L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Tosca italiana

di Roberta Pedrotti

La seconda compagnia in scena a Bologna per l'opera pucciniana è composta interamente da madrelinga, a tutto vantaggio della chiarezza del fraseggio e della dizione, soprattutto per quanto concerne la protagonista. Annalisa Raspagliosi fa infatti valere tutta la sua esperienza in un'interpretazione sicura e consapevole della diva romana. Al secondo ascolto l'eccellenza della concertazione di Jader Bignamini offre sempre nuovi dettagli da delibare e approfondire.

[Leggi la recensione della prima]

[Leggi la recensione della terza]

[intervista a Jader Bignamini]

BOLOGNA 21 febbraio 2014 - La triplice compagnia di Tosca, al Teatro Comunale, prosegue il suo cammino e presenta la sua sua seconda faccia, l'unica tutta italiana fra due distribuzioni che prevedono due Scarpia statunitensi e, l'una, una Tosca basca, l'altra, un Cavaradossi coreano. Senza scadere in odiosi e oziosi campanilismi, nella chiarezza e consapevolezza della dizione i madrelingua hanno così potuto segnare un apprezzabile punto di vantaggio, al quale Annalisa Raspagliosi ha sommato quello non indifferente (soprattutto rispetto a un'Arteta esordiente nel ruolo) di una lunga frequentazione dell'eroina pucciniana, il cui carattere le è evidentemente assai congeniale.

Restituisce la popolana fatta diva e travolta dal gioco della Storia, ne combina l'istinto naturale e l'atteggiamento ricercato, le pose da primadonna, le passioni e le debolezze; nel terzo atto, quando lei “buona” e “credente” si è macchiata del sangue di un uomo e ha vissuto la tragedia reale dopo averla vissuta solo nella finzione scenica, non sembra tanto essersi elevata a consapevole eroina rivoluzionaria, quanto trovarsi sull'orlo dell'alienazione, stordita e sopraffatta dagli eventi. La sua non potrà dirsi una prova vocalmente prodigiosa, ma sa ben districarsi con l'esperienza a compensare anche qualche suono meno facile o meno a fuoco, rendendo nel complesso giustizia alla parte: basta infatti la gioia di trovare finalmente un'artista che canti le note scritte da Puccini per “Quanto? […] Il prezzo!” senza adagiarsi nel parlato tradizionale per applaudirla e ringraziarla di cuore.

Parte male, invece, il Cavaradossi di Massimiliano Pisapia, con un “Recondita armonia” in imbarazzante debito d'intonazione. Si rinfranca nel prosieguo, senza uscire dai binari di una prova genericamente generosa, ma la povertà del timbro nella zona di passaggio (afflitta anche da un certo vibrato) e delle mezzevoci, tutte mancanze d'ordine tecnico, impedisce di scandagliare le finezze della scrittura pucciniana rendendo lo slancio ideale e il trasporto sensuale dell'amante di Tosca.

Debole, ma meno appariscente nel bene e nel male, lo Scarpia di Angelo Veccia, vocalità priva di particolari attrattive e interprete non troppo incisivo, arroccato in una perenne espressione torva e accigliata, senza nemmeno un quid di autoritario e demoniaco nel canto a giustificarla.

Ciò nonostante, vuoi per esperienza vuoi per maggiore familiarità linguistica, la recita è stata complessivamente caratterizzata da una maggiore precisione musicale da parte dei solisti e da una recitazione più convincente di quanto non si sia visto e sentito alla prima: non solo è parso più azzeccato e compiuto il personaggio delineato dalla Raspagliosi, ma anche Pisapia impugna il pennello e ritocca la Maddalena con maggior credibilità rispetto a Secco.

Abbiamo così meglio apprezzato il lavoro registico di Marras, ma anche Jader Bignamini ha sicuramente patito meno preoccupazioni dal podio e merita un elogio pure il coro infantile preparato da Alhambra Superchi, che è parso ancor più a fuoco nella scena della cantoria.

Al secondo ascolto tutta la concertazione si rivela, però, ancor più preziosa, come uno scrigno inesauribile di finissimi dettagli strumentali e di cure minuziose, d'ampio respiro e di chiarezza esemplare nelle suggestioni e nella dialettica della condotta tematica.

Stabile il livello dei comprimari, invariati tranne che nel caso di Raffaele Costantini, un carceriere burbero e sbrigativo assai efficace, e Alice Bertozzo, puntuale pastorello.

Pubblico decisamente più numeroso e caloroso rispetto a quello della prima.


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