L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Essenze di dramma e d'affetti

di Roberta Pedrotti

W. A. Mozart
Ombra compagna
arie da concerto
soprano Lisette Oropesa
direttore Antonello Manacorda
il Pomo d'oro
registrazione effettuata a Monaco di Baviera nell'agosto 2020
PTC 5186885, 2021

Breve durata, drammaturgia ridotta all’osso,non più di un paio di cantanti, azione e apparato scenico ai minimi termini quando non del tutto assenti. La cantata solistica e la serenata (l’oratorio sacro e profano come le cantate celebrative di più ampio respiro sono altra storia) rappresentano una sorta di opera in miniatura, o quantomeno di scene con senso compiuto, i cui personaggi ed evoluzione degli affetti sono ben definiti. Diverso è il discorso per le arie da concerto, i cui testi sono, sì, tratti da drammi per musica, ma si trovano totalmente avulsi da un contesto a doversi spiegare da soli, a dimostrare la propria ragion d’essere senza cause e senza effetti. Va da sé, allora, che se già nell’aria da concerto il cantante deve dar fuoco alle polveri e schierare le sue armi migliori, servito all’uopo dal compositore, un testo così sospeso può rischiare di divenire pretesto per l’esibizione pura e semplice delle proprie virtù, una vetrina di maniere, atteggiamenti, abilità. Nella stessa trappola finiscono per invischiarsi spesso anche arie che non nascono per il concerto, ma, composte da autori rimasti celebri per essere inserite in lavori di colleghi caduti nell’oblio, in questa veste continuano a galleggiare nel repertorio. Nell’uno e nell'altro caso agli interpreti si chiede molto: sul piano strettamente vocale e musicale, essendo per lo più pezzi nati per mettere in luce in sommo grado il cantante, sul più ampio piano artistico, per sostenere testi che si sono lasciati alle spalle o che hanno visto dimenticare i loro contesti.

Per il suo debutto discografico con un recital solistico con orchestra, Lisette Oropesa sceglie, dunque, un cimento non da poco, ma coerente ben più di un pot pourri operistico. Invece di brani deliberatamente decontestualizzati ma di cui abbiamo ben presente la collocazione, alletta molto più la misura espressiva di versi che nascono decontestualizzati o che comunque ci sono ormai stati resi tali dalla storia. Non c’importa, quindi molto, sapere donde vengano questi turbamenti e questi palpiti, questi slanci e questi presagi, né dove vadano: c’interessano essi stessi di per sé. Non c’importa nemmeno molto che a cantarli sia un re o una fanciulla, una principessa o un eroe, un genitore o un amante: il genere e il rango sono pure secondari rispetto all’affetto. Allora, il prontuario retorico dell’artista si concentra tutto nel “cosa” e non nel “chi”, pur tenendo presente il palese svelamento del gioco teatrale, per cui, in concerto e fuor di finzione teatrale, siamo sia di fronte ai sentimenti di Alcandro o Fulvia, di Titano o Lucilla, ma anche e sempre al soprano, ai primi destinatari Giuseppe (Aprile), Josepha (Duschek), Aloysia (Weber), Luisa (Villeneuve) o, qui, Lisette (Oropesa). Si gioca su un’impronta impersonale, su una riconoscibilità del porgere e del colorire da un lato, dall'altro sulla varietà ora estrema ora sottile di registri, contenuti e stili. La scelta dei brani, infatti, non è scontata e ristretta ai soliti pezzi forti (insomma: niente "Popoli di Tessaglia", però abbiamo “Vorrei spiegarvi, o Dio” e “Vado, ma dove? O dei!”), spazia dall’adolescenza agli ultimi anni di vita di Mozart e vede arricchire il tessuto orchestrale con strumenti concertanti e tavolozze sempre più ampie di colori, fiorire il virtuosismo e ripiegarlo in un fraseggiare sempre più fine e incisivo. Allora entra in campo l’artista. Lisette Oropesa non ha problemi a modulare la voce, legare, trillare ai vertici del pentagramma, così come non perde mai il fuoco e non forza mai l’emissione quando la tessitura scende. Non si allinea, però, alla tradizione siderale che fa di arie come “Vorrei spiegarvi, o Dio” pura e sublime astrazione canora. Anche quando interpreta un personaggio puramente allegorico nell’unica aria né espressamente da concerto né alternativa per un’opera e passata al repertorio concertistico (la Licenza scritta ad appena tredici anni forse per il Vologeso di Sarti), Oropesa infonde alla parola cantata un’umana, profonda partecipazione. Ciò non significa che trascenda e deroghi stile e buonsenso: tutt’altro. L’allegoria non si umanizza oltremisura, il pathos non si accende in modi troppo teatrali, bensì si esprimono con franchezza e freschezza, animano l’aristocrazia dell’espressione anche attraverso la peculiarità del timbro e la capacità di giostrare i colori. Anche il vibrato caratteristico che talora balena diventa un’ulteriore arma dell’artista, modulando luci, morbidezze, ma anche ombre, lievi opacità che accentuano a dovere il senso del testo, sottolineano tensioni, palpiti, fragilità, ma sanno tornare ad addolcirsi in un controllo impeccabile del suono. Il lavoro è tutto in filigrana da intelligenti musicisti e per questo tantopiù si apprezza la sensibilità condivisa con Antonello Manacorda e gli strumentisti del Pomo d’oro, l’idea comune di un suono agile, asciutto, ma nel contempo ricco di colori, articolazioni dinamiche, inflessioni, accenti, capace di assottigliarsi, illuminarsi, incupirsi con variazioni minime e sempre nei confini del buongusto del buonsenso, della piena consapevolezza.

Le note dettagliate e precise di John A. Rice completano con l’introduzione della stessa Lisette Oropesa un Cd davvero prezioso.

1 A Berenice – Sol nascente, KV 70 Recitative and Aria (Licenza) (Composed to celebrate the birthday of Archbishop Sigismund von Schrattenbach, probably performed directly after the opera Vologeso by Giuseppe Sarti)
2 Alcandro, lo confesso – Non so d’onde viene, KV 294 Recitative and Aria (Text from Pietro Metastasio’s L’olimpiade)
3 Bella mia fiamma – Resta, oh cara, KV 528 Recitative and Aria (Text from Cerere placata, festa teatrale by Niccolò Jommelli, libretto by Michele Sarcone)
4 Vorrei spiegarvi, oh Dio!, KV 418 Aria (Insertion aria for the opera Il curioso indiscreto by Pasquale Anfossi)
5 Chi sà, chi sà, qual sia, KV 582 Aria (Insertion aria for the opera Il burbero di buon cuore by Vicente Martín y Soler, text by Lorenzo Da Ponte)
6 Misera, dove son!, KV 369 Scene (Text from Pietro Metastasio’s Ezio) 
7 Voi avete un cor fedele, KV 217 Aria (Possibly an insertion aria for the opera Le nozze di Dorina by Baldassare Galuppi, libretto after Carlo Goldoni)
8 Ah, lo previdi, KV 272 Scene (Scene from Andromeda, a libretto by Vittorio Amadeo Cigna-Santi, previously set to music by several composers including Giovanni Paisiello)
9 Vado ma dove? oh Dei!, KV 583 Aria (Insertion aria for the opera Il burbero di buon cuore by Vicente Martín y Soler, text by Lorenzo Da Ponte)
10 Ah se in ciel, benigne stelle, KV 538 Aria (Text from Pietro Metastasio’s L’eroe cinese)


 

 

 
 
 

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