L’Ape musicale

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Esplorazioni

di José Noé Mercado

L'Opera de Bellas Artes chiude la sua stagione con un'incursione nel repertorio barocco.

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«Tutto ti rivela.
Tutto ciò che fai porta la tua firma.
Tutto è un autoritratto»

Diary
Chuck Palahnuk

CITTA' DEL MESSICO, 8 dicembre 2022 - In quello che a prima vista sembrerebbe un titolo al di fuori del suo repertorio di Compagnia Nazionale, l'Opera de Bellas Artes ha presentato quattro rappresentazioni della celebre tragedia Dido and Aeneas (1688) del compositore Henry Purcell, l'apice del barocco inglese, che include su testo del poeta Nahum Tate (1652-1715), basato sulla sua commedia Brutus of Alba or The Enchanted Lovers incantati e sul libro IV dell'Eneide di Virgilio (70 aC-19 aC).

Data la relativa brevità di quest'opera (o più precisamente masque), di circa cinquanta minuti, le recite tenutesi l'8, 11, 13 e 15 dicembre al Teatro Palacio de Bellas Artes si sono arricchite di una prima parte composta da due suite appartenenti a The Fairy Queen, a cura di William Leonard Reed (1910-2002).

L'imbastitura del programma con la Prima (Prelude. Rondeau. Giga. Hornpipe. Dance for the Fairies) e la Seconda Suite (Air. Monkey's Dance. Dance for the Followers of Night. Chaconne), con l'orchestra e il direttore Iván López Reynoso sul palcoscenico, lasciava la sensazione che ci fosse bisogno di offrire un antipasto o un ripieno, a seconda di come la si vuole vedere, ma, in ogni caso, la certezza che l'opera principale fosse di per sé di dimensioni insufficienti. Trattandosi di un compositore dell'importanza storica di Purcell, non è certo per la qualità della musica, ma per l'inserimento nella stagione di una compagnia d'opera nazionale con un numero limitato di rappresentazioni, che presuppone la massima concentrazione e valorizzazione possibile di forze e risorse.

Il formato compatto degli spettacoli, ai quali hanno partecipato solo una ventina di musicisti dell'Orchestra del Teatro di Belle Arti, corrispondeva a quello previsto per i momenti più critici della pandemia. Il programma, infatti, era previsto per aprire la stagione 2022, ma è stato rinviato - per motivi inspiegabili - invece a chiusura dell'anno.

Come unico precedente, Dido and Aeneas di Purcell era stato presentato alle Bellas Artes, in versione concerto, con la National Symphony Orchestra nel 1971 e, in uno spazio più piccolo per la trasmissione virtualmente nel 2020, nell'ambito del Festival del Centro Storico, con l'Orchestra e il Coro dell'Accademia di Musica Antica dell'UNAM, sotto la direzione musicale di Jorge Cózatl e scenica di Yuriria Fanjul.

Per tutto quanto sopra, senza molta analisi, sembrerebbe che Dido and Aeneas fosse al di fuori dell'impegno che l'Opera de Bellas Artes potrebbe (e forse dovrebbe) assumersi come principale centro di produzione operistica del paese. Anche se, al di là delle considerazioni di dimensione, ci sono anche quelle del tipo di repertorio e della sua specialità; cioè il profilo di una particolare compagnia o teatro. Per decenni, e forse nel corso della sua storia, le Bellas Artes si sono distinte come istituzione lirica con un repertorio classico. È probabile che il suo volto sia cambiato o oscillato, se si tiene conto, ad esempio, della sua stagione 2022, con alcune prime e titoli alternativi a quelli tradizionali.

In questa nuova produzione di Dido and Aeneas, solo un paio di elementi si sono segnalati per aver già nel proprio curriculum esperienze nella musica barocca. Per la maggior parte, era la prima volta nello stile e nel periodo. Con tutto e con lo scopo di ampliare i propri orizzonti e le buone intenzioni artistiche, il risultato deve essere valutato sotto queste premesse, simili a quelle di una nave scuola.

Detto ciò, la parte di Didone, sofferente, amorosa e suicida regina di Cartagine, è stata cantata dal mezzosoprano Cassandra Zoé Velasco, che con la sua vocalità cupa e la sua tecnica adeguata è riuscita a proporre fraseggio elegante, seppur emotivamente sobrio. Il culmine della sua esibizione è arrivato, ovviamente, con il lamento "Thy hand Belinda… When I am laid in earth". Il suo amante, il devoto guerriero di Troia, Enea, affidato al baritono José Adán Pérez, offriva invece un'emissione di carattere romantico, con un ampio vibrato che a poco a poco, durante i suoi pochi interventi nell'opera, provava a comprimere.

Le voci e, naturalmente, le aggraziate presenze sceniche dei soprani Arisbé de la Barrera (Belinda) e Angélica Alejandre (Prima strega, seconda donna) hanno avuto bella proiezione in sala, come nel caso dello Spirito del mezzosoprano Alejandra Gómez, sebbene sia vero che anche i loro interventi vocali sono brevi, quasi minuscoli, per poter fare ulteriori commenti. Con un altro tipo di emissione, più esuberante, sono stati ascoltati Belem Rodríguez (Maga), Fernanda Allande (Seconda strega) e Rodrigo Petate (Primo marinaio).

