L’ape musicale

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Profeta in patria, finalmente

di Fernando Peregrín Gutiérrez

Seppur dopo mille traversie - tra cui anche una recita saltata per le proteste del pubblico - finalmente Saioa Hérnandez debutta nel teatro della sua città, Madrid, con una produzione di Un ballo in maschera che convince anche in tempi di restrizioni e distanziamenti.

MADRID, 25 settembre 2020 - Sarebbe stato normale se Saioa Hernández, nata a Madrid, avesse debuttato al teatro dell'opera della sua città natale, il Teatro Real, qualche tempo fa, quando si vedeva chiaramente che stava per iniziare una grande carriera internazionale, come Montserrat Caballé aveva già profetizzato. Se fosse nata, per esempio, a Parma, facilmente avrebbe cantato prima al Regio che alla Scala e in altri grandi teatri.

A Madrid non è stato così. Il suo debutto, infatti, era fissato per l'anno 2022 come Abigaille, personaggio già interpretato proprio a Parma. A causa del destino, il suo tanto atteso debutto è avvenuto con la produzione di Un ballo in maschera che apre questa stagione al Teatro Real, ma si è trattato di un debutto accidentato, poiché la sua prima recita avrebbe dovuto essere quella del 20 settembre.

Tale recita ha dovuto essere annullata a causa della rivolta di alcuni spettatori che accusavano la direzione del Teatro Reale di non rispettare alcune regole di capienza (75% di posti) e di separazione tra i posti stabilita dalle ordinanze sanitarie municipali per prevenire il possibile contagio degli spettatori. [Il teatro ha rigettato tali accuse precisando che i problemi erano dovuti ad alcuni spettatori che avevano occupato posti diversi da quelli assegnati ndr]. Le regole, di certo, sono necessarie, ma, data la novità della situazione, ancora basate più su intuizioni ed ipotesi che su esperienze scientificamente verificate, come del resto accade nella maggior parte dei teatri d'opera e delle sale da concerto in tutto il mondo.

Infine, quel debutto ritardato è avvenuto nella serata del 25 settembre, con grande successo da parte di un pubblico più ristretto (65% di posti).

È vero che Saioa Hernandez ha partecipato alla prova generale dal secondo cast, con un pubblico sotto i 35 anni di età, giorni prima, ma non può essere considerato un debutto ufficiale. Questo è avvenuto, così, con una sala dimezzata e soprattutto con un loggione pieno di posti vuoti. Purtroppo, in questo momento delicato, è persa gran parte dell'attesa, emozione e calore che avrebbero potuto segnare il debutto nella propria città natale di un'artista lanciata verso una grande carriera.

Gli spettatori che hanno avuto modo di assistere a questa quarta recita (secondo cast), hanno assistito a una performance di Amelia all'altezza dei grandi soprani, pochi invero, che hanno lasciato un segno in questo complesso ruolo, che richiede una tavolozza di colori notevole, con una preponderanza di scuro o drammatico. Sebbene l'estensione vocale di Amelia non permetta all'ampia gamma vocale di Saioa Hernández di esprimersi pienamente, l'esigente tessitura del personaggio richiede una voce propriamente lirica che possa affrontare facilmente e con precisione le sfumature drammatiche dei momenti tragici e di grande pathos che abbondano in questo ruolo.

Prendo in prestito dal simpatico, notevole soprano italiano Laura Giordano la definizione che ha dato della collega madrilena in un'intervista televisiva in occasione della prima volta che Saioa Hernández ha partecipato a una Prima del Teatro alla Scala, quella della stagione 2018/19 (come Odabella, in Attila): “la Hernández non è un soprano, ma una cooperativa di soprani”. Il suo timbro è molto personale, permettendo agli spettatori di seguire il suo canto in tutti gli ensemble, anche quando il coro canta al massimo volume. Saioa Hernández ha una voce potente che gestisce con grande tecnica, conservando anche nelle mezzevoci tutta la ricchezza di armonici che caratterizzano quel suo timbro di grande personalità.

Il soprano madrileno era ben accompagnata da una compagnia di canto equilibrata di notevole qualità. Ramón Vargas (Riccardo) è migliorato nel corso della recita e ha dato una degna risposta alla memorabile performance di Saioa Hernández nel duo d'amore “Teco io sto”. L'aria "La rivedrà nell'estasi", invece, è stata cantata senza eccessiva brillantezza.

George Petan (Renato) è un buon baritono, con accuti quasi tenorili, che ha avuto il suo miglior momento nel primo quadro del terzo atto, specie nel confronto con Amelia, uno di quelle  pagine meravigliose in cui Verdi raggiunge il suo massimo splendore melodrammatico.

Silvia Beltrami (Ulrica) è un mezzosoprano con una buona linea di canto e un centro ricco, anche se questo breve ruolo richiede di evidenziare un registro basso tenebroso e profondo da contralto (o un mezzo drammatico, capace di affrontare ruoli di contralto).

Il giovane soprano Elena Sancho Pereg ha composto vocalmente e teatralmente un Oscar giovane ed estroverso. È chiaramente un buon soprano leggero, con tecnica eccellente e una coloratura sufficiente per questo simpatico personaggio.

Eccezionale l'intervento dei comprimari Tomeu Bibiloni (Silvano), Daniel Giulianini (Samuel), Goderdzi Janelidze (Tom) e Jorge Rodríguez-Norton (Giudice/Servo di Amelia)

La messa in scena firmata da Gianmaria Aliverta è convenzionale, in stile tradizionale, rispettosa del testo, anche se le allusioni al razzismo non sono necessarie, a meno che non sia un tributo a Marian Anderson che come Ulrica ​​è stata la prima cantante afroamericana ad apparire sulla scena del MET di New York. La scena è minimalista ma, nel suo insieme, di un certo realismo schematico realizzato con buon gusto.

La produzione originale della Fenice di Venezia diventa alquanto povera per la necessità di adeguarla alle misure sanitarie imposte dal Covid 19. Forse è per questo che il breve ma pomposo e raffinato ballo in maschera con cui si conclude l'opera è stato molto scialbo (in questa scena Franco Zeffirelli era unico e folgorante).

Il maestro Nicola Luisotti, l'orchestra e il coro (finalmente si sono sentiti i bassi-baritoni!) hanno avuto una notte gloriosa e hanno realizzato quella che per me è la migliore musica verdiana che si sia ascoltata negli ultimi anni al Teatro Real.

Nonostante non abbia raggiunto la dovuta risonanza perché è difficile debuttare con clamore e entusiasmo ai tempi dei teatri semivuoti per il coranavirus, Saioa Hernández è stata accolta con entusiasmo in quello che dovrebbe essere il suo teatro d'opera per eccellenza.


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