L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Staatsoper in festa

 di  Andrea R. G. Pedrotti

Con due giornate di musica in festa, Vienna celebra il centocinquantesimo dall'inaugurazione della Staatsoper, gioioso e instancabile tempio dell'arte.

VIENNA, 25 e 26 maggio 2019 - Era il 25 maggio 1869 quando, alla presenza dell'imperatore Francesco Giuseppe e dopo poco meno otto anni di lavori, nel primo e più importante fra gli edifici della Ringstrasse, il teatro nazionale viennese, si rappresentò Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, quale titolo inaugurale della sua prima stagione.

La nuova costruzione (ancora oggi la seconda più grande d'Europa nel suo genere) nacque per la città, per l'impero, ma anche per porsi al passo con l'altro grande centro di cultura del vechio continente: Parigi. Durante la prima stagione seguirono Roméo et Juliette, La muette de Portici, Fidelio, Guillame Tell, Les huguenots, Il trovatore, Fra Diavolo, Armida, Le prophète e Martha. Fu un cartellone che attingeva a piene mani dal repertorio del grand opéra francese quello con il quale la Wiener Hofoper seppe dimostrare di non essere seconda alle altre capitali europee.

Con la fine dell'impero e l'avvento della repubblica, il teatro assunse l'attuale nome, Wiener Staatsoper, ma non mutò la filosofia che si era formata negli anni. L'inarrestabile richiesta da parte di un pubblico insaziabile constrinse piacevolmente a perfezionare la macchina organizzativa che risponde alla domanda ancor oggi con spettacoli continui, resi possibili grazie alla presenza di un ensemble di solisti e musicisti che garantiscano le innumerevoli alzate di sipario. A loro si aggiungono i più importanti artisti internazionali, invitati qui come ospiti, e una delle migliori orchestre al mondo, i cui elementi di spicco vanno a comporre uno dei più prestigiosi fra gli organici sinfonici, i Wiener Philharmoniker, compagine istituita alcuni anni prima, ossia nel 1842.

Grandi impresari si sono succeduti alla guida della Wiener Staatsoper, a partire da Franz Freiherr von Dingelstedt, passando per Gustav Mahler, Richard Strauss, Herbert von Karjan, Lorin Maazel, Ioan Holender, l'attuale dirigente Dominique Meyer e il prossimo (da settembre 2020), Bogdan Roščić.

La celebrazione per il giubileo del teatro è partita con la Geburtsagmatinee, alle 10:00 del mattino dello scoccare esatto dei 150 anni dal giorno dell'inaugurazione.

L'idea è parsa quella di rendere omaggio ai complessi stabili dell'Opera, con l'utilizzo della Bühnenorchester, che a Vienna è un organico completo che potrebbe serenamente essere titolare in buca in molti teatri di primo livello europeo, il coro della Wiener Staatsoper, soliste e solisti dell'Ensemble.

A dirigere era il francese Frédéric Chaslin e il programma abbracciavano musiche di Beethoven, Bizet, Massenet, Mozart, Staud, R. Strauss, Verdi e Wagner. A moderare brillantemente la mattinata era Albert Hosp. Oltre al canto due interventi, quello ricco, brillante, colto e simpatico di Clemens Hellsberg e la lettura del tema di Laetitia Blahout, vincitrice di un concorso locale dedicato all'Opera, intitolato “...und was inst denn die Wiener Staatsoper?”.

Più che un concerto vero e proprio appariva una piacevole festa in famiglia, preludio al grande concerto che avrebbe coinvolto l'intera cittadinanza la sera successiva. Oltre al canto sono stati offerti anche momenti di pura musica cameristica, non solo legata alla tradizione del melodramma, ma anche con sperimentazioni (in puro stile viennese) verso altri generi.