I debutti barocchi già segnalati (alcuni anche debutti in sede) comportano partecipazione con ricerche di sonorità e di stile adatto all'opera e ai suoi ruoli, oltre al fatto che in certe interpretazioni hanno rivelato dettagli, influenze o manierismi da registrazioni note dell'opera. Non è un'idea di sottovalutare le prestazioni dei giovani cantanti, talenti nazionali in crescita per il resto, ma gli applausi senza remore si muoverebbero nel campo, per niente sano, della condiscendenza.

L'allestimento, con dislivelli e riquadri a forma di vetrina, è stato firmato da Ruby Tagle, con scenografia e luci di Jesús Hernández, costumi di Carlo Demichelis e trucco di Cinthia Muñoz. In generale, la proposta — lontana dal concettuale — incarna dipinti contemplativi, tele con lampi di vita emanati dai colori del ciclorama sullo sfondo e dal gruppo di danzatori, la cui coreografia elementare è stata impostata insieme a Tagle.

Il Coro del Teatro di Belle Arti (con numerose, convenzionali e faticose entrate e uscite dalle porte laterali) è stato preparato da James Demster e ha ottenuto un suono uniforme, ben amalgamato con l'ensemble.

L'orchestra stabile in formazione ridotta, sotto la direzione del suo principale López Reynoso, aveva rinforzi alla tiorba, alla chitarra barocca e al clavicembalo. La bravura e l'istinto musicale del maestro, che ha fraseggiato con i suoi interpreti e ha concluso con lacrime di commozione che ha asciugato con un fazzoletto bianco, devono essere considerati positivi all'interno della natura ambiziosa del suo slancio per affrontare un nuovo lavoro e diverso nel suo repertorio, con giovani messicani nel cast e un gruppo specializzato in altri tipi di compositori e opere, ma che alla fine ha saputo plasmare secondo le sue idee sonore. I tempi veloci, la loro dinamica per supportare i solisti, il colore e il peso per dare un volto al loro suono è una questione di gusti. Sfasamenti minimi, già dalla prima parte, nel perfettibile impasto.

Dopo l'opera di Purcell, con un concerto di Natale il 18 dicembre per l'Ópera de Bellas Artes si è chiusa la stagione 2022, ancora condizionata in una certa misura dalla pandemia e caratterizzata da un programma eclettico di titoli. L'elenco delle opere per il 2023 è già stato definito, ma per motivi di modesta segretezza è ancora tenuto sotto chiave. Arriverà un prospero anno nuovo?


Dido y Eneas en Bellas Artes

Por José Noé Mercado

«Todo te desvela.

Todo lo que haces lleva tu firma.

Todo es un autorretrato»

Diario: una novela

Chuck Palahniuk

En lo que a simple vista parecería un título fuera de su rango de Compañía Nacional, la Ópera de Bellas Artes presentó cuatro funciones de la célebre tragedia Dido y Eneas (1688) del compositor Henry Purcell, cumbre del barroco inglés, que cuenta con texto del poeta Nahum Tate (1652-1715), basado en su obra teatral Brutus of Alba or The Enchanted Lovers y el Libro IV de la Eneida de Virgilio (70 aC-19 aC).

Ante la relativa brevedad de esta ópera (o más exactamente mascarada), de alrededor de 50 minutos, las presentaciones realizadas los pasados 8, 11, 13 y 15 de diciembre en el Teatro del Palacio de Bellas Artes se abultaron con una primera parte compuesta por Dos Suites pertenecientes a The Fairy Queen, editadas por William Leonard Reed (1910-2002).

El hilvanado del programa con la Primera (Prelude. Rondeau. Giga. Hornpipe. Dance for the Fairies) y Segunda Suite (Air. Monkey’s Dance. Dance for the Followers of Night. Chaconne), con la orquesta y el director Iván López Reynoso sobre el escenario, dejó la sensación de que hubo necesidad de ofrecer un aperitivo o un relleno, según quiera verse, pero, en cualquier caso, la certeza de que la obra principal era en sí misma de dimensiones insuficientes. Y al tratarse de un compositor de la relevancia histórica de Purcell, ciertamente no por la calidad de la música, sino por su elección para formar parte de la temporada, de nuevo, de una compañía nacional de ópera con un número limitado de presentaciones, lo que supone elecciones con la mayor justificación y aprovechamiento de fuerzas y recursos posible.

El formato compacto de las funciones, en el que solo participó una veintena de músicos de la Orquesta del Teatro de Bellas Artes, correspondió al planeado para los momentos más álgidos de la pandemia. De hecho, el programa estaba contemplado para abrir la temporada 2022, pero fue aplazado —por razones no explicadas— para más bien cerrar el año.

