L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Fra Parma e Busseto, guardando al futuro

 di Roberta Pedrotti

Il Concorso Voci Verdiane cambia rotta, rinuncia alla proclamazione di vincitori assoluti puntando soprattutto su un progetto operistico concreto (La traviata del prossimo Festival Verdi) e ad attività formative ad ampio raggio (l'Accademia Verdiana). Ciò comporta rinunce anche difficili nell'attribuzione dei premi, ma l'alta qualità media della finale e le prospettive di crescita per il futuro nel segno della neonata collaborazione Busseto/Parma fanno ben sperare ed essere in finale è già di per sé una vittoria.

Guarda il VIDEO, Concerto finale Concorso Voci Verdiane

BUSSETO, 17 giugno 2017 - Cinquantacinque anni di Concorso Voci Verdiane a Busseto sono un bel traguardo, ma anche una notevole responsabilità affinché questa storia si rinnovi senza perdersi. Un’ottima idea è stata, dunque, in quest’ottica cercare la complicità di un’istituzione che si trova in una situazione simile, sempre all’ombra di Verdi: il Teatro Regio di Parma si sta destreggiando fra l’appagamento delle istanze più abitudinarie del suo pubblico (vedi la stagione iper tradizionale annunciata per il 2018) e l’impegno concreto per uscire dalle secche dell’eterno ritorno di un eguale ormai logoro con produzioni come il Prometeo di Nono e soprattutto il nuovo Festival Verdi, fra opere in lingua originale, edizioni critiche, regie stimolanti.

Dall’alleanza fra Busseto e Parma rinasce in nuova forma il Concorso Voci Verdiane, e un po’ destabilizza al primo impatto rinunciando a incoronare vincitori assoluti sul podio. È infatti, da quest’anno, principalmente un concorso a ruoli, finalizzato a produrre, nel caso specifico, La traviata che vedremo qui a Busseto durante il prossimo Festival e poi in primavera, sempre legata alla stagione del Regio. Per chi decide di non presentarsi per il titolo programmato, c’è comunque la possibilità di concorrere per il premio “Giovane voce verdiana”, una borsa di studio offerta dai Lions Club locali. Questo il progetto, che poi si misura e si lima alla prova della realtà, perché anche l’interminabile riunione della giuria fa ben supporre le difficoltà incontrate di fronte alla quantità e qualità di voci non candidate alla Traviata. Arduo sarà stato decidere chi per età e potenziale espresso o da esprimere meritava di più il premio “Giovani voci”, ancor più escludere dal riconoscimento validissimi elementi che magari, da quel che abbiamo inteso nel concerto, avevano a loro discapito solo un paio di primavere in più. Ciò significa in primo luogo che il bando e la giuria hanno funzionato benissimo nell’attrarre e selezionare una rosa di finalisti, ben sedici, davvero di ottimo livello medio. Ciascuno, poi, potrà giocare a stilare la propria personalissima classifica, ma è bene ricordare che un concorso di canto ha dinamiche assai più complesse, che l’esito si gioca nell’impressione fatta alla giuria nel corso di tutte le fasi,anche con una scelta ben ponderata delle arie, che non si dovrebbe premiare una bella esecuzione di una sera, ma la prospettiva a più ampio raggio di carriera. Per di più, l’emozione ha sempre un ruolo importante in una finale e, per cantanti non esperti, non è uno scherzo esibirsi nella cornice, seppur incantevole, del parco di Villa Pallavicini, con l’umidità e le brezze estive, tutte le incognite acustiche dello spazio aperto.

Pertanto, a fine concerto, con ci si trova tanto a ragionare su quale avrebbe dovuto essere un ipotetico podio ideale, sul merito di questo o quel premio, sulla saldezza di questo o quel suono. Piuttosto, si riflette sulla nuova strada imboccata dal Concorso, sullo straordinario potenziale che conferma di avere, sulla qualità e quantità di giovani voci e, forse, sull’opportunità di ricalibrare in futuro i riconoscimenti al di fuori dell’opera a concorso per non lasciar partire proprio a mani vuote talenti che ci sarebbe piaciuto riascoltare (già solo con l’istituzione dell’Accademia Verdiana, la stretta collaborazione con il Regio e la rappresentanza di tante importanti istituzioni non dovrebbe esser difficile prevedere progetti con questi ragazzi in futuro). Bene, benissimo cercare formule nuove e puntare alla concretezza della scrittura come di una borsa di studio ai talenti più freschi, ma ogni scelta di novità comporta delle rinunce su cui si può riflettere per le prossime edizioni.

Disinvolta e puntuale, Ilaria Notari presenta, l’Orchestra dell’Opera Italiana diretta da Fabrizio Cassi accompagna i ragazzi e alleggerisce l’attesa del verdetto della giuria, presieduta dal Direttore generale del Teatro Regio di Parma Anna Maria Meo e composta Alejandro Abrante (Intendente dell’Ópera de Tenerife), Valérie Chevalier (Direttore generale dell’Opéra Orchestre National Montpellier Occitanie), Fulvio Macciardi (Direttore generale del Teatro Comunale di Bologna, Direttore della Scuola dell’Opera del Teatro Comunale di Bologna), Joan Matabosch (Direttore artistico del Teatro Real di Madrid), Eytan Pessen (Pianista e vocal coach, già Direttore della Semperoper di Dresda e Direttore artistico del Teatro Massimo di Palermo), Cristiano Sandri (Responsabile della programmazione artistica del Teatro Regio di Parma), Yang Yan (Distinguished professor del Conservatorio di Nan Hai, Cina, Direttore del Dipartimento di Canto del Conservatorio di Xing Hai, Canton).

