L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Le nubi dell'Olimpo

 di Roberta Pedrotti

 

Fabio Biondi, splendido violinista e musicista, profondo conoscitore del repertorio settecentesco, non dà il meglio di sé impugnando la bacchetta sul podio di un'orchestra tradizionale. Nel delineare un percorso attraverso tre frutti della maturità mozartiana accumunati dalla tonalità di Do maggiore l'intelligenza delle intenzioni non trova sempre piena realizzazione.

BOLOGNA, 10 febbraio 2016 - Nel giro di pochi giorni – e prima di una parentesi di tre mesi che porterà gli appuntamenti della stagione sinfonica nuovamente all'auditorium Manzoni – rieccoci per un concerto al Teatro Comunale, con la possibilità di saggiare gli effetti della nuova camera acustica in un repertorio e con un organico affatto differenti rispetto all'inaugurazione: prima la monumentale Nona di Beethoven, con orchestra al gran completo, soli e coro, ora un programma strumentale tutto mozartiano affidato a uno specialista del barocco e delle esecuzioni storicamente informate, come Fabio Biondi.

Si conferma il calore di un suono molto più presente e avvolgente, valorizzato soprattutto nelle risonanze più gravi. L'orchestra sta ancora prendendo le misure per rendere al meglio le dinamiche e gli equilibri, ma la struttura ha dimostrato di per sé di non soffocare il repertorio settecentesco, di adattarsi bene a stili e organici differenti mantenendo un apprezzabile nitore d'ascolto.

Nitore fondamentale in un programma pensato con un preciso trait d'union: Mozart in Do maggiore, dalla sinfonia dalla Clemenza di Tito alla sinfonia n. 36 Linz fino alla 41, Jupiter. Se mai si può attribuire un ethos alla tonalità, la signoria almeno psicologica del modo maggiore senza alcuna alterazione in chiave ne appare come corollario inevitabile. Quell'armatura libera e pulita sembra il preludio ideale a un'olimpica nobile semplicità e quieta grandezza, in cui basta poco, un diesis o un bemolle, a increspare la levigata superficie canoviana scoprendo le ombre e il dramma. Così la perfezione formale apollinea delle due sinfonie e di un'opera forse sottovalutata proprio per il suo essere uno dei più alti, estremi traguardi del dramma in musica di stampo metastasiano, è tale proprio perché la luce conosce l'ombra, perché la celebrazione della monarchia illuminata avviene tramite congiure, incendi notturni, passioni e tradimenti, perché la tensione fa parte dell'equilibrio come nella tragedia la catastrofe è indispensabile allo scioglimento.

L'apice del classicismo viennese comporta una maturità drammatica che ne è il frutto maturo, un frutto che, certo, contiene i semi del futuro, ma senza prospettive teleologiche o forzate  romanticherie retroattive. Da questo punto di vista un direttore come Fabio Biondi, con il suo vasto repertorio ben ancorato a un baricentro settecentesco, possiede le esperienze e le competenze per rendere appieno tutte le sfumature del classicismo in Do maggiore. Purtroppo, quando si separa dai fidatissimi compagni dell'Europa Galante e dal suo ruolo più congeniale di primo violino concertatore, i risultati non appagano sempre tutte le premesse e le aspettative. Così, ci fa sentire la mancanza di un po' più di mordente nel fraseggio, di scelte dinamiche più incisive ed eloquenti per delineare la purezza delle forme e l'articolazione poetica e drammatica dei contenuti. Ricerca una chiarezza ammirevole nelle intenzioni, ma che finisce per scoprire proprio il tallone d'Achille di qualche sfasamento in un'orchestra non perfettamente coesa sotto la sua bacchetta. Soprattutto la Jupiter non emerge in tutto il suo splendore di capolavoro, percorrendo un sentiero ben lastricato di buone, anche ottime, intenzioni ma su un terreno piuttosto accidentato e difficoltoso. La misura imposta da Biondi fa sì che qualche sfilacciamento non produca brividi eclatanti, ma eroda comunque dall'interno il tessuto prezioso e alla fine il concerto lasci un po' freddi e delusi. Peccato.

Agli applausi finali segue il brusio incessante del dibattito fra chi si mostra conciliante, chi nota il preziosismo d'una scelta d'arcata o di fraseggio, chi critica l'interpretazione o rileva una defaillance strumentale. Potere di Mozart: di rado un concerto sinfonico accende tanto umori e attenzione del pubblico.

Ora l'appuntamento è doppio, con l'Orchestra del Comunale in veste sinfonica il 4 marzo sotto la direzione di Dmitry Liss al Manzoni, con la sala del Bibiena e la camera acustica per il concerto diretto da Nicolaj Znaider il 22 giugno.


 

 

 
 
 

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.