L’ape musicale

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Il teatro a ritmo di decreto

di Antonino Trotta

Nel corso della teleconferenza di venerdì 15 maggio, il sovrintendente del Teatro Regio di Torino Sebastian Schwarz propone soluzioni per il futuro senza mai perdere di vista le gravanti urgenze del presente.

Guarda anche l'intervento di Sebastian Schwarz inVideo

Torino, 15 maggio 2020 – Sistemare le chiome più o meno grintose, richiamare al lavoro quelle camicie temporaneamente sospese in cassa integrazione mentre si guarda compulsivamente l’orologio folgorati da un irrequieto stato d’animo che altalena tra l’euforia del non vedo l’ora e all’angoscia oddio sarò in ritardo: l’inizio di giornata è stato così, frenetico come le ore di preparazione che precedono l’inizio di una serata in teatro. Ahimè la serata in teatro non c’è stata e forse mancheranno dal tourbillon quotidiano ancora per un po’, ma i volti accorsi alla video conferenza del sovrintendente del Teatro Regio di Torino Sebastian Schwarz erano gli stessi di ogni prima tra i velluti del Regio. Una vera gioia rivederli, anche se non li conosco personalmente tutti.

Se da queste colonne in cui proviamo a riportare il succo della conferenza pretendete nomi, titoli, date o combinazioni vincenti rimarrete piuttosto delusi: ora come ora che, a quanto pare, in teatro si naviga ancora a vista, con il ritmo dell’istituzione scandito non più dalla musica ma dall’incedere dei decreti, dare qualcosa per certo sarebbe un vero azzardo. Questo di Schwarz, di fatto, non è un incontro per creare aspettative, piuttosto l’occasione per osservare il presente e specialmente il futuro del Regio con prospettive che, per quel che s’è detto, odorano già di nuovo.

La ripartenza, innanzitutto: una domanda che ancora rimane orfana di una risposta. Non si sa il quando perché, purtroppo, non dipende da loro. Sul come invece si avanzano proposte concrete: Sebastian Schwarz intavola l’idea di un concerto-festa all’aperto (in lizza il Parco Dora, affascinante area post-industriale da trasformare nella versione torinese del Waldbühne berlinese) che possa da un lato celebrare la ripartenza dell’istituzione dopo la morsa della pandemia, dall’altro rivelarsi come la prima edizione di una tappa fissa di ogni prossima conclusione di stagione che, perché no, andrebbe festeggiata con un momento di condivisione in larga scala. Poi ancora si occhieggia a concerti con i vari gruppi da camera dell’Orchestra, alla possibilità di rielaborare il programmato Barbiere di Siviglia per un’esecuzione all’aperto ma anche qui, non si dà nulla per assodato. E se c’è qualcosa di sicuro, di solito non è una bella notizia: Simon Boccanegra (con Alvarez, Pertusi, Lokar, troppo bello per essere vero), ad esempio, non si farà, almeno per ora. La stessa foschia aleggia sulla reintegrazione al lavoro delle maestranze del Regio, ora sospesi in cassa integrazione, il cui reinserimento dipenderà fortemente dalle modalità di riapertura. Intanto è previsto per la settimana prossima un incontro con i sindacati per il reinserimento in sicurezza della forza lavoro. Non possiamo fare altro che aspettare.

Solo rispetto alla situazione critica in cui versano i “solisti” Schwarz tradisce una seria preoccupazione: in continuo contatto con l’ANFOLS (Associazione Nazionale Fondazioni Lirico-Sinfoniche) e Opera Europa, il sovrintendente marca l’accento sull’urgenza di nuove misure contrattuali che tutelino meglio i liberi professionisti dello spettacolo a cominciare dal rinnovamento del paradigma di retribuzione che, come è noto, prevede compensi per le recite portate a casa e non per le prove effettuate.

Se il presente è velato, sul futuro del Regio Schwarz ha idee chiare e, per più di un aspetto, sinceramente rassicuranti. Innanzitutto Schwarz, sempre sia lodato, porta a Torino finalmente l’idea di programmazione ad ampio raggio: qualche settimana fa, in una diretta Facebook, il sovrintendente ha rivelato di aver stabilito i titoli inaugurali per le stagioni fino – se non ricordo male – al 2024 e stamane non manca di sottolineare il concetto nel ribadire la necessità di conoscere con una look-ahead di almeno 3 anni i sovvenzionamenti statali affinché la programmazione possa essere efficace ed efficiente.

La moneta sonante, al solito, è la grande nota dolente e quando si comincia a parlare di fondi pubblici e privati le braccia rischiano di schiantarsi fragorosamente al suolo: contributi promessi per gli anni passati in limitante ritardo, artisti impegnati nelle stagioni 2018 e 2019 ancora da pagare e l’incombente ghigliottina sui sussidi futuri – si è accennato alla riduzione del contributo regionale in favore del sostegno previsto dal decreto Rilancio Piemonte che, a onor del vero, il sovrintendente definisce comprensibile e legittimo –; poche storie, il solito triste, angosciante copione esasperato, come se non bastasse, dall’ingente voragine debitoria ereditata dalle amministrazioni precedenti – e anticipa in merito che il bilancio di quest’anno non si chiuderà in pareggio –.

«Economia di spesa non significa economia artistica», anche sulla questione finanziaria Schwarz conserva però una rasserenante propositività ed espone strategie decisamente intriganti: istituzione di un giovane ensemble, di una compagnia stabile che possa operare specialmente all’interno del Piccolo Regio in spettacoli confezionati su misura da portar poi in giro nei tanti teatri disseminati sul territorio piemontese; riutilizzo di molte tra le oltre ottanta messinscene disponibili nei magazzini del Regio (perché no, sperimentare una soluzione di teatro di repertorio come accade, ad esempio, alla Staatsoper di Vienna?) e soprattutto fare rete, cioè intensificare l’attività di coproduzione e scambio su territorio nazionale e internazionale così da abbattere i costi – una nuova produzione realizzata a Settimo, svela il sovrintendente, può costare dalle duecento alle seicento mila euro mentre un noleggio si aggira intorno ai centomila – e presentare più frequentemente spettacoli nuovi sul palcoscenico del Mollino. Il meglio dell’opera del mondo a Torino, che prospettiva goduriosa.Del resto, senza nemmeno annunciare la prossima stagione, già il cartellone del festival Donizetti Opera conferma che la squadra del Regio – in cui, oltre a Schwarz, militano anche altri pezzi da novanta – si è mossa in questa direzione.

Col suo eloquio accogliente Schwarz invoglia la nostra immaginazione a prefigurarsi scorci futuri, nonostante le difficoltà, più che rosei ma al tempo stesso tiene i piedi ben piantati . Non manca nemmeno di puntarli a terra, respingendo con signorile sdegno le paradossali congetture – un po’ simili alle teorie circa la responsabilità del 5G nella diffusione dell’epidemia – secondo cui i teatri, da questa seria emergenza, ci avrebbero addirittura guadagnato. Ai terrapiattisti del web controbatte chiaro e tondo: i teatri in questo periodo non stanno guadagnando un euro e ogni sforzo è atto esclusivamente per scongiurare la contrazione di nuovi debiti. Senza poi considerare il fatto che tutti i rimborsi con voucher oggi saranno serate a zero incassi domani, ma anche a questo il teatro si sta preparando – chi può, doni –.

Insomma il presente non è incoraggiante, il futuro incerto. Ma, almeno questa è la mia personale impressione, siamo in ottime mani.


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