L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Non solo Prokof'ev

di Michele Olivieri

Rai 5, nel palinsesto di Rai Cultura, ha proposto nuovamente la coreografia ideata da Kenneth MacMillan capace di codificare questo dramma senza tempo, presentandolo in tutta la sua maestosità e compiutezza. Il balletto è stato registrato nel 2000 ed è ispirato alla tragedia di William Shakespeare, composta tra il 1594 e il 1596. Protagonista – su musiche di Sergej Prokof’ev – il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala con protagonisti Alessandra Ferri e Angel Corella. Direttore d’Orchestra David Garforth, scene di Ezio Frigerio, costumi di Franca Squarciapino.

MILANO – È tra gli spettacoli sulle punte più noti e rappresentati al mondo, insieme al Lago dei cigni, Schiaccianoci e Giselle. È il simbolo del balletto classico e romantico, e non smette mai di incantare i pubblici in ogni dove. Nel filmato, registrato al Teatro alla Scala di Milano nel 2000, Alessandra Ferri e Angel Corella danzano la versione di Kenneth MacMillan e la prodigiosa coreografia unita alla esemplare bravura di tutti gli interpreti (orchestra e direttore compresi) fa di questa edizione una delle più belle mai realizzate. Per Kenneth MacMillan fu il primo grande balletto creato nel 1965, di forte impatto e di immarcescibile successo, ripreso più volte.

Angel Corella, è un ballerino virtuoso dal portamento giovanile il cui sereno e ironico distacco calza a pennello nel ruolo, senza venir mai meno al proprio senso di responsabilità. Tecnicamente è un ottimo Romeo, fisicamente si adatta con trasporto all’interiorizzazione degli stati d’animo. A livello drammatico appare fresco e spontaneo, diviso tra gioia e disperazione. Alessandra Ferri conosce perfettamente la parte che aveva già ballato con il Royal Ballet e su molti altri palcoscenici. È precisa, coinvolta e capace di donare un’ampia gamma di sfumature alle intenzioni espressive. Combina un fisico etereo a un raro potere lirico dal carattere pieno, con una tecnica che mette in luce non solo la grande professionista ma anche l’artista nata. Il Corpo di ballo è ben affiatato e amalgato, formato dal Mercuzio di Michele Villanova, Tebaldo di Gianni Ghisleni, Benvolio di Alessandro Grillo, il Conte Paride di Bryan Hewison, il conte Capuleti di Matteo Buongiorno, la Contessa Capuleti di Bruna Radice, il Principe di Verona di Danilo Tapiletti, Rosalinda di Flavia Vallone, la Nutrice di Laura Costa, frate Lorenzo di Sergio Sanvito, il Solista Mandolino di Maurizio Licitra, le Zingare interpretate da Sabrina Brazzo,Beatrice Carbone,Raffaella Benaglia, il Conte Montecchi di Maurizio Tamellini, la Contessa Montecchi di Roberta Voltolina. Ottima la regia televisiva firmata da Tina Protasoni. Nel 2017 Alessandra Ferri era ritornata trionfalmente a calcare (in coppia con Herman Cornejo) le scene del massimo milanese in questo suo ruolo elettivo regalando nuovamente un eccezionale rientro al pubblico scaligero, che l’aveva salutata nel 2007, quando l’étoile aveva deciso di ritirarsi dalle scene. La Ferri affermò che “Giulietta è il suo ruolo eterno”. Infatti lo danzò la prima volta a diciannove anni a Londra e a cinquantatré anni compiuti ha saputo restituire la magia della piena maturità proprio nel teatro in cui vide muovere i suoi primi passi. In una conversazione telefonica con la Ferri per un’intervista di qualche anno fa, a proposito di Giulietta mi disse: Per me questo è un ruolo simbolo in cui sono stata riconosciuta e mi sono affermata nel mondo. È un ruolo che si trova nel mio DNA, in qualche modo sono nata Giulietta perché ne conosco e ne capisco ogni sua sfumatura. È una parte che mi viene ancora richiesta, perché evidentemente ho una connessione interiore tale con questo personaggio che mi accompagna nella vita, e ogni volta che lo ballo mi si rivelano nuovi dettagli, entrando così sempre più in profondità. È anche un modo per confrontarmi, per riflettere durante il trascorrere degli anni… vedo i miei cambiamenti di donna, di ballerina, di artista attraverso questo ruolo che muta con me. È una continua rinascita, come spero ogni giorno della nostra vita, sia tale.

Tornando alla visione di Romeo e Giulietta trasmessa da Rai Cultura, MacMillan ha saputo riaccendere i riflettori sul genio shakespeariano trattando la drammaturgia danzata con pathos e tensione. Perdita, sensualità e dolore sono gli ingredienti di successo che firmano, con efficacia, l’allestimento. Pur essendo annoverato tra i balletti di tradizione, il suo debutto assoluto risale al Mahen Théâtre, in Cecoslovacchia, il 30 dicembre del 1938. L’azione si conferma ben presente e ricca di rimandi all’attualità. Il capolavoro racchiude la poesia adolescenziale di un sentimento impossibile. MacMillan infonde delicatezza alle situazioni amorose, esprime i moti di disperazione e solitudine e dà vita, al contempo, a un’atmosfera satura di sventura. L'ottimo allestimento dal punto di vista dell’ambientazione storica si confà a un coreografo esteta che ama il dettaglio nel sottolineare la bellezza della Verona rinascimentale. I movimenti si alternano a lunghe parti di pantomima per cui l’azione si manifesta anche grazie alle necessarie doti di recitazione nelle azioni sceniche mute.

