L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Fotografare l'attimo

 di Isabella Ferrara

Al Circolo Artistico Politecnico di Palazzo Zapata è stato presentato il volume Il Teatro di Tato Russo nelle fotografie di Tommaso Le Pera

NAPOLI, 6 dicembre 2018 - Alla presentazione del volume Il Teatro di Tato Russo nelle fotografie di Tommaso Le Pera, erano presenti tante persone che sembrava di trovarsi in una sala teatrale in attesa dell’inizio di uno spettacolo; era come assistere a performance artistiche.

Il professor Giulio Baffi, che ha curato la prefazione al volume, docente, fra l'altro, di Storia e Tecnica della Regia all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha introdotto la serata definendola come la “celebrazione di due forme d’arte: il teatro e la letteratura”, con i libri come simbolo della cultura che resiste anche agli attacchi della tecnologia e di un mondo alla rincorsa continua della velocità; come “un incontro tra amici, tra chi ama il teatro e chi lo vive in ogni dimensione e forma” presenti ad accogliere il documento che raffigura e racconta le anime del grande artista napoletano, Tato Russo, autore e interprete di innumerevoli e intensi spettacoli teatrali, fra cui diverse opere di Shakespeare. Proprio a tato Russo Napoli deve la ristrutturazione e la rinascita dello storico teatro Bellini, riportato al rango di Istituzione culturale sotto la sua direzione e con i suoi allestimenti. Secondo un detto popolare napoletano: 'O San Carlo p' 'a grandezza, 'o Bellini p' 'a bbellezza (Il San Carlo per la grandezza, il Bellini per la bellezza)

Quello della casa editrice Manfredi è stato, quindi, un doppio incontro: con il fotografo di teatro Tommaso Le Pera, con cui è in atto un percorso inedito che ha prodotto già altri volumi su prestigiosi attori di teatro come Mariangela Melato, Gigi Proietti e altri;  con Tato Russo, che ha portato alla creazione di un libro che raccoglie non solo foto di scena, ma anche numerose testimonianze di chi ha voluto raccontare l’artista, il regista, il poeta, il drammaturgo, lo scrittore, l’attore.

Dopo l’introduzione che già delinea una serata ricca di stimolanti brevi racconti di vita, di opere, di arte in tutte le sue manifestazioni, viene proiettato un breve filmato che regala un assaggio di quello che raccoglie il volume. Passano sullo schermo immagini di spettacoli, scene fra attori, espressioni, emozioni, abiti di scena, colori, volti, corpi, gesti. Sono immagini, sono foto, ma sembrano vive, riescono a trasmettere una particolare emozione, una strana nostalgia carica di pathos, per chi fu presente ad alcuni di essi, ma anche per chi non lo fu, e sente quasi un rammarico per averli persi.

È la forza di immagini rubate con maestria al momento, che, invece di fermarle nel tempo, ha come la magia di farle rivivere.

Queste sono le foto di Tommaso Le Pera. Il percorso del fotografo è iniziato seguendo con tenacia la sua passione per il teatro, ovunque ci fosse un palcoscenico calpestato da attori.

Ci spiega che “uno spettacolo dura poco, gli attori vanno via, le scene si smontano, i costumi perdono vita, e di uno spettacolo non resta nulla; qualche articolo di giornale, qualche locandina”, anche le emozioni sono destinate a sfumare, a perdersi nella quotidianità. Ecco che le foto invece restano, durano nel tempo, documentano e raccontano non solo uno spettacolo, ma i personaggi, gli attori, gli artisti che recitano sulla scena. Il suo modo di fare fotografia, è quello di intendere un attimo, rubare una emozione e catturarne il momento esatto in cui si disegna sul volto di un attore, o in cui si percepisce dietro un’ombra, attraverso un gesto. È spostarsi ai bordi della scena, al limite superato il quale si entrerebbe nel tempo della finzione teatrale, e lì raccogliere le immagini che guideranno proprio fra la realtà e la finzione, fra l’uomo e il personaggio, fra il presente di una serata di recitazione, il passato di un a storia da raccontare, e il futuro dei momenti che resteranno in quelle foto.

A questo punto un altro ospite della serata rapisce i presenti con la sua descrizione dell’arte di Tato Russo, fornendo ulteriori elementi per la comprensione del senso artistico di questo volume di foto e di testimonianze, della sua particolare importanza nel celebrare il teatro. È Gianfranco Bartalotta, docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo, Università Roma Tre, critico teatrale e autore di vari saggi. Spiega al pubblico appassionato presente in sala il teatro di Shakespeare nelle rivisitazioni di Tato. È un piacere ascoltare dettagli dell’arte teatrale shakespeariana, spiegati senza inutili divagazioni, ma centrati su un unico obiettivo: la definizione del contributo innovativo e originale che l’artista Russo ha saputo dare al teatro e ad alcune fra le più famose opere di Shakespeare, rappresentandole in una sua quanto mai fedele, seppur originale, interpretazione. Si tratta soprattutto, continua a spiegare Bartalotta, della introduzione del dialetto napoletano laddove c’era lo slang inglese, e della comicità. Rispetta in tal modo il ritmo e la veridicità delle opere del drammaturgo inglese “inserendosi nei meandri shakespeariani usando tutte le tecniche necessarie, la musica, i ritmi, le scene”. Su questi argomenti così dettagliati e caratterizzanti della sua opera, interviene Tato Russo, che si dice emozionato, che rafforza le descrizioni di Bartalotta, e che poi rende onore e merito a Tommaso Le Pera che è l’artefice di foto memorabili. “ Io sono l’oggetto; io sono la Gioconda, Tommaso è Leonardo da Vinci” dice il maestro scherzando sulla meritata centralità della bravura del fotografo.

Aggiunge che nel volume non ci sono solo foto sue personali e primi piani, ma di tutti gli altri attori che lavoravano sul palco con lui, perché “ha creduto e crede nell’ensemble di artisti che dà vita ad uno spettacolo”.

Infine, chiude la serata sottolineando come Le Pera abbia inseguito sempre la passione per il teatro, la sua stessa tenace passione che lo ha alimentato negli anni, e che “gli ha procurato molti nemici, ma anche tanti amici ritrovati tutti stasera”.

Un lungo applauso saluta l’evento. In attesa della mostra “Le stanze di Tato Russo” che in primavera si aprirà a Castel dell’Ovo, non resta che sfogliare il teatro nelle foto di questo volume.


 

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