L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Voci di primavera

di  Andrea R. G. Pedrotti Carrara

Seppure per un pubblico ridotto e fra rigorose norme di sicurezza, presenti Dominque Meyer,  il neoministro della cultura e il presidente federale Van der Bellen, si riaprono le porte del Musikverein di Vienna per un concerto dei Wiener Philharmoniker diretti da Riccardo Muti. Il percorso del programma, dalla sinfonia Tragica di Schubert alle Voci di primavera di Strauss, sembra una metafora della situazione attuale, animata dall'intensità dell'interpretazione e dallo spirito del concertatore.

VIENNA, 13 giugno 2020 - Atmosfera insolita al Musikverein, a causa delle severe misure sanitarie imposte dall'emergenza covid-19; limitatissimo numero di spettatori autorizzati, disinfettante agli ingressi e presso i guardaroba, nastri per garantire il distanziamento, mezza sala chiusa, e solo quattro persone autorizzate nelle ampie logge laterali. Presenti il neoministro della cultura autriaco, il presidente federale e un sempre cordialissimo Dominique Meyer, sovrintendente entrante della Scala di Milano, è stato eseguito un concerto breve -entro i sessanta minuti complessivi-, ma ben strutturato drammaturgicamente, soprattutto in relazione alla fase mondiale contingente.

Tre soli brani: la sinfonia n° 4 “Tragica” di Schubert, la Margarita Polka, op. 244 di Josef Strauss e il walzer Frühlingsstimmen, op 410 di Johann Strauss Sohn. Come ha ricordato lo stesso Muti in un brillantissimo discorso a fine concerto, i tre autori furono rappresentativi di Vienna nel mondo e, nonostante il virus abbia ucciso l'economia, esistono cose che non potrà mai abbattere.

In Schubert è contenuto tutto lo scoramento di una fase che non vede luce. La cupa intensità delle sonorità gravi dei Wiener Philharmoniker, capaci di far vibrare il pavimento fino alla loggia che ci ospitava, persino nell'esecuzione d'un pianissimo, l'impareggiabile capacità d'esecuzione nell'ampiezza dinamica, nonché la notoria unicità del suono dell'orchestra viennese, unite alla perizia tecnica del concertatore riescono a trasmettere al forzosamente ridotto pubblico presente quella strana sensazione di frenetico straniamento e vibrante tensione interiore, che caratterizzò l'intera, drammatica, esistenza del compositore e che come tale si trasmette alla condizione vissuta dal mondo intero negli ultimi mesi.

Vienna, tuttavia, seppe regalare al mondo la medesima varietà analitica delle sfumature dell'animo umano che i Philharmoniker rendono nella straordinaria policromia del suono. È ora, dunque, che tocca agli ambasciatori musicali per eccellenza della capitale di Franz Josef mostrare le sfaccettature che nell'animo dell'uomo si tingono di speranzosa incoscienza, che, tuttavia, in alcuni casi può farsi palingenesi d'esistenza. La breve Polka di Josef Strauss introduce a questo e concede a Muti una piccola burla che strappa immediatamente un convinto sorriso alla sala. Esiste quel pizzico di fanciullezza che anima la giocosità - e Muti è maestro anche di questo, non solo di musica - tipica dell'infanzia, ossia la prima delle stagioni della vita. La primavera, quella “stagion dei fiori” che ci è stata strappata dal Covid-19, ma che non nega i suoi richiami verso la rinascita annuale, quella rinnovata fanciullezza, quella ripartenza, quella palingenesi che ci si augura possa presto investire il mondo intero.

Scorgendo il pubblico presente, sembrava quasi di assistere a una prova, quando ci si aggira per la sala, mettendosi appartati dove si trova posto. Non era una prova e le poltrone erano assegnate, non era una prova e lo si comprende quando scoppia un applauso che pare moltiplicare il centinaio di persone autorizzate ad assistere al concerto. Poco oltre la distanza di sicurezza imposta, stava assiso, ripetto a chi sta ora scrivendo, il presidente Van der Bellen, giunto al suo posto con uno sguardo torvo, pensieroso, ma il suo progressivo cambio d'espressione, conclusosi con un sorriso palese sulle note di Johann Strauss, è stato iconico della riuscita di un concerto, breve, ma intenso e colmo di significati, come lo è un sorriso.

Parte integrante del pomeriggio al Musikverein è stato lo spiritoso incontro dialettico con Riccardo Muti, che non ha mancato di esprimere un'autentica, e ricambiata, dichiarazione d'amore artistico per i Wiener Philharmoniker, che tornerà già quest'estate a dirigere l'orchestra viennese e che sarà, per l'ennesima volta, protagonista del Neujharskonzert previsto per il primo gennaio 2021, in mondovisione. Quel giorno speriamo tutti di ritrovare il Musikverein colmo con la sua vera eplosione d'eleganza floreale tangibile ai sensi d'ognuno, non solo al sentire intrinseco nella poetica musicale degli Strauss.

Non resta dunque, che attendere che le voci di primavera si tramutino in fatti, che la tardiva “stagion dei fiori” si manifesti e la palingenesi globale abbia a compiersi.


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