L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Per aspera ad astra

di Luigi Raso

Anche il San Carlo propone una sua risposta alla chiusura forzata per contenere la pandemia: il teatro apre virtualmente su facebook con una proposta di massima qualità, una Cavalleria rusticana incandescente nonostante la forma gi concerto grazie a una locandina che si può definire stellare senza tema di eccesso.

NAPOLI, 4 dicembre 2020 - È un esperimento, una sfida e una testimonianza di resistenza l’inaugurazione della stagione lirica 2020 - 2021 del Teatro San Carlo.

Sfumati, a causa della pandemia, sia il piano A che quello B - rispettivamente La bohème e The Seven Deaths of Maria Callas di Marina Abramovic - è Cavalleria rusticana a risuonare nella sala vuota del San Carlo in questo tribolato finale d’anno 2020. Si sperimenta per la prima volta - e speriamo tutti l’ultima! - un’apertura di stagione “virtuale”, senza pubblico; un’inaugurazione, quindi, del tutto priva di quel pizzico di mondanità, contorno tanto biasimato quanto necessario per qualsiasi prima di Gala che si rispetti. Si fa di necessità gran virtù: con la partnership di Facebook, il San Carlo si apre a un pubblico potenzialmente sterminato. A fronte del pagamento di un biglietto puramente simbolico è possibile vedere Cavalleria rusticana fino al 7 dicembre sul social network più popolare al mondo.

L’opera, eseguita in forma di concerto, è stata registrata lo scorso primo dicembre e viene trasmessa stasera in prima visione sulla pagina Facebook del Teatro San Carlo. L’esperimento, superato qualche intoppo iniziale di natura tecnica, può dirsi felicemente riuscito, avendo registrato punte di quasi diecimila interazioni nel corso della “diretta” Facebook.

È anche una sfida vinta questa Cavalleria rusticana: l’andamento della pandemia, con il suo corollario di restrizioni e incertezze, verosimilmente avrebbe potuto condurre alla cancellazione di qualsiasi attività musicale. Ciò non è avvenuto. Pur affrontando notevoli difficoltà, i teatri stanno resistendo: la linea del fronte, il labile confine tra silenzio e musica, sta tenendo. Anzi, proprio il pregio artistico di questa Cavalleria rusticana inaugurale è la meritata medaglia di questa prima battaglia vinta e il viatico di future vittorie.

Juraj Valčuha, l’Orchestra e il Coro del San Carlo sono in una delle loro sempre più ricorrenti serate di grazia. Il direttore impone urgenza e unitarietà drammatica all’opera: opta per tempi spediti, sempre giusti, perfetti nell’esaltare la tensione emotiva che scorre nei rivoli della partitura. Rispetto alla lettura sancarliana dello scorso anno (leggi la recensione ), Juraj Valčuha sembra concentrasi proprio sull’immediatezza drammaturgica, offrendo una narrazione arroventata della storia di corna, sangue, onore e vendetta. Ha dalla sua un’orchestra duttilissima, perfettamente amalgamata, pronta a rispondere a ogni cenno, e che nell’intenso Intermezzo, per qualità del suono e senso del fraseggio, scrive una delle più riuscite pagine della propria storia recente. Sarà imputabile al debordante anelito alla redenzione che alberga in questo momento storico in tutti noi, ma il Regina coeli (“Inneggiamo, Il Signor non è morto..”) così come intonato stasera dal Coro, con suono via via crescente e infine poderoso, è di quelli che emozionano, e non poco. Ma sarebbe riduttivo circoscrivere a questo intenso momento dell’opera gli elogi alla compagine guidata da Gea Garatti Ansini: tutti gli interventi corali appaiono da subito ben calibrati ed efficaci.

Uno dei punti di forza di questa produzione è il cast, in relazione al quale si rende doveroso ricorrere all’abusato aggettivo stellare.

La Santuzza di Elīna Garanča, per la prima volta al San Carlo, ha splendore vocale pari a quello della figura: il timbro corposo, caldo e scuro, spontaneamente poderoso nel registro basso e luminoso in quello acuto, consente al mezzosoprano lettone di dominare con naturalezza tutta la tessitura della parte. L’intelligenza interprativa della Garanča, poi, è tale da consentirle di delineare una contadina siciliana signorile, forse un po’ troppo altera, dominatrice delle proprie passioni, eppur sempre credibile: intensa e dannata nel "Voi lo sapete, o mamma...", implorante nel meraviglioso "No, no, Turiddu, rimani ancora...", straziata nella "Mala Pasqua!". Insomma, un’interpretazione che resta nella memoria e che fa rimpiangere non averla potuta gustare in teatro.

Jonas Kaufmann torna al San Carlo a pochi mesi dall’Aida estiva in Piazza del Plebiscito (leggi la recensione) per vestire i panni di Turiddu, nei quali dimostra di trovarsi assai bene sin dalla Siciliana iniziale  ("O Lola ch'ai di latti la cammisa"). Il suo è un protagonista carnale, viscerale e virile nella vocalità, spavaldo nell’affrontare e risolvere eccellentemente gli acuti (qualcuno un po’ troppo spinto, in verità) della parte. Nel corso della serata dalla voce di Kaufmann prende forma un Turiddu dal tratto eroico nell’accettazione del proprio destino e vocalmente sempre più generoso, proprio come quel vino che gli fa intonare un Brindisi trascinante e sulfureo. Nell’Addio alla madre, ricco di sfumature, timore e rimpianto, ritroviamo il Kaufmann fine cesellatore di frasi e dinamiche musicali che aveva farcito di mezzevoci il Radames dello scorso luglio.

Claudio Sgura ha vocalità tanto signorile e sicura che neppur la parte di Alfio - troppo spesso tripudio di suoni grevi e sguaiati - è in grado di incrinare il proprio credo vocale. Eppure, grazie a un timbro dal colore scuro, compatto e vellutato, il baritono salentino riesce ad esprimere perfettamente la gelosia e l’onore ferito e la conseguente sete di vendetta. Il tutto con classe; e, si sa, la classe non è acqua.

È una Lola di lusso quella di Maria Agresta, la quale, pur nella brevità della parte, ha occasione di mostrarsi accattivante e di esibire timbro suggestivo e dolce, nonché buona organizzazione vocale.

Ritorna al San Carlo il cameo di Elena Zilio come Mamma Lucia: pur mancando l’aspetto registico, l’identificazione tra artista e personaggio è perfetta. Chi l’ha ammirata al San Carlo in questi ultimi anni non può non convenire che Elena Zilio è Mamma Lucia.

Al termine di questa inaugurazione virtuale, l’ottimo livello dell’intero cast e il pregio dell’esecuzione ci fanno immaginare di ascoltare meritatissimi applausi scroscianti da parte della vastissima platea virtuale.

Questa Cavalleria rusticana, da ascoltare e da riascoltare, sarà disponibile fino alle ore 20 del 7 dicembre sulla pagina Facebook del Teatro San Carlo all’indirizzo https://www.facebook.com/teatrodisancarlo


 

 

 
 
 

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