L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Bagliori e oscurità

di Luca Fialdini

L’inaugurazione della stagione lirica del Teatro Verdi di Pisa termina con i lunghi applausi di un pubblico folto ed entusiasta

Brescia, Norma, 30/09-02/10/2022

Como, Norma, 16/10/2022

PISA 29 ottobre 2022 – La prima stagione lirica del Teatro Verdi di Pisa firmata dal nuovo direttore artistico Christian Carrara si apre con una coproduzione di Norma che ha già riscosso notevole successo nel circuito lombardo e, ripensando complessivamente alle produzioni d’apertura degli ultimi 8 anni circa, si può senza dubbio affermare che per lo storico teatro pisano si sia trattato di una felice occasione.

La locandina proposta dal Verdi è sostanzialmente invariata rispetto a quella dello spettacolo già recensito al Grande di Brescia da Roberta Pedrotti – al cui testo si rimanda in special modo per le considerazioni su direzione e componente scenica – con l’unica eccezione di un cambio nel ruolo di Adalgisa.

L’ideazione scenica di Elena Barbalich, pur non apportando nulla di veramente interessante alla drammaturgia, si distingue per una certa eleganza caratterizzata da un taglio atemporale, una generale pulizia visiva e la scelta di alcuni rimandi a simboli specifici (ad esempio quella sorta di grembo materno/braciere su cui si adagiano i figli di Norma e che vediamo riflesso in uno specchio). La visione di Barbalich si muove sulle scene di Tommaso Lagattolla, peraltro suoi anche i costumi: un allestimento fatto di contrasti, dove si giustappongono elementi arcaizzanti o modernamente geometrici, elaborazioni a tratti steampunk – come il bendaggio di Oroveso – unitamente a toni dark e squarci sereni. Da segnalare il bel disegno luci di Marco Giusti che, oltre a funzionare bene nell’impianto scenico, risolve il rogo finale con un tono acceso di rosso che arriva quasi a saturare lo spazio, virando così dalla cupezza che ha quasi sempre dominato sulle scene.

Molto buona la direzione di Alessandro Bonato che, a soli ventisette anni, si trova a gestire un titolo estremamente impegnativo. Il risultato del suo gesto non sempre è pulito, ma è molto comunicativo ed estremamente generoso quanto a intensità, vigore e brillantezza, senza per questo rinunciare ad ampi archi lirici come in "Casta diva". Non c’è sempre equilibrio tra questi due poli, presentati forse in modo troppo paratattico, ma a Bonato bisogna riconoscere comunque il grande merito di aver garantito un’ottima tenuta drammaturgica e soprattutto di aver sempre trovato il giusto dialogo tra buca e palco, nonché di aver saputo fornire un corretto supporto al canto. A suo merito vada anche la decisione di eseguire Norma nella sua versione integrale, un ossequio alla partitura che si ritrova costante nella sua attività di direttore. Sotto la bacchetta di Bonato l’Orchestra I Pomeriggi Musicali si mostra in forma e con sonorità interessanti; davvero molto buono anche il Coro OperaLombardia che si segnala per compattezza e omogeneità.

Il gruppo dei comprimari funziona bene e appaiono tutti centrati, a partire dall’Oroveso di Alessandro Spina che dopo un inizio non ottimale dimostra più mordente nel secondo atto; Raffaele Feo (Flavio) e Benedetta Mazzetto (Clotilde) incassano buone prove che fanno desiderare di poterli ascoltare in ruoli meno marginali.

Un bel timbro e una recitazione elegantemente misurata contraddistinguono l’Adalgisa di Veta Pilipenko, convincente soprattutto nei duetti con Pollione e con la stessa Norma.

Antonio Corianò si propone come un Pollione dalla vocalità sorprendentemente adeguata al ruolo, ricordando per certi versi il baritenore: il timbro scuro e il registro centrale solido sono ammantati di una facilità d’emissione che quasi stupisce mentre il registro acuto risulta a tratti meno pulito. Il versante attoriale è meno curato, inficiato da una certa freddezza nel rapportarsi con gli altri personaggi.

Giovanissimo anche il soprano Martina Gresia che, venticinquenne, debutta nel ruolo del titolo: la parte di Norma, per di più in un’edizione integrale, è tutt’altro che semplice da maneggiare da una prospettiva tanto strettamente vocale quanto drammaturgica. Gresia ha dimostrato una tenuta impressionante e una resa costante nel corso dell’opera; certo, esistono alcune spigolosità e imperfezioni che possono essere limate nel corso del tempo, tanto più che il personaggio non reclama tanta gioventù, tuttavia ci si domanda quanto una voce del genere potrà sostenere ruoli tanto importanti affrontati con questo impeto (e nel registro grave si avverte già qualcosa non perfettamente a posto). [a causa dell'indisposizione della collega, per Gresia si trattava dell'ottava recita nell'arco di un mese per un circuito che toccava cinque città per nelle quali inizialmente era prevista per due sole date ndr]

I tanti applausi di un Teatro Verdi gremito segnano un felice esordio per il nuovo direttore artistico e fanno ben sperare per il futuro della stagione e dell’istituzione stessa.


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