Tra le versioni danzate più lontane nel tempo ricordiamo quella del 1785 su coreografia di Eusebio Luzzi con musica di Luigi Marescalchi per il Teatro San Samuele di Venezia. A seguire nel 1787 la creazione di Filippo Beretti su musica di Vincenzo Martin per il Teatro alla Scala di Milano, e nel 1811 quella di Vincenzo Galeotti a Copenhagen con la musica di Klaus Nielsen Schall per il Royal Danish Ballet con protagonisti Margrethe Schall e Antoine Bournonville. In Russia la prima creazione ispirata alla tragedia shakespeariana si ebbe nel 1809 a San Pietroburgo, firmata da Ivan Ivanovitch Valberkh sulle musiche di Daniel Steibelt. Nel 1924 Jean Cocteau riprese un breve adattamento della tragedia diretta da Léonide Massine in scena al Théâtre de la Cigale a Parigi. Anche Bronislava Nijinska creò il suo Romeo e Giulietta per Serge Lifar e Tamara Karsavina nel 1926 con i Ballets Russes di Sergej Diaghilev. Nello stesso anno apparve la versione di Massine per Les soirées de Paris.

Basato su una sinossi creata dal drammaturgo Adrian Piotrovsky e Sergey Radlov, il balletto fu completato da Sergej Prokof'ev nel settembre del 1935, su commissione del Mariinsky Ballet di San Pietroburgo. La versione originale aveva un lieto fine ma non fu mai montata a beneficio del pubblico; quella più conosciuta oggi è una versione rivista che fu presentata per la prima volta al Kirov Ballet a Leningrado nel 1940, con la coreografia di Leonid Lavrovsky.

Prokof'ev scrisse a proposito della sua partitura “Se la gente non trova melodia e sentimento in questa mia opera, io sarò veramente desolato, ma sono sicuro che la sentirà”. Mentre Vincenzo Gibelli scrisse “(...) Il dramma degli infelici amanti di Verona, le vicende dell’inimicizia tra le famiglie dei Capuleti e dei Montecchi, la vita e il colore della bellissima città veneta vivono nei quadri del balletto. Festini, duelli, omicidi e suicidi forniscono a Prokofi'v il materiale per pagine, in cui contrastano tendenze opposte, la nostalgia per la musica (nuova) e l’ossequio per la musica (classica)”.

Sulla partitura di Prokof'ev nel 1938 il Teatro dell’Opera di Brno, in Cecoslovacchia venne proposta la coreografia di Ivo Váňa Psota con interpreti Zora Semberova e lo stesso Ivo Váňa Psota. Nel 1940 al Kirov si vide la già citata coreografia di Leonid Lavrovsky con Galina Ulanova e Constantin Sergheiev, ripresa poi nel 1946 al Bol’šoj di Mosca sempre con la Ulanova in coppia con Mikhail Gabovich in alternanza a Yuri Zhdanov. Nel 1943 Anthony Tudor firmò la propria versione per il Ballet Théâtre alla Metropolitan Opera House di New York sui poemi sinfonici di Frederick Delius. Margarita Froman nel 1949 ideò un adattamento per il Balletto di Zagabria con Anna Roje e Nenad Lhotka, in seguito presentato a Londra nel 1955 allo Stoll Theatre. Sulla musica di Berlioz è da segnalare l’adattamento del 1938 per Montecarlo di George Skibine; quella di Alberto Alonso per Cuba nel 1970 e quella del 1948 al Teatro dell’Opera di Belgrado su coreografia di Dimitri Parlic.


Da non dimenticare anche la versione abbreviata del 1944 di Birgit Cullberg, e quella sempre sua del 1955 portata in scena al Festival Internazionale del Balletto di Nervi con il Teatro Reale di Stoccolma, protagonisti Marianne Orlando e Kenneth Petersen, rielaborata nel 1969 al Teatro Reale Drammatico di Stoccolma con interpreti Niklas Ek e Lena Wennergren (un solo atto di cinquanta minuti basato sull’amore dei due giovani), poi in scena anche al Teatro Romano di Verona con Pompea Santoro in debutto nel ruolo di Giulietta nel 1984 al fianco di Jorma Elo.

Autorevole la coreografia di Frederick Ashton per il Teatro Reale di Copenhagen nel 1955 con Mona Vangsaa ed Henning Kronstam. Nello stesso anno all’Arena di Verona prese vita l’allestimento firmato da Alfred Rodriguez con Violette Verdy in alternanza ad Olga Amati, Giulio Perugini e Mario Pistoni; da ricordare inoltre in scena Walter Venditti, Aldo Santambrogio, Gianni Santuccio.

Anche il grande Serge Lifar coreografò una propria versione, su musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij, il 16 giugno del 1942 presso la Salle Pleyel. Al debutto il balletto fu danzato da Ludmilla Tchérina e dallo stesso Serge Lifar. All’Opéra di Parigi nel 1949, quando entrò nel repertorio, il cast era composto da Yvette Chauviré e Alexandre Kalioujny, poi da Lycette Darsonval e Michel Renauld, le scenografie e i costumi furono disegnati da Maurice Moulène. La stessa versione si ricorda anche nel 1955, sempre per l’Opéra di Parigi, con Lyane Daydé (recentemente scomparsa) e Michel Renault, nel ruolo di Frate Lorenzo lo stesso Lifar, Max Bozzoni (Tebaldo), Jean-Paul Andréani (Paride), Raoul Bari (Mercuzio) e Paulette Dynalix (Nutrice). Per Lifar Romeo e Giulietta rappresentavano i perfetti modelli di un assoluto eroismo e li amava particolarmente: due amanti che, durante un incontro serale, infrangevano le regole dettate dalle rispettive famiglie per superare la morte ed unirsi entrambi verso l’eternità. Il coreografo e danzatore francese aveva imposto la totale oscurità nella sala durante l’esibizione per infondere maggiore visibilità ai solisti e ridurre puramente il resto del corpo di ballo a un ruolo di accompagnamento. Lifar ebbe modo di scrivere: “Il fisico del ballerino è un’orchestra sinfonica, con le sue varie parti che si armonizzano, si incontrano e si intersecano così nasce la plasticità della musica: braccia che cantano, mani che parlano, gambe che scrivono. Il ballerino è allo stesso tempo l’orchestra, il direttore e lo strumentista”.

