L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

.

 

 

 

 

Spirito polacco

 di Stefano Ceccarelli

Per il penultimo concerto sinfonico della stagione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Antonio Pappano sale sul podio assieme al talentuoso pianista Jean Lisiecki: i due eseguono il Secondo concerto di Chopin. Apre la Quarantesima sinfonia di Mozart e chiude il Concerto per orchestra di Lutosławski, definendo il programma entro un evidente spirito polacco, che attraversa due differenti secoli.

ROMA, 9 giugno 2018 – Da astro nascente del pianismo internazionale, oggi Jan Lisiecki, a dispetto della sua tenera età, può essere considerato uno dei grandi pianisti non solo della sua generazione – ché sarebbe riduttivo –, ma più in generale dei grandi della scena internazionale ora in attività. In Accademia torna con l’autore che l’aveva visto esordire qui: Chopin. La serata, inoltre, si fregia della concertazione di Antonio Pappano.

Proprio Pappano apre il primo tempo – che occupa insolitamente i 2/3 del concerto – con la celeberrima Sinfonia n. 40 in sol minore KV 550 di Wolfgang Amadeus Mozart. Fin dalla famosa apertura dell’Allegro molto, la ripetizione del gruppo di tre note, Pappano, forte di un’orchestra in eccellente stato, scolpisce le tensioni del movimento, con estrema pulizia: l’agogica è cristallina, al contempo viva e incisiva. I respiri, l’arte del cavare i colori da una tavolozza ricchissima, ma con pudore teutonico, la fanno da padroni: Pappano, insomma, legge tutto con incredibile purezza. Nell’Andante, il direttore ha buona mano nell’uso dei volumi, degli accenti, esaltando così la soffice melodia trapunta di notturne stelle. Nel Minuetto, Pappano sbriglia l’orchestra (come la si può sbrigliare in Mozart, naturalmente) e conferisce grande energia ai ritmi intrecciati del pezzo; al contempo sa cesellare con maestria il trio d’arcadico sapore. Il Finale scorre come un fiume in piena nella sua trascinante intensità; Pappano è bravo a marcare bene i chiaroscuri e i colori del pezzo. Il successo è enorme: gli applausi scrociano meritatamente e Pappano può ben vantarsi di una concertazione quasi perfetta della sinfonia, carica di grazia greca (Schumann).

Nella pausa in cui i tecnici posizionano il pianoforte per Lisiecki, Pappano presenta al pubblico il brano che occuperà il secondo tempo, il Concerto per orchestra di Witold Lutosławski, che rende scoperto il fil rouge polacco della serata, rimarcando di quel concerto soprattutto la geometrica struttura. All’entrata di Jean Lisiecki il pubblico prorompe in un applauso sincero, di chi ha imparato ad ammirare e apprezzare questo non più enfant prodige del pianoforte. Inizia la brunita apertura del Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in fa minore op. 21 di Fryderyk Chopin e Pappano fa entrare il pubblico nell’atmosfera di quella tipica malinconia chopiniana, che ha un colore inconfondibile. L’entrée del pianista nel I movimento è perfetta e Lisiecki dà prova di essere addirittura migliorato nella gestione delle sfumature, dei volumi, nelle dolcezze dei colori. La lettura della parte è intelligente e ne viene fuori qualcosa di veramente straordinario: Lisiecki scolpisce il tema principale, che oscilla fra gusto larmoyant e una gioia goduta intimamente, con l’arte di un orafo. I virtuosismi e le verticalizzazioni sono perfettamente sgranati; le volate eteree della melodia sono leggere come piume e fanno scendere una lacrima, che si adagia (paradossalmente) su un lieve sorriso. Lisiecki esibisce una tecnica saldissima: le lunghe braccia gli consentono una copertura del pianoforte impressionante, la saldezza delle mani e delle posizioni un suono pulitissimo, alla K. Zimerman – che non a caso ho scelto nel paragone, giacché è grande interprete di questo pezzo. Nel Larghetto, un omaggio alle dolci e notturne melodie dell’opera italiana tanto in voga all’epoca, Lisiecki sonda tutte le voci dell’espressività chopiniana, sorretto da una soffice concertazione di Pappano e da un’orchestra magnifica. L’interprete legge con estrema dolcezza, in volume soffuso ma compatto, la belliniana melodia del tema principale, sulla quale si increspano sonori e argentei i trilli, come libellule che turbano impercettibilmente uno specchio d’acqua lacustre; nella parte centrale, la più virtuosistica e energica, Lisiecki ancora dà prova del suo talento, per ritornare infine al tema e all’atmosfera del primo tempo, con colori ancor più trasognati. L’Allegro vivace finale, che odora di Polonia ad ogni nota, vede Pappano e Lisiecki in perfetta sintonia, in una composizione in cui il pianismo squisitamente virtuosistico dell’interprete deve mescolarsi con abilità alle atmosfere sonore create dall’orchestrazione, che qui si fa più ‘invasiva’ che altrove. Il tutto è magnificamente ben amalgamato: Lisiecki e Pappano raccolgono grandi applausi. Prima di congedarsi, il giovane pianista ci delizia con un suo cavallo di battaglia, il Preludio in do diesis minore op. 3 n. 2 di Rachmaninov, che suona con un’intimità spesso da altri trascurata.

Il secondo tempo è occupato dal citato Concerto per orchestra di Lutosławski. Pappano concerta con potenza i blocchi sonori di Intrada (I); ma sa anche accarezzare il genio timbrico del polacco, quando Lutosławski compone la sezione in ostinato dei legni e gli arabeschi degli archi, trapunti dai brevi interventi in assolo del primo violino (in questo caso, il talentuoso Roberto Gonzáles-Monjas). La parte forse più bella è il Capriccio notturno e arioso, un pezzo che evoca palpabilmente la notte con un tremulo continuo degli archi assieme ad altri strumenti, quasi fosse un eterno frinire di cicale. Nell’ultimo movimento (Passacaglia, Toccata e Corale) Pappano è magistrale nel tenere e far crescere l’energia ritmica dal ripetitivo ritmo della danza di passacaglia fino al corale, che finisce in grande potenza a tutta orchestra, catartico e liberatorio. Gli applausi suggellano una stupenda serata di musica.

.foto Musacchio e Ianniello