L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Souvenir di Siviglia

di Roberta Pedrotti

G. Rossini

Il barbiere di Siviglia

Gatell, Alaimo, Pizzolato, Cassi, Ulivieri, Fischer

direttore Alberto Zedda

Rossini Opera Festival Teatro Rossini 22 agosto 2011

Fra tante incisioni pubblicate e distribuite con partner esterni, il Rossini Opera Festival pubblica anche registrazioni autoprodotte, acquistabili per lo più, a un prezzo davvero conveniente, a Pesaro in occasione del ROF.

Si tratta di edizioni artigianali e un po' spartane per la grafica e soprattutto per la tecnica: nel caso di questo Barbiere, per esempio, mancano un menù e una suddivisione in tracce quali, ormai, è possibile creare anche con ogni normalissimo computer, masterizzando DVD casalinghi. Resta, però, il ricordo e, se i diritti contrattuali lo permettessero, sarebbe un sogno realizzato vedere tutte le produzioni non ancora eternate ufficialmente rese finalmente disponibili in video autoprodotti dal ROF.

Frattanto, ecco il Barbiere, prezioso ricordo della serata in cui Alberto Zedda concertò, presentandola ufficialmente, la sua nuova edizione critica. A livello macroscopico, è vero, non molti si saranno resi conto di qualche accento variato, di alcune alterazioni modificate, di accordi e dettagli strumentali differenti. I più identificano, inevitabilmente, il lavoro di Zedda con l'introduzione del personaggio di Lisa, seconda serva di Don Bartolo con l'unico compito di trasportare la cesta del bucato nel finale I intonando un paio di versi normalmente affidati a Berta. Una curiosità, per lo più, giacché fin dalla prima assoluta si convenne assolutamente superfluo coinvolgere un'ulteriore solista per una parte tanto infima, ma, sostiene il revisore, ben documentata da correzioni e cancellature in autografo, oltre che dalla tessitura più contraltile delle frasi di Lisa (“Il barbiere... Quanta gente!”) rispetto a quella sopranile di Berta. Inutile dire che la questione si è tramutata in un piccolo casus belli filologico, con Philip Gossett, di fresco fuoriuscito dall'alveo della Fondazione Rossini curando proprio una sua nuova edizione del Barbiere per Bärenreiter, pronto ad asserire l'inconsistenza degli argomenti in favore di Lisa. Questioni di poco conto? Esercizio intellettuale avulso dalla realtà teatrale? Guerre personali combattute a colpi di filologia? Ciascuno la pensi come vuole. Certo, nessuno dei contendenti si aspetta di vedere Lisa entrare nelle locandine dei Barbieri di tutto il mondo, ma solo di discutere la storia e la genesi di un capolavoro immortale. Senza dimenticare che la filologia è una forma d'arte: arte dell'amore e dello studio del testo e del pensiero a questo legato. Arte del metodo, del ragionamento, del dibattito, in cui il percorso ha un valore non inferiore - anzi! - al traguardo, che potrà sempre essere discusso e divenire tappa di un nuovo cammino. Nulla di male e nulla di strano se il filologo esprime se stesso e le proprie convinzioni attraverso quest'arte, purché ne tenga sempre presenti i principi scientifici, per non trasformare la ricerca in elucubrazione autoreferenziale.

Lisa o non Lisa, infatti, un dato è certo e importante: la presentazione di una nuova edizione critica, per di più con la curiosità piccante di un nuovo personaggio in locandina, ha spinto a cercare ancora una volta, dopo l'exploit scaligero di Abbado, di mostrare Il barbiere di Siviglia in una veste del tutto nuova. Si sono scelte nuove variazioni, belle e originali, si è lavorato in profondità su ogni dettaglio, si è perfino rinunciato alle scene, progettando un'edizione in forma di concerto che nel corso delle prove è fiorita spontaneamente, facendo sorgere dalla musica oggetti e gesti. Nient'altro che un palco vuoto, l'orchestra al centro, qualche sedia, abiti neri per tutti tranne che per una sgargiante Berta. E tutto quanto era là, in una recitazione improvvisamente fresca, franca e spontanea, in un mimare naturalissimo tutto quello di cui il libretto avrebbe avuto bisogno, ma di cui non c'era necessità, perché c'era la musica, e gli artisti ne erano parte.

Fu una bella serata, e si riscoprì il Barbiere, con l'occasione di scoprire il Barbiere secondo Zedda, come si dovrebbe fare in un Festival quale quello pesarese.

Il Maestro sul podio diede tutto se stesso, come non mai, energico, febbrile e pur minuzioso. Attorno a lui cantavano e agivano, tutti perfettamente in parte anche nell'aspetto, il Conte giovanile di Juan Francisco Gatell, il Figaro simpaticamente complice di Mario Cassi, il Bartolo imponente e umano di Nicola Alaimo, la Rosina vellutata di Marianna Pizzolato, l'elegantissimo e ironico Basilio di Nicola Ulivieri, la Berta spiritata e irresistibile di Jeannette Fischer, con Clemente Antonio Daliotti a tramutarsi da Fiorello ad Ambrogio all'Ufficiale. E poi, naturalmente, lei, Lisa, Francesca Pierpaoli, ben compresa nel suo ruolo microscopico, sì, ma storico, sul quale, in fondo, tutti gli occhi rossiniani erano puntati. Non tutti, però, perché molti nel pubblico ascoltavano il Barbiere per la prima volta e non sapevano cogliere la particolarità, sopraffatti dal colpo di fulmine, in sala e in piazza, dove la videoproiezione in diretta su maxischermo amplificava la magia di una serata indimenticabile e irripetibile.

Una serata unica, tanto che eventuali imperfezioni non si sono potute correggere in post produzione, rendendo ancor più vivo il ricordo con una testimonianza fedele, a memento che anche la magia delle recite migliori non può prescindere dall'umanità e non si misura con il bilancino di Beckmesser.


 

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