John Cranko mise in scena Romeo e Giulietta nel 1958 per il Teatro alla Scala al Teatro Verde all’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia (in collaborazione con La Fenice) con Carla Fracci (in alternanza a Vera Colombo) e Mario Pistoni (in alternanza a Giulio Perugini), poi nel 1962 realizzò un’altra coreografia per lo Stuttgart Ballet che aiutò la compagnia a essere conosciuta a livello mondiale, presentando l’allestimento anche al Festival dei Due Mondi nel 1965 con Marcia Haydée e Ray Barra ma anche per l’Australian Ballet, per il National Ballet of Canada e per il Teatro Nazionale di Monaco di Baviera. Della versione di Cranko si ricorda l’allestimento anche sul palcoscenico della Scala nel 1959 con Vera Colombo e Roberto Fascilla, e quello nel giugno del 1971 nel quadro dell’estate d’arte, promossa dal Comune di Milano e dall’ente Provinciale per il Turismo con in scena il gotha del tempo: Liliana Cosi (Giulietta), Roberto Fascilla (Romeo), Gilda Maiocchi (La contessa Capuleti), Luciano Peschini (Il conte Capuleti), Bruno Telloli (Mercuzio), Giancarlo Morganti (Benvolio), Aldo Santambrogio (Tebaldo), Orianna Bassetti (Rosalinda), Alfredo Caporilli (Il conte Paride), Dora Ricci (la nutrice), Ercole Oriani (il principe di Verona e Frate Lorenzo), Rosalia Kovacs, Anna Razzi, Luciana Savignano (le zingare), Gabriele Tenneriello, Tiziano Mietto, Dario Brigo, Giovanna Lisa, Ivonne Ravelli (giullari). Maître ballet Giulio Perugini. Direttore d’orchestra Paolo Peloso con l’Orchestra e il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala.

Tra le versioni degli anni Sessanta vanno menzionate quelle di Nicholas Beriozoff per il Balletto dell’Opera di Zurigo, e quella di Attilio Labis. Nel 1965 troviamo l'adattamento di Oleg Vinogradov per Novosibirsk che sarà ripreso nel 1976 a Leningrado presso il Teatro di Stato Malij con protagonisti Tamara Statkun e Kostantin Novosjolov. L’anno successivo Erik Bruhn diede vita ad un passo a due (la cosiddetta scena del balcone) per l’Opera di Roma, ballato insieme a Carla Fracci (poi da Elisabetta Terabust e Giulia Titta con Alfredo Raino e Mauro Mariorani) con le scenografie di Enrico d’Assia. Sempre nel 1965 ci fu la versione di Kenneth MacMillan per il Royal Ballet, che esordì alla Royal Opera House presso il Covent Garden. Furono i grandi Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev a dare nuova vita ai personaggi, con meritato successo (ruoli danzati in seguito da Lynn Seymour, Merle Park, Antoinette Sibley e Christopher Gable, Donald MacLarry, Anthony Dowell).

Anche Maurice Béjart non si è risparmiato nel portare in scena la sua personale visione della tragedia dedicata a Romeo e Giulietta. Nel 1966 presso il Cirque Royal di Bruxelles debuttò l’allestimento, sulla musica di Hector Berlioz, i costumi di Germinal Casado, per il Ballet du XXe Siecle, con Hitomi Asakawa, Jorge Donn, Germinal Casado, Patrick Belda, Victor Ullate, Marie-Claire Carrié, Woytek Lowsky, Paolo Bortoluzzi, Laura Proença, discostandosi così dalla tradizionale partitura romantica di Serge Prokof'ev. La creazione, in un prologo, due atti ed un epilogo (uscito poi in dvd nella registrazione del 1972 con protagonisti Suzanne Ferrel e Jorge Donn, ripreso a Firenze nel Giardino di Boboli per il XXXV Maggio Musicale Fiorentino) lascia invariato il soggetto di Shakespeare nella centralità della storia legata ai Montecchi e dei Capuleti ma immette le contestazioni giovanili, il pacifismo e lo spirito comunitario tipici di quegli anni, tanto da inquadrare la tragedia ai tempi moderni, cogliendo il senso dei contrasti e delle opposizioni che avrebbero poi prodotto il movimento del Sessantotto. Il genio di Béjart si ritrova nel prologo dove i ballerini salgono sul palcoscenico per iniziare le prove di danza. A mano a mano gli spazi scenici si riempiono sino a dare vita ad una colluttazione calmata a fatica dal maître de danse che raccoglie tutti intorno a sé per raccontare loro la storia di Romeo e Giulietta così carica di amore ma anche di odio e morte. I due atti centrali conservano la fedeltà alla drammaturgia originale, mentre nell’epilogo ritorna la creatività di Béjart nel far tornare nuovamente i ballerini in palcoscenico per le prove di danza, ma il tutto accompagnato da un vento di cambiamento, invece della iniziale rissa si passa ad una sensazione accentuata di benessere con tendenza all’ottimismo e all’ilarità. Lo spettacolo è stato ripreso dal Béjart Ballet Lausanne nella serata intitolata L’Amour-La Danse del 2005, con protagonisti Julien Favreau e Kateryna Shalkina. Da ricordare inoltre che nel 1978 durante le rappresentazioni di Romeo e Giulietta in tournée a Mosca il balletto venne eseguito al Palazzo di Stato del Cremlino. Ekaterina Maximova, indimenticata étoile del Teatro Bolshoi interpretò il ruolo di Giulietta su invito del coreografo Maurice Béjart. Romeo era rappresentato dal leggendario Vladimir Vasiliev, eccezionale étoile del Bolshoi e marito della Maximova, e dall’immenso Jorge Donn. Una curiosità legata a Maurice Béjart,:nel 1958 aveva già portato in scena una creazione dal titolo Julieta con un montaggio sonoro di varie partiture, scene e costumi di Pierre Clayette, con interpreti Janine Monin e Antonio Cano, in scena nel 1958 con il Ballet Théâtre de Paris a Barnstaple in occasione del Festival du Devon.

