L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Un colpo d’occhio di rara bellezza

 di Michele Olivieri

I giovani talenti della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala sono impegnati in primavera, prima nella sala del Piermarini (5 e 7 marzo) e quindial  Piccolo Teatro Strehler di Milano (3-5 maggio) con lo spettacolo istituzionale, appuntamento di fine anno che chiude i corsi accademici. In programma “Il Regno delle Ombre” da La Bayadère di Marius Petipa e “In the Middle, Somewhat Elevated” di William Forsythe oltre a “Présentation” di Frédéric Olivieri che coinvolge idealmente tutti gli allievi in un abbraccio finale e corale.

MILANO, marzo-maggio 2019 – Ad apertura di sipario un colpo d’occhio di rara bellezza, la perfezione scenica, i tagli di luce di raffinata visione e i romantici costumi hanno fatto da cornice nel porre l’attenzione sull’esercizio coreico accademico. La grazia della disciplina classica, sapientemente collegata all’innovazione di quella contemporanea, sono il risultato dell’atteso spettacolo istituzionale della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, diretta da Maurizio Vanadia.

Un appuntamento, che ha avuto il suo preludio a marzo con il medesimo programma direttamente sul palcoscenico del Piermarini, contraddistinto dal rigore, dallo studio e dalla condotta cattedratica che hanno reso l’istituzione milanese un’eccellenza nel panorama formativo internazionale. La scuola da oltre duecento anni diploma i giovani che in seguito godranno il privilegio di calcare il palcoscenico della Scala nonché di altri prestigiosi teatri.

Gli allievi, visti durante il consueto spettacolo di primavera, si fondono sui modelli classici e sull’applicazione delle tecniche accademiche dei grandi maestri del passato, riconoscendo la sperimentazione dei nuovi linguaggi nelle diversità di colori, proporzioni e prospettive, con una formazione equilibrata di tradizione tenendosi ancorati ad una moderna coscienza soggettiva basata sul superamento della prospettiva unica, grazie ad una funzione strutturale capace di forgiare un artista completo e sorprendente che interessa il portamento e lo stile espressivo mediante l’uso del corpo con un “modus operandi” naturale e spontaneamente controllato.

foto Virginia Giurovich

I vari corsi si sono esibiti, mettendosi alla prova, con un pezzo del grande repertorio e con una creazione di uno dei maestri indiscussi del nostro tempo. “Il Regno delle ombre” ha così offerto un estratto melodrammatico in una terra esotica foriera di atmosfere sontuose e ricche di fascino. Il delicato atto bianco ha richiesto particolari doti ed un livello di preparazione altissimo come esame primario per un futuro professionale. A ricoprire il ruolo del principe Solor, Daniele Bonelli, allievo di forte temperamento del 7° corso. La baiadera è stata interpretata da Linda Giubelli dell’8° corso, capace di esercitare una tangibile ispirazione artistica con solide basi stilistiche. Per i ruoli delle tre soliste delle variazioni sono apparse, con compostezza e soavità, Federica Azzone e Giordana Granata dell’8° e Matilde Colombo del 7°. Marius Petipa è un “continuum” mai interrotto dal tempo, capace di far sognare intere generazioni con modulazioni di poetica bellezza.

Nella seconda parte i praticanti si sono misurati con “In the Middle, Somewhat Elevated” di William Forsythe, coreografo che ha saputo scomporre un codificato tessuto di elementi costitutivi classici, avviando una personale e riconoscibile riforma. La Scuola di Ballo con tre danzatori e sei danzatrici, ha affrontato la creazione con equilibrio e bilanciamento, proporzione e armonia restituendo una esecuzione estremamente forte e veloce. In scena sei vigorosi allievi dell’8° corso, Federica Azzone, Carlotta Di Monte, Linda Giubelli, Giorgia Pasini, Samuele Barzaghi e Samuele Gamba, e tre allievi del 7°, Letizia Masini, Priscilla Volpe e Daniele Bonelli, con la supervisione di Kathryn Bennetts, storica collaboratrice del maestro statunitense.

foto Tatiana Mazzola

La serata si è chiusa con lo sfarzoso defilé a beneficio di tutti gli allievi della Scuola, i quali si sono alternati e riuniti nell’architettura coreografica pensata dal Maestro Frédéric Olivieri: 188 ragazzi hanno così potuto esibire il proprio livello di preparazione raggiunto presso la scuola del teatro milanese, che a maggior ragione è da considerarsi un luogo privilegiato dove formarsi ai mestieri e alle arti dello spettacolo a favore di un rinnovamento pur custodendo la tradizione, nell’acquisizione di una padronanza progressiva.

Lo spettacolo ha riecheggiato con virtù, l’impegno profuso durante le lezioni di danza tra lo studio del linguaggio, la musicalità, l’interpretazione e la ricerca del particolare con austerità, generosità d’animo verso la bellezza ed il pubblico, la sincerità d’intenti, la scrupolosità nella preparazione e la gentilezza nel ricevere i meritati applausi con il costante sostegno dei docenti, i quali hanno saputo nutrire il “talento” – definito da Ludwig Wittgenstein – una fonte da cui sgorga acqua sempre nuova, fonte che può perdere ogni valore se non se ne fa il giusto uso.

foto Rudy Amisano