Como único antecedente, Dido y Eneas de Purcell se había presentado en Bellas Artes, en versión de concierto, con la Orquesta Sinfónica Nacional en 1971 y, en un foro más reducido para transmitirse de manera virtual en 2020, como parte del Festival del Centro Histórico, con la Orquesta y Coro de la Academia de Música Antigua de la UNAM, bajo la dirección musical de Jorge Cózatl y escénica de Yuriria Fanjul.

Por todo lo anterior, sin demasiado análisis, parecería que Dido y Eneas estaba fuera del rango que podría (y acaso debería) cumplir la Ópera de Bellas Artes, como la principal instancia productora de ópera del país. Aunque más allá de las consideraciones de tamaño, están también las del tipo de repertorio y especialidad de éste; es decir, el perfil de una compañía o teatro en particular. Durante décadas, y acaso a lo largo de su historia, Bellas Artes se distinguía como una institución lírica de repertorio clásico. Es probable que su rostro haya cambiado u oscile, si se toma en cuenta, por ejemplo, su temporada 2022, con algunos estrenos y títulos alternativos a los tradicionales.

En esta nueva producción de Dido y Eneas solo un par de participantes destacaron en sus semblanzas curriculares consignadas en el programa de mano incursiones previas en el barroco. Para la mayoría, fue su primera vez en estilo y periodo. Con todo y la propositividad de ampliar sus horizontes y las buenas intenciones artísticas, el resultado debe estimarse bajo esas premisas parecidas a las de un buque escuela.

Matizado lo anterior, el rol de Dido, la doliente, amorosa y suicida reina de Cartago, fue cantado por la mezzosoprano Cassandra Zoé Velasco, quien con su tonalidad oscura y técnica solvente logró ofrecer frases elegantes, si bien emocionalmente sobrias. El momento cumbre de su interpretación llegó, por supuesto, con el lamento ‘Thy hand Belinda… When I am laid in earth’. Su enamorado, el disciplinado guerrero de Troya, Eneas, encomendado al barítono José Adán Pérez, por el contrario, ofreció una emisión de naturaleza romántica, de ancho vibrato que poco a poco, durante sus escasas intervenciones en la obra, intentó comprimir.

Las voces y desde luego las presencias escénicas gráciles de las sopranos Arisbé de la Barrera (Belinda) y Angélica Alejandre (Primera bruja, Segunda mujer) se proyectaron con belleza, igual que ocurrió con el Espíritu de la mezzosoprano Alejandra Gómez, si bien es cierto que sus participaciones vocales son también breves, casi diminutas, como para hacer mayores comentarios. Con otro tipo de soltura en la emisión, más desparpajada, se escucharon Belem Rodríguez (Hechicera), Fernanda Allande (Segunda bruja) y Rodrigo Petate (Primer marinero).

Los debuts barrocos ya apuntados (alguno incluso debut en el recinto), supone participaciones con búsquedas del sonido y el estilo propicio para la obra y sus papeles, además de que en ciertas interpretaciones traslucieron detalles, influencias o manierismos de grabaciones conocidas de la obra. No es la idea desestimar el rendimiento de cantantes jóvenes, talentos nacionales en crecimiento por lo demás, pero los aplausos sin reparo sería transitar al terreno, para nada saludable, de la condescendencia.

La puesta en escena, con desniveles y recuadros a manera de vitrinas, fue firmada por Ruby Tagle, con diseño de escenografía e iluminación de Jesús Hernández, vestuario de Carlo Demichelis y maquillaje de Cinthia Muñoz. En lo general, la propuesta —alejada de lo conceptual— plasmó cuadros contemplativos, lienzos con destellos de vida emanada de los colores del ciclorama al fondo y del cuerpo de bailarines, cuya elemental coreografía engarzaron en conjunto con Tagle.

El Coro del Teatro de Bellas Artes (con numerosas, rutinarias y cansinas entradas y salidas por las puertas laterales) fue preparado por James Demster y consiguió un sonido uniforme, de buen ensamblaje con el conjunto.

La reducida orquesta del recinto bajo la dirección concertadora de su titular, López Reynoso, contó con refuerzos en la tiorba, en la guitarra barroca y en el clavecín. La pericia y el instinto musical del director, quien fraseó el texto de la obra de cara a sus intérpretes y terminó con lágrimas de emoción que secó con un pañuelo blanco, deben estimarse positivas dentro de lo aspiracional que resulta su ímpetu por abordar una obra nueva y distinta en su repertorio; con jóvenes mexicanos en el elenco y una agrupación especializada en otro tipo de compositores y óperas, pero que al cabo pudo moldear para adecuarla a sus ideas sonoras. Los tempi veloces, sus dinámicas para apoyar a los solistas, color y peso para darle rostro a su sonido es cuestión de gustos. Hubo mínimos desajustes, ya desde la primera parte, perfectibles en la fusión instrumental.

Resta un concierto navideño este 18 de diciembre para la Ópera de Bellas Artes, cuya temporada 2022, aún condicionada en cierta medida por la pandemia, confeccionó una programación ecléctica de títulos. La lista de obras para 2023 ya está definida, pero por razones de sigilo pudoroso aún se resguarda bajo llave. ¿Llegará un próspero año nuevo?

 


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