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Ritorno a Reims

 di Roberta Pedrotti

Ritorna in scena la festa del Viaggio a Reims con i ragazzi dell'Accademia Rossiniana "Alberto Zedda". Gli applausi premiano un cast fresco e affiatato, la direzione di Hugo Carrio e la regia rinnovata da Elisabetta Courir.

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PESARO 15 agosto 2018 - La scorsa estate avevamo creduto di salutare l'allestimento ormai storico del Viaggio a Reims pensato da Emilio Sagi nel 2001 e ricreato ogni anno da Elisabetta Courir. Ritroviamo, invece, ancora con immutato piacere il re bambino (alla prima manca la piccola corte dei partecipanti al laboratorio del Viaggetto a Reims, coronato dall'apparizione nella recita del 17 agosto), la passione per gli alcolici di Melibea, le bolle di sapone all'ingresso di Madama Cortese o i cuori che sottolineano l'amore malcelato di Lord Sidney per Corinna, la seduzione spiritosa di Belfiore. Li ritroviamo sempre diversi e sempre riconoscibili in nuovi volti, nuove voci, nuove personalità, che offrono il loro contributo senza ricalcare stereotipi. Così a questo Viaggio ci si affeziona, inesorabilmente, e si torna ogni anno, si applaude, si gioca a indovinare chi ritroveremo a mietere successi su questo e altri palcoscenici. Scommesse non sempre facilissime da azzeccare, ché la storia ci ha insegnato che l'Accademia Rossiniana, fra tanti allievi, ha saputo lanciare stelle subito splendenti, indirizzare artisti poi emersi con il tempo in questo e altri repertori, dar voce a promesse mantenute o deluse, a sorprese positive o meno brillanti, rapide o placide nell'ascesa come nella discesa. Certo è che, quest'anno, la recita è risultata ancora una volta ricca di spunti piacevoli, a partire dalla concertazione sicura e coinvolgente di Hugo Carrio, dal bel piglio, vigoroso al punto giusto.

Funziona a meraviglia, per esempio, la coppia dei buffi costituita da due baldi ragazzoni dell'Est, Petr Sokolov, un Don Profondo pieno di spirito che fa sue le “Medaglie incomparabili” senza ricalcare modelli arcinoti, e Igor Onishchenko, Trombonok non meno autorevole e originale. Colpisce anche l'interessante vocalità di Carles Pachon come Lord Sidney, al pari dell'incisivo Don Alvaro di Pablo Galvez. Completano adeguatamente il gruppo delle voci gravi maschili Nicolò Donini, buon Don Prudenzio alla prima, e il non meno interessante Alejandro Sanchez, Antonio.

Voci tenorili timbricamente ben distinte, Shanul Sharma affronta con fierezza le asperità della parte di Libenskof, mentre Manuel Amati si presta volentieri al carattere giocoso di Belfiore. Antonio Gares, Don Luigino, e Anatoliy Pogrebnyy, Zefirino e Gelsomino completano adeguatamente il comparto maschile.

Fra le voci femminili Maria Laura Iacobellis incanta già nelle prime strofe di Corinna, mentre Maria Barakova colpisce, nei panni di Melibea, sia per l'interessante voce contraltile sia per la personalità e la disinvoltura scenica. Claudia Muschio è un'elegante Contessa di Folleville e Lusine Makaryan una simpatica Madama Cortese dagli acuti puntuti. Piace anche la Maddalena di Anastasia Medvedeva, cui si uniscono la Modestina di Aleksandra Sannikova e la Delia di Milla Mihova.

Come sempre l'esito è festoso e, ci possiamo scommettere, anche quest'anno avremo assistito al debutto di qualche talento dal roseo futuro.


 

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