L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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La risata final

di Luis Gutierrez

Approda a New York per la chiusura dell'anno verdiano il nuovo allestimento di Falstaff a cura di Robert Carsen, già visto nei mesi scorsi a Londra e alla Scala. Il successo è completo per una produzione brillantissima sia teatralmente sia musicalmente, con il protagonista Ambrogio Maestri e il ritorno sul podio, atteso ed emozionante, di James Levine dopo un lungo periodo di inattività per motivi di salute.

NEW YORK, 6 dicembre 2013 - Il MET ha deciso di far culminare la celebrazione del bicentenario della nascita di Verdi con una nuova produzione del Falstaff.

La produzione di Robert Carsen sposta l'azione dalla Windsor di Enrico IV nel XV secolo a un hotel di Londra degli anni '50, alla cucina di casa Ford e a uno spazio aperto che potrebbe indiviaduarsi in una rappresentazione stilizzata del parco di Windsor. L'aggiornamento non ha mai turbato o contraddetto le indicazioni della musica di Verdi e del libretto di Boito.

Si è trattato, infatti, di una produzione molto interessante, almeno nei primi due atti. La prima parte del primo atto si svolge nella stanza di Falstaff, con un enorme letto adatto alla stazza non indifferente di Ambrogio Maestri. Questi ha intonato magistralmente il monologo "L'onore! Ladri!", quando i suoi servitori rifiutano di consegnare le lettere d'amore ad Alice Ford e Meg Page - "le mie Golconde e le mie Coste d'Oro" - al fine di sedurle per sottrar loro il denaro che gli avrebbe permesso di pagare la immensa somma dovuta per la sua permanenza nell'hotel.

La seconda parte si svolge nel ristorante dell'hotel, dove le "comari" stanno prendendo il té: a un altro tavolo stanno Ford, Cajus, Bardolfo e Pistola, mentre Fenton è un cameriere - punto a favore di Carsen, che pone in evidenza i sentimenti di Ford, borghese arricchito, rispetto all'amore fra la figlia e un modesto lavoratore. Questa scena è musicalmente meravigliosa per il suo sviluppo simmetrico: dialogo fra le donne - dialogo fra gli uomini - digressione amorosa - dialogo fra le donne - digressione amorosa - dialogo fra gli uomini - dialogo fra le donne. La musica con la quale i giovani terminano di tubare intonando i versi del Boccaccio – “Bocca baciata non perde ventura. Anzi rinnova come fa la luna”– è di una bellezza tale da farci dimenticare l'erotismo per nulla innocente delle sue origini nel Decameron (II, 7). Se gli interpreti di Fenton e Nannetta non rendono quest'atmosfera fresca da primo amore non sono degni di figurare in quest'opera. Paolo Fanale e Lisette Oropesa lo hanno interpretato stupendamente.

Per la prima parte del secondo atto ci troviamo nella biblioteca dell'hotel, dove Falstaff sta leggendo una rivista, quando ecco Bardolfo e Pistola a chiedere di riaccoglierli dopo averli scacciati nel monologo del primo atto e ad annunciargli l'arrivo di una dama che domanda udienza. Stephanie Blythe come Mrs Quickly è stata magnifica, tanto che ritengo ne sarà l'interprete di riferimento per molti anni. Quando la messaggera abbandona la biblioteca, Bardolfo e Pistola introducono Ford sotto le mentite spoglie del signor Fontana. Questo è stato uno dei momenti più divertenti di tutta la produzione, con Fontana abbigliato come un ridicolo petroliere texano miliardario. Ovviamente si presenta con un gran portafoglio gonfio di dollari e varie casse di buon vino rosso, in luogo della borsa di monete e della damigiana di Cipro. Purtroppo Franco Vassallo non ha mostrato una voce sufficiente a passare l'orchestra, seppur ben contenuta da Levine. Ha sprecato il suo momento di gloria con un “È sogno? o realtà?” che non ha brillato. Il quadro si è chiuso comunque magnificamente con i due cavalieri che abbandonano la biblioteca con reciproche, ossequiose cortesie fino alla decisione di varcare la soglia contemporaneamente: “Ebben…Passiamo insieme!”

