L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Fuoco e Velluto

di Andrea R. G. Pedrotti

ANNA NETREBKO

VERDI

Arie da Don Carlo · Giovanna d'Arco · Macbeth · Il trovatore · I vespri siciliani

con Rolando Villazón

Orchestra del Teatro Regio di Torino

direttore Gianandrea Noseda

CD Deutsche Grammophon 2013 1

CD/Download: 0289 479 1052 7

CD DDD GH Deluxe Edition: 0289 479 1736 6 1 CD + 1 DVD

A duecento anni dalla nascita, Giuseppe Verdi riceve un ulteriore e prezioso omaggio da parte della Deutsche Grammophon. Anna Netrebko, certamente una delle più grandi primedonne dei nostri tempi, celebra il genio bussetano interpretando cinque personaggi del catalogo verdiano. La cantante russa, dopo aver affrontato ruoli come Violetta, Gilda o Nannetta, decide di ampliare, nella piena maturità della carriera, il suo repertorio e i suoi orizzonti, con quelle che possono sembrare, esclusivamente sulla carta, delle sfide.

Soprano lirico puro, pur dotato di invidiabili agilità, grazie a una personalità interpretativa fuori dal comune, primeggia in personaggi dal carattere massimamente eterogeneo con eguale efficacia e pathos. Si badi bene, quando ci si trova davanti all'ascolto di una cantante del genere non bisogna aspettarsi un mero esercizio calligrafico, la Netrebko non solo non commette errori, ma riesce, senza alcun supporto visivo, a far percepire la psiche di ogni personaggio, grazie a un attento uso degli accenti, delle vocali e a un utilizzo efficacissimo di chiaroscuri, conditi dal tipico, e sempre più raro, colore brunito che l'ha contraddistinta fin dagli esordi. Attraverso una semplice frase è in grado di rendere appieno tutto il mondo e l'interiorità di questo o quel ruolo. Stupisce la facilità con cui riesca a passare da opere molto diverse quali Macbeth o Don Carlo, senza che venga meno l'eccellente resa cui ci ha abituati da tempo. Quando ci si trova davanti a cantanti del genere non si può parlare di musica in senso stretto; Anna Netrebko nelle sue interpretazioni esprime una forma d'arte a tutto tondo, assolvendo appieno il compito di comunicare non solo con la voce, ma con l'anima stessa. Non bisogna ricercare un puro sensazionalismo, fatto di puntature acute ed esercizi di stile, che risultano affatto insensati da un punto di vista drammaturgico; in questo CD viene eseguito ciò che Verdi richiedeva: questo è l'omaggio maggiore che il genio Bussetano potesse ricevere.

Possiamo apprezzare, per quanto riguarda Macbeth, la scena e cavatina del primo atto, l'aria del secondo e il sonnambulismo. Il disco si apre con una Lady (la scena iniziale e il sonnambulismo vengono eseguiti nella versione del 1847) diversa, paragonata ad altre interpreti del medesimo ruolo. La lettera è declamata magistralmente, il canto è sicuro in ogni passaggio, ma quello che più colpisce è la personalità con cui viene affrontata ogni frase: non ci troviamo davanti ad una follia disorganizzata ed eccessiva; la Netrebko individua il vero carattere della regina scozzese, tratteggiando ogni espressione con una lucidità e un fraseggio notevolmente efficaci. Meraviglioso l'accento donato alla singola nota (perché, è sempre bene ricordarlo, in Verdi la parola e la musica non possono mai prescindere l'una dall'altra), fino a raggiungere l'assoluta eccellenza nella Gran scena del sonnambulismo.

Stesso discorso vale per Giovanna d'Arco, dove la Pulzella d'Orléans, simbolo della Guerra dei Cent'anni da parte francese, pare rivivere, ascoltando la perfetta interpretazione della cantante russa.

L'eclettismo artistico di Giuseppe Verdi e della Netrebko viene rimarcato dalla scelta, per quanto riguarda la parte di Elena in I vespri siciliani, prima della romanza tradizionalmente estrapolata dal gran duetto del quarto atto, "Arrigo, ah! parli ad un core", in cui si legge tutto lo strazio e il presentimento della prossima fine, prima che Monforte conceda la grazia a entrambi. Resa appieno l'esplosione di gioia della giovane palermitana (per quanto d'origine austriaca) nell'interpretazione di "Mercé, dilette amiche", forse il brano più celebre dell'opera, assieme a "O tu, Palermo", con una precisione musicale incredibile in tutta l'ampia estensione richiesta dal Bolero: le impervie agilità appaiono quasi di scarsa difficoltà e ogni sospiro pare minuziosamente studiato, donando un esito che, raramente, abbiamo avuto il piacere di apprezzare a tal punto.

L'omaggio prosegue con la scena e l'aria del quinto atto del Don Carlo. Qui Anna Netrebko sottolinea, con espressione di rara efficacia, tutto lo struggimento interiore di Elisabetta di Valois, la quale, in nome della ragion di Stato, ha abbandonato il sogno di Fontainebleau, senza farsi pervadere dalla follia propria del principe delle Asturie, ma unendo melanconia e profondo senso del dovere, chiusa nella sua solenne preghiera, innanzi al sepolcro di Carlo V.

Il disco si conclude con la scena e l'aria del quarto atto del Trovatore, "D'amor sull'ali rosee". La Netrebko fa comprendere appieno l'umana reazione di una quindicenne travolta dalle drammatiche vicende di amore e morte, che la stanno coinvolgendo al punto da portarla all'avvelenamento. Il fraseggio e l'interpretazione sono a livelli difficilmente eguagliabili per tutta la prima parte, con variazioni di registro e sfumature di notevole livello. Nel "Miserere", si ha il piacere di ascoltare un pertichino di assoluto prestigio: Rolando Villazòn, rinato a splendida nuova vita artistica, riesce, in poche frasi, con fraseggio, personalità e senza mai trascendere da una rigorosa lettura della scrittura verdiana, a rendere tutto il mondo e il sentire del giovane, sfortunato e ardimentoso menestrello spagnolo. L'ascolto di Manrico, imprigionato nella torre, quindi fuori scena, conduce Leonora ad affrontare la cabaletta "Tu vedrai che amore in terra", interpretata da Anna Netrebko, una volta di più, con precisione puntuale, quasi maniacale, ma, grazie ad una personalità senza pari è in grado di riflettere tutto il fuoco che questa pagina richiede.

Orchestra e coro, in stato di grazia, sono diretti nel migliore dei modi dal maestro Gianandrea Noseda, il quale affronta ogni numero con ottima scelta di tempi e dinamiche.

Le note, dall'azzecatissimo titolo “Fuoco e Velluto”, sono curate da Roger Pines. Qualche dubbio sulla scelta grafica della copertina, ma la qualità del disco certo non ne risente.


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