L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

.

 

 

 

 

manon lescaut, cd, anna netrebko

L'amor mio non muore

 di Andrea R. G. Pedrotti

G. Puccini

Manon Lescaut

Netrebko, Eyvazov, Piňa,Chausson

direttore Marco Armiliato

Münchner Rundfunkorchester

Wiener Staatsopernchor

Salisburgo, agosto 2016

2 CD Deutsche Grammophn 00289 479 6828, 2016

A pochissimi mesi dall'esecuzione in forma concertante al Festival estivo di Salisburgo, la Deutsche Grammophon propone l'incisione della Manon Lescaut che tanto successo raccolse nella città natìa di Wolfgang Amadeus Mozart [leggi la recensione].

Nonostante la produzione non fosse in forma scenica, ricordiamo ancora bene l'azione dei protagonisti, che recitarono come se vi fosse stata un'autentica regia. Ovviamente una registrazione effettuata dal vivo consente di trasmettere un'emotività maggiore rispetto a un'incisione effettuata in studio, ma taluni effetti catartici vengono sempre meno. Questo disco è una curiosa eccezione, poiché l'eccezionalità dei suoi interpreti riverbera una passione difficilmente eguagliabile, anche se filtrata dal supporto digitale.

Ci sentiamo in dovere di partire, nella nostra disamina, dalla splendida concertazione del m° Marco Armiliato, dalla perfetta tecnica. La sua lettura della partitura va ben oltre una semplice esecuzione, l'esposizione di una serie di note che dalla carta viaggiano nell'etere, senza che nulla possa conferire loro il soffio vitale; questo, al contrario, si manifesta qui in una direzione eccellente dalla prima all'ultima battuta e tutta la drammaticità dell'opera risulta esaltata. Magistrale nel terzo atto, il concertatore esegue un preludio memorabile, emozionante e coinvolgente, sfruttando al meglio le dinamiche e la varietà di colori che Puccini mette a disposizione con il meraviglioso scambio fra viole, violoncello e archi. È parimenti splendida la sua interpretazione del prosieguo, quando la passionalità trasgressiva e vibrante di Manon nel caso diviene tragedia. La giovane sta per esser deportata, l'accompagnamento è struggente e rispecchia un libretto, che parla di “ansia eterna crudel” e “l'attesa [che] m'accora”. I timpani aumentano di intensità inesorabile, come il battito cardiaco di un condannato in attesa di giudizio, quando Des Grieux pronunzia le parole “Manon, disperato è il mio prego!” Elegia e dramma, eros e thanatos si manifestano appieno in terra d'Austria da parte di un direttore come Marco Armiliato, che dovrebbe essere lustro d'Italia.

Manon Lescaut non possiede una lineare costruzione drammaturgica, i quadri sono completamente sconnessi fra loro e l'opera si articola in quello che si potrebbe definire come un lungo duetto fra i due amanti, scandito dalla loro passione e dai loro tormenti d'amore e d'erotismo.

Protagonisti di questa edizione erano la coppia artistica ideale per questo repertorio: Anna Netrebko e Yusif Eyvazov.

Anna Netrebko è nel suo ambito ormai da diversi anni, e senza tema di smentite, la più grande e, giustamente, celebrata artista al mondo. La sua prestazione è, come sempre, eccezionale dalla prima all'ultima nota. Giovinetta capricciosa e viziosa, non perde la sua ambizione all'opulenza, ma l'evoluzione psicologica del personaggio è ottimamente trasmessa. La Netrebko esibisce legato e accenti mirabili durante l'aria “In quelle trine morbide”, è passionale e intrigante nel duetto con Des Grieux “Tu, tu, amore? Tu". Straordinaria è, poi, la drammaticità espressa del quarto atto, con un fraseggio struggente in “Sola, perduta, abbandonata”, mirabile climax ascendente reso alla perfezione sempre con suono centrato e morbidezza d'emissione. Da lacrime agli occhi l'esecuzione della frase “Sei tu che piangi? Sei tu che implori?”, ormai prossima all'inesorabile dipartita. L'emozione, infatti, non può aver fine se non con la conclusione dell'opera, poiché Anna Netrebko si erge a livelli storici come Manon, personaggio capace di abbandonare la sua vitalità solo nel decesso, affrontato con l'intensità della frase “No, non voglio morir...amore, aita!”

Non è da meno il Des Grieux di Yusif Eyvazov. Il tenore azero migliora ad ogni ascolto, affinando sempre più una tecnica che si assomma a un mezzo vocale straordinario. Se prima abbiamo lodato la capacità interpretativa del concertatore, non possiamo esimerci dal lodare Eyvazov per il suo canto che pare provenire direttamente dall'anima. Bravissimo nel primo atto, è eccellente nel secondo, con un intensissimo “Tu, tu, amore? Tu?” È splendido il suo porgere gli accenti pronunziando il più consono degli epiteti da rivolgersi a Manon, quel “Ah tentatrice!” d'eccelsa forza emotiva. Ancor più dopo il recente ascolto dal vivo, non ci si può esimere dal provare emozione e trepida attesa ancor prima che egli esegua la struggente aria “No, pazzo son!”, durante la quale Des Grieux chiede di essere deportato assieme all'amata. A titolo personale posso dire che fra tutti gli interpreti di questo brano non mi è mai capitato di ascoltare un cantante capace di affrontare l'aria con tanto trasporto ed emotività, inevitabilmente contagiosa per il pubblico. Da notare la freschezza vocale e la totale assenza di cedimenti, a fronte di un legato mirabile, uno squillo impressionante per bellezza e precisione, un fraseggio intenso e smorzature ben padroneggiate.

Di gran levatura tutto il resto del cast: è bravissimo il Lescaut di Armando Piňa, il quale riesce a e evidenziare i (rari) tratti d'umanità del fratello di Manon, con un senso quasi di pietà nei confronti della sorella, sperando che ella non parta per le Americhe. Ottimo anche il Geronte di Ravoir, interpretato da Carlos Chausson, che da grande interprete degli anni passati, è ora prezioso caratterista di lusso.

Bene tutti gli interpreti minori: Benjamin Bernheim (Edmondo), Erik Anstine (L'oste/Un sergente), Patrick Vogel (Il maestro di ballo/Un lampionaio), Szilvia Vörös (Un musico), Schimon Shibambu (Un comandante di marina) e i madrigalisti Daliborka Miteva, Martina Reder, Cornelia Sonnleithner e Arina Holecek.

L'orchestra era la Münchner Rundfunkorchester e il coro era il Wiener Staatsopernchor, diretto Ernst Raffaelsberger.

Con questa nuova uscita la Deutsche Grammophon si conferma come una delle migliori case discografiche al mondo. Molto eleganti anche la grafica e la confezione di un disco di cui si raccomanda l'acquisto senza dubbio alcuno.


Vuoi sostenere L'Ape musicale?

Basta il costo di un caffé!

con un bonifico sul nostro conto

o via PayPal

 



Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.