I solisti impegnati, strumentisti e cantanti, erano KS Wolfgang Bankl, Olga Bezsmertna, Monika Bohinec, Andrea Carroll, Rafael Fingerlos, Rachel Frenkel, Stephanie Houtzeel, Peter Kellner, Pavel Kolgatin, Michael Laurenz, Herbert Lippert, Bongiwe Nakani, Maria Nazarova, KS Herwig Pecoraro, Margaret Plummer, Paolo Rumetz, Ileana Tonca, Jinxu Xiahou, Orhan Yildiz, Albena Danailova, Milan šetena, Tobia Lea, Thomas Hajek, Tamás Varga e Raphael Flinder.

La sera dopo, il 26, è tutta la Ringstrasse a rendere omaggio alla Wiener Staatsoper con la grandiosità del Jubiläumskonzert vor der Oper, trasmesso in diretta televisiva in tutta la nazione, moderato da Barbara Rett e offerto gratuitamente all'intera cittadinanza viennese. Oltre a quelli della mattinata precedente gli autori eseguiti sono stati Massenet (qui nacque Werther), Korngold, Dvořák, Čajkovskij, Gounod e Puccini.

Questa volta l'orchestra e il coro si è presentato innanzi al teatro in ampio organico titolare, sotto la guida del m° Marco Armiliato con la partecipazione di stelle del firmamento musicale, oltre a giovani promettenti. Gli artisti erano: Nina Stemme, Tomasz Konieczny, Jongmin Park, Olga Bezsmertna, Erwin Schrott, Benjamin Bernheim, Camilla Nylund, Ferruccio Furlanetto, Aleksandra Kurzak, Valentina Naforniţa, Stephanie Houtzeel, Chen Reiss, Günther Groissböck, Roberto Alagna e Sonya Yoncheva.

Il concerto si poteva seguire anche su un grande maxischermo posto accanto al palco e che meglio consentiva di individuare i solisti, i quali talora si affacciavano alle finestre della Ringstrasse e, dalla piazza, a occhio nudo apparivano come dei piccoli puntini in abito da sera.

Al termine esecuzione, come bis, del brindisi da La traviata, con tutti gli interpreti sul palcoscenico.

Due appunti si potrebbero porre a questo fine settimana di festa. Il primo rigurda l'assenza del corpo di ballo, citato (principalmente come accademia) in alcuni filmati dei dipendenti proiettati nella Geburstagsmatinee del 25. Era chiaramente complesso, vista la sede e la mancanza di uno spazio calpestabile sul palco abbastanza ampio pensare a una breve coreografia, ma, considerando la nascita della Wiener Staatsoper con una stagione dedicata principalmente al Grand opéra, inserire una breve coreografia d'omaggio (due o tre coppie, non seriviva di più), anche su un brano cantato con esecutore affacciato alle finestre, sarebbe stato consigliabile.

Altro appunto è relativo al programma che, sicuramente, ha raccontato, nei due giorni, le opere e gli autori che hanno fatto la storia del locale teatro nazionale, ma è mancato un omaggio smaccatamente viennese. Non bastava il terzetto del Rosenkavalier, che, stile e ambientazione a parte, è comunque opera nata in Germania. Personalmente ritengo bastasse, per esempio, sostituire il brindisi di La traviata con il couplet dello Champagne da Die Fledermaus di Johann Strauss Sohn, che avrebbe rappresentato una festosa chiusa intrisa di viennesità alla festa di compleanno.

J. Strauss diresse l'ultima volta poprio alla Staatsoper (cedette ai problemi di salute subito dopo l'Ouverture di una Fledermaus) e la sua celebre operetta sa rappresentare Vienna e i viennesi come pochi altri lavori, ponendosi al pari dei grandi capolavori di Roth o Arthur Schnitzler.

Non possiamo che concludere la nostra dissertazione, nella quale non si è voluto appositamente porre analisi sulle esecuzione, perché di sola festa di trattava, augurando ben più di altri centocinquant'anni di gloria non solo alla Wiener Staatsoper, ma a Vienna, tutta: da sempre il più intellettuale, bizzoso, irrequieto, romantico, perverso, affascinante, nevrotico, passionale, fra i centri culturali europei, che tentano, ormai vanamente, di tenere il suo inarrestabile passo.


 

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