Da menzionare la versione dal titolo Romeo and Julia di Rudi Van Dantzig nel 1967 (con le coreografie delle danze di carattere del terzo atto firmate da Toer van Schayk) produzione diventata una pietra miliare nella storia della danza nei Paesi Bassi dapprima con il Balletto Nazionale Olandese (coreografia rivista poi nel 1974) una lettura avvincente, realistica e coinvolgente divenuta nel tempo parte del repertorio di celebri compagnie, dal Canada ad Hong Kong, e naturalmente dell’Het Nationale Ballet (Dutch National Ballet) la compagnia di ballo ufficiale e la più grande dei Paesi Bassi, con sede ad Amsterdam.

Degna di nota la versione a cura di Vittorio Biagi. Il suo Romeo e Giulietta è andato in scena in prima mondiale il 1° dicembre del 1970 all’Opéra de Lyon (a seguire al Teatro Colón di Buenos Aires, Festival di Aix-en-Provence, Teatro Romano di Verona, Teatro Massimo di Palermo con Charles Jude e Cyril Atanasoff, Teatro Bellini di Catania con l’étoile Gabriella Cohen e Raffaele Paganini, al Teatro Aventino Accademia Nazionale di danza con Raffaele Paganini e Cinzia Ricciardi, al Teatro Nuovo di Torino e al Festival di Vignale, Teatro Olimpico di Roma). Con la Compagnia Danza Prospettiva diretta dallo stesso Biagi si è vista in scena anche nel 1979 a Roma al Nuovo Teatro Tenda in una nuova versione abbreviata in un atto unico. Per l’edizione del 1983 a Buenos Aires, si ricorda un Mercuzio morente che si distinse da tutti gli altri nel cast, danzatore ancora allievo che due anni dopo avrebbe trionfato a Mosca: si trattava di Julio Bocca (voluto fortemente da Biagi dopo averlo notato durante una sua visita alla scuola del Colón). Vittoria Ottolenghi scrisse: “La coreografia di Vittorio Biagi è interessante soprattutto per la sua essenzialità: pochi fronzoli, niente lunghe scene e personaggi pantomimici. Soltanto danza, e danza di tipo astratto che allude e non racconta. Egli stesso all’inizio dello spettacolo evoca la storia di Romeo e Giulietta. (...) Se ne sta al centro della scena, come fa ogni giorno un coreografo, e guarda i suoi ballerini mentre passano, studiano, vivono, danzano (...) poi dà inizio al racconto, partendo da un semplice litigio tra due dei ballerini. Da lì scaturisce il tragico gioco di guerra e di potere tra le due fazioni di Verona, città che sta al centro della tragedia di Shakespeare (...) Originali i costumi di Claude Barges, fatti di semplice strisce o quadrati di stoffa, apparentemente drappeggiati attorno al corpo dei ballerini in calzamaglia, come per un gioco teatrale improvviso.” Una recensione pubblicata in Argentina dopo la sera del debutto titolava “Un vero trionfo” e andando avanti recitava: “Presentato ieri sera al Colón un ammirevole Romeo e Giulietta; il successo coreografico più clamoroso ed eloquente negli annali degli ultimi anni del corpo di ballo stabile del suddetto teatro. Tutto, dalla concezione alla realizzazione indicava un livello davvero eccezionale (…) Il Mercuzio di Julio Bocca gode di una spensieratezza, una simpatia e un’autorità che hanno portato il suo personaggio in primo piano (…) vigorosa ricreazione del Maestro Biagi delle avventure degli sfortunati amanti, in cui le scene festose, le risse tumultuose, le tragiche e angoscianti morti dei duellanti, coreograficamente parlando, hanno posseduto un toccante ‘senso della verità’, facendo emulsionare realtà e simbolismo. (…) È stata una serata da ricordare, un autentico trionfo in danza”.

Sempre nel 1970 troviamo l'allestimento di Miroslav Koura per l’Opera di Praga. Particolarmente riuscita fu la creazione di John Neumeier del 1971 per il Balletto di Francoforte e ripresa dall’Hamburg Ballet nel 1973 e nel 1974 per il Balletto Reale Danese. Nel 1974 si sono viste la versione di Mario Pistoni per il Teatro dell’Opera di Roma con Elisabetta Terabust e Alfredo Rainò, e quella con la Compagnia di Balletto del Teatro Accademico P.I. Ciaikovski di Perm al Festival dei Due Mondi con la versione del 1971 di Nikolaj Bojarcikov. Il 5 settembre del 1975 in prima rappresentazione debuttò l'allestimento di Marinel Stefanescu presso Martina Franca al Primo Festival della Valle d’Itria con Marinel Stefanescu, Liliana Cosi, Marin Turcu, Maurizio Bellezza. Nel 1975 si ricorda il debutto della coreografia di Roberto Fascilla al Palazzo dello Sport di Torino per la stagione del Regio con la regia di Beppe Menegatti, scene e costumi di Luisa Spinatelli, interpreti Anna Razzi con James Urbain (edizione poi ripresa allo Sferiterio di Macerata nel 1977 con la coppia Carla Fracci e James Urbain alias Giulietta e Romeo, Marco Pierin nel ruolo di Mercuzio e Roberto Fascilla in quelli di Tebaldo).

Nel 1978 al Palais des Sport di Parigi il London Festival Ballet porta in scena la coreografia firmata da Rudolf Nureyev con Patricia Ruanne e lo stesso Nureyev. Sempre nello stesso anno all’Opéra di Parigi debutta la versione di Juri Grigorovitch con Dominique Khalfouni e Michael Denard. Il Joffrey Ballet presentò la prima produzione americana nella sua stagione 1984-1985, includendo esibizioni al New York State Theater e a Washington al Kennedy Center. Nel 1985 la produzione del coreografo László Seregi debuttò all’Hungarian National Ballet a Budapest.

Un nuovo allestimento prese vita il 23 marzo del 1985, al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia, nella visione coreografica di Marinel Stefanescu per cui il dramma di Shakespeare viene rappresentato nelle sue linee più essenziali, entro i canoni delle tragedie del teatro classico greco: unità di tempo, di luogo e di azione. Il racconto comincia all’inizio della notte e finisce all’alba; tutto si svolge nel giardino di Giulietta. E tutto avviene tra i personaggi che sono in scena: Romeo, Giulietta, Mercuzio e Tebaldo. La coreografia resta fedele all’ispirazione del celebre compositore russo che ha voluto trasmettere al pubblico l’impronta suscitata in lui dall’opera shakespeariana, in tutta la sua drammaticità.

