L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Pragmatica Romantica

di Roberta Pedrotti

Fawzi Haimor debutta sul podio della Filarmonica del Teatro Comunale con la Quarta Sinfonia Romantica di Bruckner. Una lettura solida ed efficace, ben accolta da un pubblico nel quale spiccavano molti giovanissimi.

BOLOGNA 24 marzo 2014 - Aperto il 2014 con un avvicendamento alla direzione artistica e l'insediamento di Hirofumi Yoshida, la Filarmonica del Comunale di Bologna conferma una stagione saggiamente basata sulla concretezza, per un percorso di crescita dell'orchestra e del pubblico che sta dando buoni frutti.

Innanzitutto si loda la scelta di buoni direttori, fra i quali spiccano senz'altro quest'anno Jader Bignamini (che ha inaugurato il cartellone in novembre) e Christopher Hogwood (previsto per maggio), quindi si nota come la selezione di un programma classico, di grande richiamo si differenzi in modo proficuo dalle ricercate proposte della stagione sinfonica e dal lusso internazionale degli appuntamenti di spicco del Bologna Festival. L'orchestra ha così modo di confrontarsi con un repertorio più vasto, selezionando delle sfide che possono rivelarsi importanti occasioni di crescita, senza mettersi in competizione con alcuni colossi eventualmente ospiti della città, ma arricchendo la vita musicale bolognese di appuntamenti che abbiamo visto con soddisfazione assai frequentati anche da giovanissimi.

È il caso del concerto del 24 marzo, in occasione del quale abbiamo incontrato molti adolescenti e preadolescenti attentissimi all'esecuzione della Quarta Sinfonia di Bruckner (non proprio l'autore che immagineremmo più accattivante, al primo impatto, per neofiti e ragazzi), arrivando perfino, al termine, a qualche richiesta di bis.

Ottimo risultato, dunque, nel felice colpo d'occhio di un Auditorium ben affollato.

Sul podio c'è Fawzi Haimor, salvo smentite al suo debutto italiano se non addirittura europeo: trentenne statunitense di origini filippine e libanesi, ha una ricca esperienza anche didattica con formazioni di vario genere, formativo o professionale, e l'ha messa a frutto con un solido pragmatismo e una sostanziale chiarezza di lettura, evitando voli pindarici fuori luogo.

Senza ambire a un'esecuzione assolutamente memorabile, sa offrire un'interpretazione efficace, equilibrata e ben controllata: un buon direttore deve saper sempre quadrare i suoi conti e Haimor lavora con perizia e serietà per farci uscire dal teatro soddisfatti e valorizzare e indirizzare al meglio l'impegno di un'orchestra assai concentrata.

Le difficoltà della scrittura di Bruckner impongono una tensione continua, tecnica e psicologica, a tutti gli interpreti, se non altro per la lunga e travagliata gestazione, per la complessità architettonica unita a una condotta tematica frammentaria e sospesa. Proprio per questo l'approccio attento e concreto del podio, sempre sereno e sicuro, si è fatto apprezzare nell'unitarietà imposta all'esecuzione e fa guardare con interesse e curiosità alla carriera di Haimor.

Frattanto, bene ha fatto la Filarmonica a offrirgli l'occasione di debuttare in Italia, alternando di fatto nomi noti e meno noti, certezze ed esperimenti in un cartello che si profila come fecondo laboratorio, capace di coinvolgere il pubblico in un successo davvero partecipe e schietto, confortante.

 

 


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