Da lì passiamo nella cucina di casa Ford, con una moltitudine di scaffali e cassetti con lattine e confezioni di cibo. Sullo sfondo una finestra e una cesta per la biancheria. Fatta eccezione per i pantaloni alla pescatora di Nannetta, i costumi sono tipici degli anni '50, in colori assai vivaci. Non c'è paravento, ma gli innamorati si nasconderanno al momento giusto sotto la tovaglia che copre il tavolo da pranzo. Una radio a transistor, poi, sostituisce benissimo il liuto di Alice. Quando questa esordisce proponendo una tassa sul sovrappeso, suona come un'involontaria ironia, poiché la florida Angela Meade avrebbe poi rischiato di pagarlo ella stessa. Tutta la scena di svolge con molta grazia e diverte assai la ricerca dell'imponente Sir John in ogni cassettino della cucina, e perfino nelle confezioni sugli scaffali: Carsen in questo segue alla perfezione i desideri di Verdi mettendo quanto più possibile in ridicolo l'ira e la gelosia di Ford. Questi alla fine viene colpito dagli spruzzi, essendosi imprudentemente troppo sporto dalla finestra mentre si gettava Falstaff nel Tamigi.

Il terzo atto si apre nella stalla dell'hotel, suelle rive del Tamigi. Sir John appare su un mucchio di fieno a chiedere il suo vin caldo, torna Quickly per lanciare l'amo per la nuova burla notturna presso la quercia di Herne. Nel racconto della leggenda del Cacciatore nero Angela meade ha messo in evidenza una bella voce, ma troppo pesante per Alice, per la quale Verdi stesso scrisse a Ricordi sia necessario il "diavolo in corpo" più che la cura d'una vocalità eccellente.

Per il quadro conclusivo, a mio parere, bisogna creare un'atmosfera notturna, mossa da una brezza leggera che muova come si deve il velo di nannetta. Il sonetto di Fenton è stato splendido, con un gran finale nella ripresa di “Bocca baciata…”. L'entrata della regina delle fate è stata pure molto bella, ma non ho gradito l'introduzione delle tavolate che trasformavano il parco in un salone per banchetti, per quanto il tutto sia stato realizzato assai bene. Solo in questo momento l'idea di Carsen non mi ha convinto, perché questo passaggio dallo spazio aperto al salone delle feste per celebrare le nozze di Fenton e Nannetta mette in evidenza un intreccio secondario nella commedia che ha come soggetto principale le beffe delle comari ai danni del laido e tronfio Sir John. La fuga finale “Tutto nel mondo è burla”, interpretata da Falstaff con tutta la compagnia nel parco di Windsor, chiuda anche la carriera di uno dei più gandi compositori d'opera mai esistiti.

Come ho già accennato, il livello vocale è stato altissimo, specialmente con Ambrogio Maestri, a mio parere il Falstaff per eccellenza dei nostri tempi. Stephanie Blythe è stata una formidabile Mrs Quickly, Angela Meade una Alice Ford di voce pesantuccia ma bella, Jennifer Johnson una Meg Page adeguata e Lisette Oropesa, con il suo bel timbro cristallino, ci ha regalato un'ottima Nannetta. Debuttanti al Met, Paolo Fanale, Carlo Bosi e Christian van Horn, così come Jameson, hanno offerto una buona prova. Il punto debole del cast è stato Franco Vassallo, per quanto si debba dire che anch'egli non ha mostrato difetti o mende particolari.

Confesso d'aver inteso Falstaff migliori da Levine, che in qualche momento ha stretto un po' troppo i tempi. D'altra parte, però, il maestro si sta riprendendo da una lunga convalescenza, che lo ha molto debilitato fisicamente. Gli auguriamo il meglio sia per le prossime recite sia per il futuro della sua carriera.

Lo staff creativo - in questo caso nel vero senso della parola - ci ha offerto un'eccellente interpretazione scenica e musicale, brillante sotto ogni punto di vista, e mi ha permesso di chiudere il mio anno verdiano con un gran sorriso.

 

New York, 06/12/2013. Metropolitan Opera House. Giuseppe Verdi: Falstaff, commedia lirica in tre atti (1893) con libretto di Arrigo Boito. Robert Carsen, regia. Paul Steinberg, scene. Brigitte Reiffenstuel, costumi. Robert Carsen e Peter Van Praert, luci. Coproduzione Metropolitan Opera; Royal Opera House, Covent Garden; Teatro alla Scala, Milano; Canadian Opera Company, Toronto e Nederlandse Opera, Amsterdam. Ambrogio Maestri (Sir John Falstaff), Franco Vasallo (Ford), Paolo Fanale (Fenton), Carlo Bosi (Dr. Caius), Keith Jameson (Bardolfo), Christian van Horn (Pistola), Angela Meade (Alice Ford), Lisette Oropesa (Nannetta), Stephanie Blythe (Mrs. Quickly), Jennifer Johnson Cano (Meg Page). Coro e Orchestra della Metropolitan Opera House. Maestro del coro: Donald Palumbo. Maestro concertatore e direttore: James Levine.


 

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