Una rivisitazione della versione Cranko fu proposta anche nel 1989 da Loris Gai al Teatro Massimo di Palermo. Alcune versioni più recenti hanno proposto riletture in chiave moderna: tra queste, la proposta di Fabrizio Monteverde per il Balletto di Toscana nel 1989 riallestita e rinata (in debutto il 25 febbraio 2017 al Teatro Celebrazioni di Bologna) con gli interpreti del Balletto di Roma, nei ruoli principali Raffaele Paganini e Monica Perego. Da menzionare la versione di Robert North del 1990 per il Balletto di Ginevra. Angelin Preljocai reinterpreta il dramma nel 1990 per l’Opéra di Lione scegliendo di collocare la storia d’amore universale nel contesto dei regimi totalitari dei paesi dell’Est dove non si assiste alla lotta tra due famiglie rivali, come vuole la tradizione, ma ad uno scontro tra la milizia incaricata di assicurare l’ordine sociale e il mondo dei senzatetto. Preljocaj gioca nel suo riconoscibile stile con dinamismo e passione, basandosi su raffinata tecnica classica e disciplina contemporanea composta da linee spezzate, corpi obliqui, salti fuori asse.

In chiave contemporanea troviamo quella di Massimo Moricone nel 1991, di Nacho Duato nel 1998 per la Compañía Nacional de Danza spagnola con le scene dello stesso Duato e i costumi di Lourdes Frias, presentata in una rilettura particolarmente espressiva condensata in due atti, e troviamo anche quella di Mauro Bigonzetti e Fabrizio Plessi per l’Aterballetto. Il coreografo Youri Vàmos ambienta la sua riscrittura della tragica storia d’amore negli anni Venti e Trenta, periodo nel quale Prokof'ev aveva composto l’opera. Questo fu il primo balletto creato dal coreografo ungherese per il Ballett Deutsche Oper am Rhein, nel 1997. Tra gli interpreti si ricordano Marina Antonova e Guy Albouy. Nel 1998 al Teatro dell’Opera di Zurigo fu di scena l’espressivo adattamento di Heinz Spoerli su musica di S. Prokof'ev, con le scene di Ezio Frigerio e i costumi di Franca Squarciapino. Nel 2003 il Bol’šoj propose una nuova versione firmata da Radu Poklitaru. Nel 2007 Peter Martins realizzò Romeo + Juliet al New York City Ballet con le musiche di Prokof'ev. Julies Lestel creò la sua coreografia sulla musica di Prokof'ev, rivelando la leggendaria storia d’amore, appassionata e tragica per la Julien Lestel Company che ebbe la sua prima all’Espace Pierre Cardin nel gennaio 2007: la compagnia composta da undici ballerini di diversa estrazione hanno rivelato la propria individualità pur rimanendo nel moderno stile neoclassico che caratterizza l’ensemble.

Il coreografo americano Mark Morris, nel 2008, grazie ad un professore di musica di Princeton, Simon Morrison, che recuperò gli originari materiali negli archivi di Mosca, con l’approvazione degli eredi di Prokof'ev e il permesso dall’Archivio di Stato Russo, firmò la versione originale di Romeo e Giulietta con il Mark Morris Dance Group in scena al Fisher Center per la Performing Arts al Bard College di New York. Quando il mondo della danza sentì che era stata riscoperta una parte della musica di Prokof'ev per Romeo e Giulietta e che Morris avrebbe dovuto dedicargli un lavoro completo, l’aspettativa risultò particolarmente alta. Nella versione creata dal drammaturgo Adrian Piotrovsky il racconto di Shakespeare aveva un lieto fine, con gli amanti che fuggono dalla società repressiva di Verona verso una gioiosa Arcadia, e questa ricostruzione sembra più snella rispetto alla versione del 1940. Morris inserisce la sua messa in scena in un interno a pannelli con i ruoli di Mercuzio e Tebaldo affidati a due donne.

Krzysztof Pastor ha portato in scena una rilettura politica (ideata per lo Scottish National Ballet nel 2008) fornendo una involuzione perché se è pur vero che l’arte della danza necessita di uno sviluppo graduale nel tempo è anche vero che il salto dev’essere supportato da un’idea artistica forte nei contenuti senza far rimpiangere il passato. Il periodo temporale muta nelle diverse scene che compongono gli atti, dagli anni Trenta ai Cinquanta concludendoci negli anni Novanta, per sottolineare le tensioni del quadro socio-politico del nostro paese, attraverso gli anni bui del terrorismo, gli attentati, la dittatura, la guerra, i caduti per la patria, i poteri forti, le repressioni, arrivando alla speranza di anni migliori ricadendo poi nell’era della corruzione e del malaffare. Sempre nel 2008 la potente ballerina e coreografa Dada Masilo, nata a Johannesburg, formatasi alla Dance Factory, artista della danza contemporanea tra le più famose nell’Africa del Sud, oggi ammirata a livello internazionale, ha dato una sua reinterpretazione di Romeo e Giulietta riscuotendo un grandissimo successo di pubblico e di critica.

Un Roméo et Juliette sulle coreografie di Joëlle Bouvier si è visto in scena per il Ballet du Grand Théâtre de Genève in debutto nel maggio 2009 per ventidue ballerini, sulla musica di Prokof'ev, in replica poi nel 2011 al Théâtre National de Chaillot: i baci rubati, il veleno, le preghiere, le grandi melodie hanno ispirato la coreografa franco-svizzera ottenendo un successo ricco di fascino e stile. Sempre nel 2009 con la musica di Prokof'ev si assiste a Romeo y Julieta con la coreografia di Goyo Montero creata per lo Staatstheater Nuremberg Ballet, rimontata poi nel 2013 per la Compañia Nacional de Danza (Spagna) diretta da José Carlo Martinez (direzione musicale di Koen Kessels).

