L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Favella il Doge ad Amelia Grimaldi

di Andrea R. G. Pedrotti

Marina Rebeka è la stella di questa ripresa di Simon Boccanegra alla Wiener Staatsoper. Accanto a lei si impone la salda vocalità di Fabio Sartori, con l'esperienza di Ferruccio Furlanetto e la bella interpretazione di Simone Piazzola.

Torna alla Wiener Staatsoper Simon Boccanegra, nel collaudato allestimento firmato da Peter Stein.

Dalla posizione centrale dove ci trovavamo sicuramente la regia guadagnava in efficacia, poiché l'intero impianto si basa su una serie di giochi prospettici, basatianche sulla coordinazione del movimento delle masse orchestrali. Il tutto, dalla nostra posizione, funziona assai bene, poiché permette di godere della cura dell'impianto luci, rendendo funzionali le stilizzate scene di Stefan Mayer. Resta l'idea che alcune intuizioni, specialmente nel finale del secondo atto, risultino fin troppo manierate, ma nell'insieme la regia funziona, specialmente nel prologo e nel primo atto.

La recitazione prevede movimenti assolutamente di tradizione e didascalici rispetto alle indicazioni del libretto. Convenzionali e belli alla vista i costumi di Moidele Bickel.

Sotto il profilo musicale, sul palco del massimo teatro viennese, si sono avvicendati alcuni fra i più celebri artisti del panorama lirico odierno. Su tutti ha brillato la stella di Marina Rebeka (Amelia Grimaldi) che ha saputo affrontare la parte con raffinatezza, gusto e stile eccellenti. Dolce e passionale al tempo stesso la sua esecuzione di “Come in quest'ora bruna” e assai intensa la sua capacità espressiva, affinata in un fraseggio curato che sottolinea l'ampia policromia di un canto, gestito, oltretutto, con grande intelligenza, senza alcuna forzatura, con morbidezza d'emissione, proiezione sicura, solidità e tenuta vocale eccellenti.

Accanto a lei si apprezza anche il Gabriele Adorno di Fabio Sartori, che punta sullo squillo e sull'esuberanza giovanile del personaggio più che su un ricamo di mezzevoci. La soluzione risulta funzionale, anche grazie alla solidità vocale del tenore veneto, a oggi un cantante fra i più tecnicamente ferrati in attività. Il fraseggio è ben gestito e piace sia nei momenti d'elegia, sia in quelli più drammatici.

Simone Piazzola debuttava alla Staatsoper nel ruolo eponimo, offrendo al pubblico viennese un personaggio riuscito in recitazione e interpretazione, capace di begli accenti (molto apprezzata la sua pronunzia di “ripeti il giuro!”); peccato che sovente si sia dovuta riscontrare un'intonazione precaria e una proiezione del suono che non sempre rendeva perfettamente udibile la vocalità del baritono veronese.

Ferruccio Furlanetto è un veterano della parte di Jacopo Fiesco, assai veemente nel fraseggio e capace di risolvere con esperienza, traquillità e assoluta sicurezza il ruolo affidatogli.

Clemens Unterreiner (Paolo Albiani) canta bene, ma difetta nel gusto che risulta troppo straussiano e poco verdiano. Dizione e tecnica sono corretti, ma il fraseggio e lo stile dovrebbero palesare maggiore raffinatezza e eleganza nella linea di canto.

Di assoluto valore, come sempre, il contributo del basso Dan Paul Dumitrescu (Pietro).

Completavano il cast Lukhanyo Moyake (Capitano dei balestrieri) e Fiona Jompson (un'ancella di Amelia).

Paolo Carignani dal podio predilige affidarsi a un'agogica particolarmente serrata, sacrificando sovente sfumature e colori orchestrali. Nel complesso la scelta gli garantisce una totale unità fra le sezioni, ma non consente di apprezzare appieno talune raffinatezze e asciugando il complesso della drammaturgia musicale. Per esempio, viene meno il bellissimo effetto conferito dall'ingresso del coro nel finale del prologo. Proprio il coro, nell'occasione diretto da Martin Schebetsa, merita una lode particolare, sia per la recitazione, sia per l'eccellente prestazione musicale, in un titolo evidentemente particolarmente congeniale alla compagne viennese.

Al termine applausi convinti, con punte di entusiasmo specialmente per Marina Rebeka.

Credits: Wiener Staatsoper / Michael Pöhn


 

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