Alla fine il ventiseienne spagnolo Gerard Ferraras Gonzàles, l’unico basso in finale e interprete di “Il lacerato spirito”, si aggiudica il ruolo del Dottor Grenvil, l’italiana Elisa Tambaro (ventotto anni, ha cantato “Addio del passato”) e l’iraniana Forooz Razavi (ventidue anni, “Tu al cui sguardo onnipotente… O patrizi, tremate”) si alterneranno come Annina, Marta Leung (trent’anni anni, “Non sai quant’io nel petto”) e Carlotta Vichi (ventinove anni, “Oh, chi torna l’ardente pensiero… Più che i vezzi”) nel ruolo di Flora. Per la protagonista sono invece stati selezionati i soprani Junghye Lee e Julia Mazychenko, due bellissime ragazze dalle qualità assai interessanti da saggiare in teatro: la prima, ventiseienne coreana, ha offerto un “Caro nome” cantato con il gusto, la consapevolezza e la sicurezza che è raro riscontrare in un concorso, la seconda, russa classe 1994, ha mostrato sorprendente finezza e personalità nella cura di minuti dettagli musicali in una trappola potenzialmente mortale in contesti simili qual è la grande aria di Violetta del primo atto.

Non assegnati i ruoli restanti.

Per il premio "Giovani voci", alla fine, si è giunti a segnalare ben tre ragazzi ex aequo: ancora Forooz Razavi, che è stata anche invitata ad accedere direttamente all’Accademia verdiana in virtù di un carisma raro e prepotente, ma anche di una vocalità singolare (un centro ampio e piuttosto scuro, anche se non particolarmente levigato, un acuto estremo sicuro e preciso, non avventuroso e spinto come capita in casi simili) che merita di essere affinata e consolidata tecnicamente. Nondimeno il venticinquenne cinese Long Zhang ha mostrato in “Ah se m’è forza perderti” una consapevolezza espressiva, una serietà di studio su buone basi tecniche che vale assolutamente la pena di sostenere e sviluppare. Azer Zada, ventisei anni dall’Azerbaijan, ha una voce stupenda come molti talenti dell’area caucasica e l’ha ben dimostrato in “Ah la paterna mano”: non ci resta che osservarne i promettenti sviluppi.

Aveva aperto la serata con la sortita di Leonora dal Trovatore, Jooyeon Lee, dopo di ché avevamo ascoltato anche i connazionale tenori coreani Dongwon Kang nell’aria di Alfredo dalla Traviata e Sunwoong Park in “La donna è mobile”. Il baldanzoso giovane cinese Lingchen He con “Eri tu” da Un ballo in maschera, mentre più posato è parso il coreano Jinho Seo, Germont di buona musicalità. Ha colpito molto l’attenzione anche Maria Luisa Lattante, figura d’indubbio fascino teatrale, abile nel dipanare con sicurezza, giusta espressione e chiara dizione un pezzo insidioso come “Pace mio Dio”; molto interessanti anche i mezzi di Jingyao Huang, che paga lo scotto di un fraseggio meno eloquente e netto ma ricorda un po’ la connazionale Hui He per la qualità vocale in “Tu che le vanità”.

Ci auguriamo di riascoltarli tutti quanti, perché anche chi questa sera è emerso meno di altri, chi ha mostrato con le virtù anche qualche difetto più evidente merita un'attenzione più approfondita e nuove occasioni di crescita.

Appuntamento, frattanto, alal cinquantaseiesima edizione del Concorso, sempre a Busseto, sempre in collaborazione con il Regio di Parma, dal 12 al 17 giugno 2018.

foto Elisa Contini

VIDEO 

 
Jooyeon Lee, soprano (Il trovatore, "Tacea la notte placida")

Gerard Ferreras Gonzales, basso (Simon Boccanegra, "Il lacerato spirito")

Dongwon Kang, tenore (La traviata, "De' miei bollenti spiriti")

Marta Leung, mezzosoprano (Un giorno di regno, "Non sai quant'io nel petto") 

Junhye Lee, soprano (Rigoletto, "Caro nome") 

Liangchen He, baritono (Un ballo in maschera, "Eri tu") 

Luisa Tambaro, soprano (La traviata, "Addio del passato")

Long Zhang, tenore (Un ballo in maschera, "Ma se m'è forza perderti") 

Forooz Razavi, soprano (I due Foscari, "Tu al cui sguardo onnipotente") 

Sunwong Park, tenore (Rigoletto, "La donna è mobile")

Maria Luisa Lattante, soprano (La forza del destino, "Pace, pace mio Dio")

Carlotta Vichi, mezzosoprano (Oberto conte di San Bonifacio, "Oh, chi torna l'ardente pensiero")

Jingyao Huang, soprano (Don Carlo, "Tu che le vanità")

Jinho Seo, baritono (La traviata, "Di Provenza")

Julia Muzychenko, soprano (La traviata, "E' strano...")

Zada Azer, tenore (Macbeth, "Ah, la paterna mano") 

 


 

 

 
 
 

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