L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Resistere

di Roberta Pedrotti

Il concerto di Natale della FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana si diffonde on line e contribuisce ad affermare la resistenza dell'arte alle avversità. Ottima la prova di Massimo Quarta, solista nel Concerto per violino di Beethoven, e di Alessandro Bonato sul podio anche per l'Italiana di Mendelssohn.

Streaming da Pesaro, 13 dicembre 2020 - I teatri sono come casa, ma alcuni – tutti abbiamo le nostre ragioni personali – sono più casa degli altri. Per chi scrive, il Rossini di Pesaro è uno di questi e vedere tramite youtube gli stucchi, i numeri sui palchi, i dettagli accarezzati mille volte di estate in estate e ora inaccesibili al pubblico produce un effetto straniante.

Parlano di resilienza, con termine abusatissimo che intende la capacità di assorbire eventi traumatici e adattarsi ai cambiamenti: senz'altro la definizione è pertinente per quel che riguarda tutte le misure d'emergenza che in questo periodo hanno condizionato ogni attività, integrate nella prassi temporanea e talora ispiratrici di soluzioni perfino sorprendenti per qualità e inventiva. Però, c'è di più. C'è la resistenza, un senso eroico di fedeltà a sé stessi, di dignità, la volontà di non arrendersi, di andare avanti comunque – in sicurezza, certo, ché dobbiamo essere vivi per costruire il futuro, la resistenza è coraggio e non incoscienza – e non dimenticare i vuoti, le storture, l'anormalità imposta dell'emergenza. Continuare a fare un musica, a programmare opere e concerti anche se il pubblico non è presente e viverlo con derminazione, forse una qualche forma di gioia imperfetta data dalla condivisione, alla fine in silenzio o battendo piedi e archetti per sentirsi uniti e solidali, ma anche per lanciare un messaggio al pubblico: vi aspettiamo, resistiamo.

Questo nella culla così familiare del Teatro Rossini di Pesaro è un gran bel concerto, un concerto di Natale che resiste anche senza pubblico in sala, anche se la tecnologia fa i dispetti e lo manda on line con un po' di ritardo. Si resiste per tornare, quando i sacrifici avranno dato i loro frutti insieme con l'eccezionalità della mente umana che in tempi brevissimi già ha elaborato vaccini efficienti e sicuri.

Non vediamo l'ora di tornare a sederci per ascoltarli dal vivo, questi artisti come Alessandro Bonato, che proprio ora stanno fiorendo e meritano d'essere seguiti.

A capo dell'Orchestra Filarmonica Marchigiana ben distribuita nella platea svuotata del Rossini, tutti rigorosamente in mascherina salvo, ovviamente, i fiati, il giovanissimo veronese dirige, a mani nude, il Concerto per violino in re maggiore op. 61 di Beethoven e, impugnata la bacchetta, la Sinfonia n. 4 Italiana di Mendelssohn.

Le norme sanitarie impongono un organico essenziale e impediscono l'intimo raccoglimento che ne sarebbe natuale conseguenza. L'abilità del concertatore sta, allora, nel far respirare questo spazio, trasformarlo in una leggerezza che mantenga coesione e mordente, esattamente come fa Bonato, chiarissimo nel dialogo fra il pieno orchestrale, le singole sezioni e il solista, Massimo Quarta. Questi articola un lirismo di pregiata qualità con bella mobilità dinamica, dolcezza penetrante e calore più soffuso dispiegati con gusto e tanto più straordinari se si bada che, per assicurarsi bene la mascherina al viso, si è praticamente bendato gli occhi con la stessa. Sembra suonare alla cieca e dirci – Santa Lucia nel suo giorno ci sorride con la collega Cecilia – che nulla è impossibile se si vuole e si sa resistere, che per un buon musicista la mascherina non è un problema. C'è un comune sentire che supera ogni difficoltà, e lo si avverte bene quando la voce del violino si intreccia al gesto di Bonato con accenti più perentori, un vigore che cresce ma è sempre classicamente controllato, una tenerezza franca a mai leziosa, una pensosità densa ma serena nel larghetto che sfocia quasi naturalmente nella progressione lucida e vitale del rondò.

Niente applausi, se non dai colleghi, e, di conseguenza, niente bis per il solista: lo segnamo nel taccuino dei crediti da riscuotere dal 2020.

Poi è la volta di Mendelssohn, che ribadisce il gusto innato e la sapienza tecnica con cui Bonato controlla agogica e dinamica in un crescendo incisivo quanto morbido e sottile, cesellato a meraviglia, senza scapicollarsi frenetico ma lasciando assaporare tutta la preziosa filigrana della partitura, il guizzare leggiadro che sa di elfenmusik, il senso amabile di moto perpetuo sempre mutevole, fluido e coerente fino a un saltarello spiritoso e vitale senza perder d'eleganza.

Resistiamo, resistiamo, resistiamo per tornare a casa. C'è una gran voglia di risentire questi suoni dal vivo, di applaudire la qualità di queste orchestre salde e tenaci, di questi solisti, di questi giovani direttori che confortano lo sguardo verso il futuro.


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