musica non si fa indigestione – anche perché, volendo, si cammina parecchio – ma ci si inebria. Una sbornia felice che lascia appagati e non storditi, proprio come quando si brinda fra amici con un vino o un liquore di qualità.

Sì, l'opera è proprio la cosa più bella del mondo: siamo fortunati, condividiamola e festeggiamola!


 

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