L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Alceste alla lavagna

di Ramón Jacques

Marc Minkovski dirige l'opera di Gluck confermando la sua grande affinità con lo stile del compositore. Del tutto convincente anche il cast, mentre la pur interessante visione scenica di Olivier Py rischia di apparire, alla lunga, distraente e stancante.

PARIGI 7 ottobre 2013 - Alceste, di Christoph Willibald Gluck, è andata in scena al mitico Palais Garnier, come omaggio al suo compositore nella celebrazione dei trecento anni dalla nascita. La realizzazione scenica è stata affidata al regista francese Olivier Py, che si è ispirato alle origini della tragedia greca e all'essenza del teatro stesso per raccontare narrare la vicenda, con un'intensa drammaticità scenica, costumi moderni basati sul contrasto fa in bianco e nero e un unico elemento scenico, un'enorme lavagna fissa in fondo alla scena ideata da Pierre-André Weitz e animata da ponteggi mobili. Su questi ponteggi vari pittori disegnavano con matite ogni tipo di figura, da fiori alla stessa facciata del teatro, cancellandoli immediatamente appena terminati, simboleggiando così la fragilità, la metamorfosi e la scomparsa delle cose e degli esseri.

Un'innovativa ma controversa messa in scena che però nel corso della rappresentazione si è rivelata noiosa, distraendo l'attenzione dalla parte veramente interessante, ossia l'esecuzione musicale.

Marc Minkovski, a capo del coro e dell'orchestra Les Musiciens du Louvre, ha dimostrato la conoscenza profonda e la sua affinità nei confronti delle opere di questo compositore. L'ensemble ha suonato in modo omogeneo, con espressione e bel senso musicale, emozionando in molti passi. Il mezzosoprano Sophie Koch ha ben interiorizzato il personaggio di Alceste, reso in maniera drammatica e commovente, senza mai perdere di vista l'eleganza dell'emissione in una vocalità di colore scuro e profondo, facendo risaltare le esigenze belcantistiche del ruolo. Anche il tenore Yann Beuron ha fornito una prestazione impeccabile, con una voce molto duttile dal gradevole timbro bronzeo. Correto il resto del cast, con una nota per i baritoni Jean-François Lapointe come sommo sacerdote e Frank Ferrari, nel ruolo di Hercules, qui rappresentato come un mago.

 


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