L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Chiara dalla Pietà: da Venezia all’Europa

di Giovanni Andrea Sechi

Fabio Biondi ed Europa Galante, con la partecipazione di Romina Basso, offrono un programma dedicato al repertorio delle virtuose dell’Ospedale della Pietà di Venezia. Tale istituto, dedito alla cura e all’istruzione di ragazze orfane e figlie illegittime, formò una delle migliori orchestre europee attive nella prima metà del ‘700. I brani strumentali proposti in questa sede provengono per la maggior parte dagli appunti personali di Chiara (1718-1791), violinista destinataria di alcuni dei più ardui concerti di Antonio Vivaldi.

FIRENZE, 19 ottobre 2014 – È nota l’attenzione degli Amici della Musica di Firenze per il repertorio del Sei-Settecento, specie per le rarità proposte da grandi interpreti, come l’ultimo progetto di Fabio Biondi ed Europa Galante, Il diario di Chiara: Music from La Pietà in Venice in the 18th century (edito su CD da Glossa; GCD 923401). L’istituto veneziano ‑ ancora oggi esistente ‑ è in genere associato ad Antonio Vivaldi, che a più riprese vi prestò servizio tra il 1703 e il 1740, come insegnante di violino, maestro de’ concerti (ossia compositore della musica strumentale destinate alle figlie) e anche come maestro di coro (i periodi di vacanza del titolare della carica furono frequenti nel quarantennio). Tale accumulo di incarichi, nonché la presenza di grandi strumentiste e vocaliste, è la causa del cospicuo lascito vivaldiano, sia nell’ambito strumentale, sia in quello sacro.

Nel presente programma Vivaldi non è il solo protagonista: il “Prete rosso”infatti non fu l’unico compositore di grido a operare tra le mura del pio istituto: a ragione nel presente programma vengono inclusi brani di insigni operisti come Antonio Bernasconi, Gaetano Latilla, Nicola Antonio Porpora, Giovanni Porta, e di strumentisti come Antonio Martinelli e Francesco Fulgenzio Perotti (già maestro di salterio tra il 1760 e il 1764), nomi meno conosciuti ma fondamentali per conoscere il repertorio delle figlie di coro della Pietà (repertorio ricchissimo, ma ‑ al di fuori della collezione vivaldiana conservata a Torino ‑ assai difficile da indagare: il Fondo Correr, oggi custodito dal Conservatorio di Venezia, raccoglie il maggior numero di composizioni scritte per la Pietà, ma si tratta di fonti assai lacunose e di difficile ricostruzione).

In questa sede il progetto viene ripreso all’interno del ciclo L’arte del canto con la partecipazione di Romina Basso (già ospite della rassegna fiorentina durante la stagione 2011-2012): la presenza del mezzosoprano friulano è motivo di rinnovamento e di interessanti integrazioni all’originale programma strumentale (vengono proposti la cantata morale Il ritiro di Porpora, il mottetto vivaldiano Longe mala, umbrae, terrores RV 629). Anche in questa sede la Basso si impone per la vocalizzazione sofisticata e per l’erudizione dell’arte retorica musicale, che le permette di scolpire la parola fino a rivelarne le sfumature più recondite (come nel prezioso bis "Mormorando quelle fronde" dalla Costanza combattuta in amore di Porta, in cui la voce, dialogando con due violini obbligati e gli archi pizzicati, evoca il timore provocato dei rumori notturni della natura). Non meno interesse desta la parte strumentale del concerto, specie i brani ad alto interesse musicologico come i concerti destinati alla virtuosa Chiara (sopravvivono in alcuni casi, come nel caso del concerto per violino RV 372a di Vivaldi, anche gli abbellimenti dell’interprete originale): in essi, alternandosi tra il violino e la viola d’amore, Biondi si dimostra ancora una volta interprete brillante e spericolato nel virtuosismo, né manca mai d’affiatamento col suo ensemble Europa Galante (qui a parti reali). L’interprete si dimostra inoltre sensibile e ricettivo verso le problematiche intrinseche di questo repertorio (nelle due sinfonie a quattro parti di Bernasconi e Porta vengono completate le parti difettose da Biondi stesso; nel concerto RV 372a, per sopperire all’Andante lacunoso si sceglie di inserire in sua vece il Largo dal concerto RV 372, con cui è imparentato).

Complice la felice intesa tra gli interpreti, la serata si conclude con l’auspicio di rivedere presto un programma altrettanto interessante e suggestivo.