Il direttore del Centre Chorégraphique National Ballet Biarritz, Thierry Malandain, ricostruisce nel 2010 la tragedia shakespeariana attraverso sei quadri che si dipanano all’indietro, a partire dalla scoperta dei corpi senza vita di Romeo e Giulietta, scegliendo la partitura di Hector Berlioz. Lo spettacolo è sospeso tra il romanticismo della musica e la crudezza scenica in cui è ambientata la storia, un palco messo a nudo, privo di quinte, ispirato alle visioni dell’arte povera italiana degli anni sessanta. Thierry Malandain contrappone l’amore ad un mondo sempre più privo di ideali.

Da ricordare la versione italiana dello spettacolo musicale di Gérard Presgurvic, prodotto da David e Clemente Zard intitolata Romeo e Giulietta. Ama e cambia il mondo, firmata da Vincenzo Incenzo con la regia e la direzione artistica di Giuliano Peparini e le coreografie di Veronica Peparini, spettacolo che ha visto il suo debutto in Italia nel 2013 presso l’Arena di Verona. Nei vari cambi di cast troviamo anche lo scaligero Denny Lodi nel ruolo di Paride. Sempre nel 2013 si ha memoria della versione contemporanea a Vitebsk (Bielorussia) con la coreografia di Evgenij Panfilov su musiche di Sergej Prokof’ev interpretata dal Balletto del Teatro Evgenij Panfilov di Perm. Nel 2014 si rammenta la rivisitazione al Teatro di Bolzano firmata dal coreografo Mauro de Candia per la compagnia di danza residente al Teatro di Osnabrück in Germania, da lui diretta dal 2012. La sua versione focalizza l’attenzione sulla coppia dei protagonisti. Sul palco assistiamo ad una replica della coppia Romeo e Giulietta, presi a simbolo dell’incomunicabilità tra i sessi nella società contemporanea e del disagio adolescenziale. Tutto comincia nell’aldilà, al compimento dell’atto fatale dei due amanti segreti che espandono a macchia d’olio alle altre quattro coppie le gioie e le sofferenze dell’amore adolescenziale. La partitura di Sergej Prokof'ev è qui ritoccata con innesti contemporanei di Martin Räpple, trombonista della Osnabrück Symphony Orchestra.

Nel 2016 è apparso al Municipale di Piacenza un Romeo e Giulietta, in omaggio a Shakespeare nel 400° anniversario della scomparsa del drammaturgo inglese. In un primo momento doveva essere coreografato dall'étoile Giuseppe Picone, commissionato dalla direttrice artistica della Fondazione Teatri di Piacenza Cristina Ferrari, per poi essere sostituito dalla versione di Maria Grazia Garofoli per causa di forza maggiore. Il programma annunciato prevedeva l’impegno del Balletto del Teatro Nazionale di Belgrado su coreografia ben appunto di Giuseppe Picone. Un cambio di programma si era reso necessario dopo che le inondazioni che colpirono la Serbia in quel periodo rovinarono le scenografie del balletto con conseguenti danni al Teatro di Belgrado. La nuova versione ha goduto di una composizione musicale tratta da Sergej Prokof'ev e da Pëtr Il'ič Čajkovskij, arrangiata per l'occasione da Marco Schiavoni. Maria Grazia Garofoli ebbe modo di affermare: "spesso quando si affida ad un coreografo il compito di un nuovo lavoro talvolta l’originale grido spontaneo potrebbe non far rinascere in noi la musica stessa; accade allora che le vecchie coreografie ma anche tutto ciò che aveva contribuito allo svilupparsi delle stesse, ha in qualche modo oscurato la luce dell’immediatezza originale. In definitiva noi coreografi diventiamo lo strumento di un ritorno alla concordia, fra gestualità corporea ed i canoni accademici, alla ricerca di quella melodia primitiva che nel corso degli anni non è stata ritrovata, allora l’artificio da giusta opposizione che era, diventa rimedio di una nuova forza comunicativa ritrovata ed è proprio in virtù di questa forza dell’arte che nuove preposizioni si possono acquisire, quali il sogno della bellezza sia nel gesto virile che nella femminilità". In scena la Compagnia Nazionale di Balletto con interpreti nei due ruoli principali le étoile ospiti Giuseppe Picone e Letizia Giuliani.

Una versione particolare dal titolo Juliet, è andata in scena nel 2019 al Teatro Nuovo di Milano e ha visto in palcoscenico una Giulietta senza tempo, una figura matura che cambia nel tempo, passo dopo passo sospesa nell’eternità grazie a Luciana Savignano, la quale è tornata ad esibirsi con un pezzo, in prima assoluta. Tra le ultime grandi signore della danza, ha compiutamente donato la sua grazia, interpretando una inedita Giulietta senza l’amato Romeo. Il ruolo creato dalla coreografa Elena Albano racconta un itinerario interiore ed introspettivo; un cammino all’inverso verso l’elevazione spirituale. C’è l’amore, la passione, il turbamento, il rimpianto, la gioia degli incontri, quindi l’amore ma anche il dolore. Questa versione ha posto al centro solo figure femminili con una Giulietta sospesa nell’eternità mentre ricorda i momenti legati a quella lontana ragazza diventata immediatamente donna, cresciuta e maturata nel breve spazio di una notte, solamente per amore.

Anche il venezuelano Balletto Teresa Carreño di Caracas ha montato un suo estratto dal pas de deux della scena del balcone su coreografia di Héctor Sarzana con la musica di Prokof'ev, costumi di Marcelino Hernández: Romeo si introduce di soppiatto nel giardino e gli amanti si dichiarano il loro amore indefinitamente nel tempo, promettendosi altresì eterna fedeltà. L’Opera Balet Maribor del Slovene National Théâtre ha presentato Radio & Juliet su musiche dei Radiohead con la coreografia di Edward Clug Tijuana e Križman Juliet con protagonisti Matjaz Marin, Edward Clug, Gaj Žmavc, Sergiu Moga, Yuya Omaki e Tiberiu Mihai Marta in una produzione firmata da Stéphane Fournial. Rivisitato in chiave moderna l’azione si svolge nel presente ed è ricca di rimandi all’attualità. Il brillante coreografo Edward Clug traduce la storia – senza tempo – presentandola da un inedito punto di vista, “...una sorta di retrospettiva di un amore non realizzato...”. Quella di Clug è una moderna visione di Giulietta, una donna che richiama alla memoria amori incompiuti. Il coreografo tratta la delicatezza delle situazioni amorose con la meccanicità tipica dell’era moderna. Sebbene i movimenti della protagonista e degli uomini siano pungenti, veloci ed espressivi, il coreografo focalizza l'attenzione sulla bellezza della forma femminile, sui movimenti minimi delle braccia, sulle mani e sugli sguardi sognanti con i quali seduce gli altri.

