L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Sotto la cipria, il fuoco

di Irina Sorokina

Un programma settecentesco inedito per l'Arena conquista il pubblico dell'anfiteatro veronese.

VERONA, 13 agosto 2020 - E dopo gli applausi più che generosi alla serata Vivaldi e la musica veneta siamo a metà della programmazione assai originale pensata dalla direzione artistica per l’Arena di Verona ai tempi del coronavirus. Originale, perché dai soliti titoli la cui scelta è da sempre limitata stiamo assistendo ad una serie di eventi che fanno allargare gli orizzonti del pubblico attraverso una serie di viaggi musicali in epoche e mondi diversi. Dopo due serate dedicate ai due più grandi operisti dell’Ottocento, Wagner e Verdi (e prima ancora, abbiamo ascoltato la musica di Mozart, Verdi e dei compositori della cosiddetta Giovane scuola), un’altra davvero speciale che, prima di tutto, ha destato una sincera curiosità visti i protagonisti, Antonio Vivaldi e gli altri compositori del Settecento Veneto.

Se qualcuno è venuto con dei legittimi dubbi, li ha risolti sicuramente dopo aver ascoltato questo brillante programma con la partecipazione dell’orchestra areniana sotto la guida di Alvise Casellati e il giovane virtuoso Giovanni Andrea Zanon. Prima ancora che finisse la serata, si è avuta la certezza: non solo Verdi e Puccini, con qualche apparizione del Barbiere rossiniano, di Cavalleria rusticana di Mascagni e Pagliacci di Leoncavallo, si ambientarono bene all’anfiteatro veronese, ma anche il ”prete rosso ”, il presunto rivale di Mozart e l’autore del Trillo del diavolo vi hanno trovato casa ieri sera; la serata, infatti, è risultata sold out.

Si è puntati su brani di grande richiamo per il pubblico, e, visto che il protagonista della serata è stato il violino nelle mani preziose di Giovanni Andrea Zanon, non potevano esserci che le celebri Quattro stagioni. L’inevitabile trionfo vivaldiano è stato preparato da tre opere degli antri maestri veneti, Salieri, Tartini, Albinoni.

Un preludio interessante ai concerti vivaldiani, più che degno: ouverture del Mondo alla rovescia, Sonata in sol minore Il Trillo del diavolo, il celebre adagio attribuito ad Albinoni. Molto gradevole l’ouverture del compositore legnaghese, in cui Casellati raggiunge  sonorità perfettamente bilanciate con una leadership del gruppo dei dolci e ironici violini. Strabiliante l’esecuzione del Trillo del diavolo dove tra il solista e il direttore nasce un’affascinante complicità; ogni parte ha un suo colore, si arriva piano piano a una vera esplosione virtuosistica in grado di scuotere gli animi. Un dovuto contrasto si crea grazie l’esecuzione del celebre Adagio segnato da spirito sublime; nel silenzio raccolto della sala sotto il cielo aperto ci si assiste quasi ad un rito, confessione, meditazione. I protagonisti di questo rito sono di nuovo i violini. Insomma, nell’interpretazione delle musiche dei compositori veneti del ‘700, c’è tanta passione sotto le parrucche incipriate.

I quattro celebri concerti vivaldiani non possono che aver successo; eseguiti negli spazi enormi dell’anfiteatro veronese abituato ai lussuosi e spesso naturalistici allestimenti delle opere più popolari del mondo e ai concerti delle rock star, si rivelano in grado di far a loro una valida concorrenza. Non possiamo che essere felici di questo; le proposte dell’attuale direzione artistica di portare in Arena le musiche Mozart, Wagner, Vivaldi e i compositori veneti si stanno rivelando vincenti, e chi sa, se nel futuro potremo assistere a qualcosa simile, non meno emozionante dei titoli ben approvati messi in scena nello stile di kolossal. Vivaldi in compagnia di Salieri, Tartini e Albinoni funziona benissimo e offre la possibilità di vivere delle atmosfere particolari, mai vissute prima in Arena.

Giovanni Andrea Zanon al violino e Alvise Casellati alla guida dell’orchestra areniana danno il loro meglio non soltanto grazie alla loro bravura a noi ben nota, ma anche a una sconfinante generosità artistica e umana con cui si concedono al pubblico. “Lavorano” in una perfetta sintonia, uno Zanon giovane, che poco tempo si era considerato un wunderkind e oggi si rivela un concertista maturo senza aver perso l’entusiasmo di un ragazzo che spruzza da tutti i pori la voglia di donare l’emozione attraverso il suono eccezionale del suo Stradivari, carezzevole e mieloso, e un Casellati attento, meditativo, ma non privo d’ironia.

Notiamo con piacere che l’interpretazione del violinista ventiduenne, oltre la musicalità innata e tecnica strabiliante, dimostra l’equilibrio raggiunto tra la focosità che gli appartiene proprio e la dolcezza raffinata. La serata va avanti una buona mezz’ora di più del previsto, a causa dell’entusiasmo di Zanon, che è pronto di suonare ancora, ancora e ancora. Oltre a bissare dei frammenti celebri di Quattro stagioni, suona il Capriccio in la minore N. 24 di Paganini e intona la melodia della Méditation da Thais di Massenet. Successo pieno e applausi lunghi e meritati.


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