Romeo e Giulietta 1.1 (la sfocatura dei corpi) su coreografia, regia, luci e costumi di Roberto Zappalà debutta nel 2016 in prima assoluta ad Orizzonti Festival (Chiusi) con le musiche dei Pink Floyd, Elvis Presley, Luigi Tenco, José Altafini, Mirageman, John Cage, Sergei Prokofiev. Interpreti: Maud de la Purification, Antoine Roux-Briffaud / Gaetano Montecasino, Valeria Zampardi della Compagnia Zappalà Danza – Scenario Pubblico con i testi a cura di Nello Calabrò. “(...) Riportando tutto ai due amanti di Verona ci sentiamo sfocati quando percepiamo che la distanza tra noi e il mondo, tra noi e l’’amato non è quella giusta; quando la distanza che ci separa dall’’essere amato è condizionata dal proprio essere nel mondo; quando siamo, ci sentiamo, crediamo di essere, troppo vicini, o troppo lontani. Siamo tutti Romeo e Giulietta” (estratto dal sito di riferimento della compagnia).

Da segnalare anche la versione tanguera, che il vicentino Luciano Padovani ha creato per la compagnia Naturalis Labor, dedita alla contaminazione coreografica tra l’espressionismo contemporaneo e la stilizzazione del ballo argentino, da tempo passione conclamata del coreografo, il quale disse in occasione del debutto: “Ho utilizzato un repertorio musicale adatto al dramma shakesperiano trovando alcune musiche di Piazzolla (anche di autori barocchi o contemporanei) particolarmente adatte sia per sottolineare il carattere drammatico di certe scene (come lo scontro tra le due famiglie, la morte di Mercuzio e di Tebaldo) sia per amplificare la poesia e il ‘romanticismo’ dell’incontro e della passione dei due giovani amanti. Questa versione si svolge nei luoghi topici del dramma: ma non c’è Verona e non c’è nemmeno Buenos Aires. O forse ci sono entrambi. Troviamo la sala delle feste, il balcone di Giulietta, la tomba, la piazza, luogo dello scontro tra Capuleti e Montecchi. In questi luoghi c’è un sapore di antico che non è antico e c’è un sapore di contemporaneo che contemporaneo non è”. Uno spettacolo con musiche di tango, eseguite dal vivo da Tango Spleen Cuarteto su partiture di Piazzolla, Speranza, Calo, Mores, Quartango, Rachel’s, Sollima, Purcell, Westhoff.

A Caracalla nel 2018 per la stagione estiva si è visto il Romeo e Giulietta nella creazione di Giuliano Peparini sulle note di Prokof'ev, con un nuovo allestimento ideato per le étoile, i primi ballerini, i solisti e il corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, diretto da Eleonora Abbagnato. Un impianto teatrale accoglie la gioia dei bambini introdotto nel prologo, il vigore dello scontro tra le due famiglie rivali viene rappresentato d un gruppo di ballerini del Teatro dell’Opera di Roma contro uno di breakers, una visione tra classico e contemporaneo, due universi che s’intrecciano animando le tragiche vicende dei due giovani innamorati.

Il 29 marzo del 2019 è stato presentato in anteprima Romeo and Juliet all’Estonian National Opera di Tallinn, a firma del coreografo, regista e direttore artistico Thomas Edur. Una versione innovativa: la tragica storia dei due innamorati provenienti da famiglie in lotta combina amore a prima vista e passioni proibite in un amalgama inebriante che lascia gli innamorati alla mercé del potere e al contempo del proprio cuore. Nell’estate del 2020 troviamo Giulietta e Romeo anime danzanti, appuntamento dell’Estate Teatrale Veronese presso il Chiostro di Santa Eufemia con protagonisti Elisa Cipriani e Luca Condello
, che oltre ad interpretarlo lo hanno ideato e coreografato. Lo spettacolo in un solo atto vede in scena anche Giannantonio Mutto, compositore veronese, al pianoforte (che ha curato interamente gli arrangiamenti musicali) e il musicista italo-argentino, primo violoncello dei Virtuosi Italiani, Leonardo Sapere. I testi, per lo più tratti dalla raccolta E in una sola sillaba, avrà inizio il giorno, sono della stessa Elisa Cipriani e sono interpretati in qualità di voci narranti da Raffaele Latagliata e Federica Restani. Lo spettacolo racconta l’Amore attraverso l’esecuzione di brani che spaziano dal repertorio classico a quello operistico, dalle colonne sonore alle canzoni celebri.

Una versione di Romeo e Giulietta di grande successo la troviamo ad opera di Carl Portal da un’idea originale di REDHA, che ha riscosso al suo esordio coreografico a Parigi un enorme successo di pubblico e di critica e ha collocato Portal tra i più acclamati nuovi coreografi di Francia. Nel 2014, troviamo diciannove danzatori e quattro attori in palcoscenico con i testi ripresi da Shakespeare e le musiche dei più famosi autori pop e contemporanei per Love Tragedy: Romeo & Giulietta a cura della New Directions Company in scena al Teatro Martinitt di Milano: attratti dalla potenza narrativa e drammaturgica di questo dramma, Giorgio Azzone e Mirella Dalessandro (Direttori e Coreografi della New Directions Company) hanno raccolto le loro idee per proporre al pubblico una versione inedita. La vicenda dei due amanti avviene in una metropoli moderna, dove le due famiglie rivali si scontrano nei posti più loschi della città. I due amanti si incontrano ad un party privato in discoteca dove i giovani si abbandonano all’uso dell’alcool e a danze sensuali. Tutto procede come da copione shakespeariano, con un occhio vigile sull’amore di questi due giovani che non avrà futuro perché schiacciato dalla violenza e dall’odio. Un amore senza tempo, una storia sempre contemporanea.

In prima mondiale nel 2017 ha debuttato al St. James Théâtre di Wellington e poi in tournée nelle principali città della Nuova Zelanda, la versione della Compagnia Nazionale del Royal New Zealand Ballet su coreografie di Francesco Ventriglia, drammaturgia di Mario Mattia Giorgetti, scene e costumi di James Acheson, assistente alla coreografia Gillian Whittingham i quali hanno restituito all’opera il suo aspetto socio-politico, che fu causa della tragedia di Romeo e Giulietta, e che tutte le precedenti edizioni hanno ignorato per concentrarsi solo sulla triste storia d’amore, ignorando così l’autentica causa dovuta alla odiosa contesa tra la famiglia dei Capuleti contro quella dei Montecchi, cioè Guelfi contro Ghibellini.

All’Arena di Verona, il 26 agosto del 2019 è andato in scena il Romeo & Giulietta sulla coreografia di Johan Kobborg con un cast di venti ballerini tra cui stelle di fama mondiale come Alina Cojocaru e Sergei Polunin. Pur basandosi sul linguaggio della danza classica, il balletto ha un aspetto vivace e contemporaneo incorporando una gestualità più moderna. Lo spettacolo, che è andato in scena in una sola serata, ha portato all’Arena oltre diecimila spettatori per l’irresistibile danzatore ucraino Sergei Polunin, con la scenografia firmata dall’artista canadese David Umemoto, scultore e visual artist.

La tragedia coreografica in tre atti la ritroviamo anche grazie alla collaborazione tra i danseurs francesi Jean-Sébastien Colau e Grégory Gaillard con il titolo Jules & Roméo, trasformando la narrazione in una metafora dell’amore universale senza pregiudizi omofobi. La storia racconta di Paris, una fotografa, e di Jules, l’uomo con cui ha una relazione sentimentale. Proprio durante una mostra fotografica di Paris, però, Jules incontra Roméo ed è colpo di fulmine! “Una delle più belle storie d’amore di tutti i tempi è quella di Giulietta e del suo Romeo. La rivalità tra le loro famiglie, mi ha fatto pensare alla battaglia che noi omosessuali stiamo combattendo contro l’ignoranza. Non sono stato mosso dal bisogno di rivisitare l’opera di Shakespeare, ma dal bisogno di mostrare che il genere non è importante e che la passione vissuta da questi due adolescenti sarebbe stata così forte, tragica e toccante anche se fosse stata vissuta da due persone dello stesso sesso” (Jean-Sébastien Colau). In scena dopo il debutto in Francia al Piccolo Bellini di Napoli nel 2019 con Vincenzo Veneruso su musica di Prokof'ev e del compositore di musica elettronica Stéphane Jounot, Jules & Roméo, è ambientato ai giorni nostri nell’ambito di un mondo glamour e apparentemente pronto a ogni cosa.

Si ricorda nel 2020 la produzione dell’Universal Ballet (fondato a Seoul, in Corea del Sud nel 1984, una delle sole quattro compagnie professionali di balletto nel Paese asiatico orientale), con la coreografia di Oleg Vinogradov, messa in scena per celebrare i 200 anni del Korea/Japan FIFA World Cup.

Nel 2021 si è vista la versione di Bombana, direttore artistico del Corpo di Ballo del Massimo di Palermo, con una limpida fusione drammaturgica nel contrasto socioculturale. L’opera, su musica di Prokof'ev, ha rielaborato tematiche e spunti già trattati in altra chiave per mezzo di un’evoluzione ideologica che ha portato il coreografo, con passione e sentimento, a concepire la creazione per lo Junior Balletto di Toscana diretto da Cristina Bozzolini. L’eterna storia sui due sfortunati amanti è un intreccio che vede la genesi di Romeo e Giulietta sdoppiarsi in Admira e Bosko: da Verona al conflitto balcanico. Sempre nel 2021 troviamo la coreografia di Benjamin Millepied, creazione inedita mondiale in scena presso La Seine Musicale di Parigi, accompagnato da L.A. Dance Project. Millepied reinventa il balletto con la musica di Sergej Prokof'ev: i protagonisti sono giovani adulti del mondo urbano moderno, confrontati a norme sociali che rendono impossibile la loro unione. Ogni sera un cast diverso di ballerini prevede variazioni di genere per rendere questo Romeo e Giulietta una celebrazione della danza dell'amore in tutte le sue forme, attraverso la lente della moderna tecnologia. Sul palco, lo spettacolo sfrutta le attrezzature più all’avanguardia: dispositivi di proiezione unici hanno creato scene dal vivo da luoghi inaspettati, nella casa principale o nel backstage de La Seine Musicale, portando i ballerini dal palco allo schermo mentre vengono filmati in diretta. Benjamin Millepied combina danza, cinema e teatro per riscoprire una storia emblematica e drammatica di passione contrastata.

Molte altre sarebbero le versioni da citare a questo già corposo excursus del capolavoro di Prokof’ev, il quale scrisse a proposito della creazione del balletto: “A fine dicembre (del 1934) sono tornato a Leningrado per i negoziati con il Teatro Kirov. Ho espresso il mio desiderio di trovare una trama lirica per un balletto... Abbiamo iniziato a passare in rassegna delle trame: Piotrovskij ha menzionato Pelléas et Mélisande, Tristano e Isotta, Romeo e Giulietta. All’ultima trama mi sono ‘aggrappato’ immediatamente - non si può trovare niente di meglio! [...] Tuttavia non abbiamo concluso un contratto con il Teatro Kirov... Sono venuto a Mosca e Golovanov, che era allora il direttore principale del Teatro Bol’šoj, mi ha detto che, se il discorso fosse stato su ‘Romeo e Giulietta’, il Bol’šoj avrebbe concluso con me all’istante. Il contratto è stato firmato nell’estate del 1935.”

Michele Olivieri


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